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Viterbo - Comune - Sedie sul percorso il 3 settembre - Sindaca annuncia una legge di iniziativa popolare per cambiare lo status legislativo del trasporto - Ancora un bluff politico, vista l'assoluta improbabilità che il parlamento approvi una normativa basata sulla raccolta di 50mila firme - Appena l'uno per cento di questo tipo di proposte arriva in porto infatti

Chiara Frontini: “La macchina di Santa Rosa non è un concerto rock…”

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Chiara Frontini

Chiara Frontini

Viterbo – “Il trasporto della macchina di Santa Rosa non è un concerto rock”. La sindaca Chiara Frontini, con un post su Facebook, interviene sul dibattito che accompagna i preparativi per il 3 settembre e annuncia l’avvio di un percorso politico per modificare il quadro normativo che disciplina l’evento. Al centro dell’attenzione, tra l’altro, le sedie posizionate lungo il percorso del trasporto della macchina di Santa Rosa, che, come ha spiegato il prefetto Sergio Pomponio, sono molto pericolose.

“Passato il 3 settembre, assieme al Sodalizio dei facchini e alla Rete delle macchine a spalla, ci faremo promotori di una legge di iniziativa popolare per cambiare lo status legislativo attorno alla macchina – scrive Frontini –. Perché la qualifica di pubblico spettacolo svilisce ciò che è davvero il trasporto: partecipazione, identità, comunità”.

La prima cittadina richiama i viterbesi al rispetto delle disposizioni di sicurezza e ordine pubblico, sottolineando che “le regole vanno rispettate, e quest’anno chiedo ai cittadini tutta la serietà possibile nel farlo”. Allo stesso tempo ribadisce che la politica ha il compito di correggere le norme quando non rispondono alla natura profonda di una tradizione: “È altrettanto evidente che quando non ci soddisfano vanno cambiate. E la politica esiste per cambiare le regole. Noi siamo qui per questo”.

Un percorso di questo tipo, però, non è semplice. Per presentare una legge di iniziativa popolare servono almeno 50mila firme di cittadini elettori, raccolte su moduli vidimati e certificate da funzionari abilitati – come segretari comunali, cancellieri, notai o giudici di pace – che attestano l’autenticità della sottoscrizione. Ogni firma deve essere accompagnata dai dati anagrafici e dal certificato elettorale del firmatario. I fogli, validi solo per sei mesi dalla vidimazione, vanno poi depositati in Parlamento insieme al testo della proposta.

Anche qualora le firme venissero raccolte e depositate, resta la difficoltà maggiore: la trasformazione della proposta in legge. Nella storia repubblicana, infatti, solo circa l’1 per cento delle leggi di iniziativa popolare presentate è stato approvato dal Parlamento. Una percentuale bassissima, che rende evidente quanto sia difficile portare a compimento questo percorso.

Come dire la sindaca Frontini vuole chiudere la sua sindacata con un nuovo bluff politico. Frutto di inesperienza politica o altro.


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31 agosto, 2025

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