Tarquinia – Una stagione intensa e problematica quella che si avvia verso la conclusione, per i bagnini impegnati sul litorale viterbese, da Sant’Agostino fino a Pescia Romana. A fare il punto è Paolo Pizzala, responsabile di area Lazio di Lifeguard, che con i suoi 35 ragazzi ha garantito sicurezza in mare e sulla spiaggia dall’avvio del servizio, a metà maggio, fino a quello che sarà il termine fissato dalla direttiva: il prossimo 21 settembre.
Paolo Pizzala
Il mare quest’anno si è rivelato particolarmente difficile da gestire, con correnti forti e onde insidiose. “Sono stati compiuti circa una trentina di interventi, molti dei quali impegnativi” racconta Pizzala, sottolineando la preparazione dei bagnini, frutto di una selezione accurata già a partire dai corsi di formazione.
Le zone più delicate si sono confermate Sant’Agostino e Montalto di Castro. Qui le difficoltà sono diverse: a Montalto il mare costantemente agitato e le correnti mettono alla prova anche i nuotatori più esperti, mentre a Sant’Agostino la criticità è il numero limitato di postazioni rispetto all’affollamento. Ad agosto, in appena una settimana, sono stati portati a termine circa 25 salvataggi. “A Ferragosto è stato un disastro – ricorda Pizzala -. I bagnini hanno dormito sulla spiaggia per monitorare la situazione: centinaia di persone in acqua e altrettante a riva. Senza la loro presenza sarebbe stato impossibile gestire la giornata”.
Diversa la situazione di Tarquinia, dove è attivo il piano collettivo, un sistema di collegamento tra le torrette e gli stabilimenti che garantisce un intervento immediato in caso di emergenza. “Qui c’è un bagnino ogni 60 metri e la rete consente risposte tempestive. Alle Saline, per esempio, in sei minuti erano sul posto due moto d’acqua, la motovedetta della Guardia costiera e l’elisoccorso: fortunatamente si trattava di un falso allarme, ma la macchina dei soccorsi ha funzionato in modo impeccabile” spiega Pizzala. Un modello, quello del piano collettivo, che secondo il responsabile andrebbe esteso anche ad altre località.
Il salvataggio di un bambino in mare
Il bilancio mette in evidenza anche fenomeni sociali preoccupanti. Rispetto agli anni precedenti, soprattutto a Montalto, i frequentatori sono diminuiti, ma tra i presenti è cresciuta la disattenzione. “Sono stati persi in spiaggia una quindicina di bambini dall’inizio della stagione – riferisce Pizzala –. E abbiamo notato che molti ragazzi non hanno dimestichezza con l’acqua: dopo il Covid, sempre meno bambini frequentano piscine o corsi di nuoto, e in mare questa mancanza di esperienza diventa un rischio concreto”.
Le fasce d’età più spesso coinvolte nei salvataggi vanno dai bambini fino ai 15-16 anni e dagli over 45 in su, segno di una vulnerabilità diffusa che richiede attenzione e prevenzione.
Guardando al futuro, Pizzala ha già avviato confronti con le istituzioni, dal sindaco di Tarquinia, Alessandro Sposetti, alla Guardia costiera. “Per il prossimo anno a Sant’Agostino servirà almeno il raddoppio delle postazioni e l’introduzione dei cani da salvataggio. Solo così potremo garantire una copertura adeguata e ridurre i rischi” conclude.
Barbara Bianchi
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