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Viterbo - Diritto riconosciuto nell'arco degli ultimi dieci anni per turni superiori a 6 ore di lavoro

Indennità di mensa Asl, via libera ai primi arretrati tra gli 800 e i 7mila euro a lavoratore

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Viterbo - L'ospedale Santa Rosa

Viterbo – L’ospedale Santa Rosa

Viterbo – (sil.co.) – Riconoscimento del diritto all’indennità sostitutiva di mensa per i turni superiori a 6 ore di lavoro: la Asl, preso atto della sentenza di condanna in primo grado del tribunale ordinario di Viterbo-sezione lavoro del 27 gennaio 2025, ha deliberato di procedere coi pagamenti a favore dei dipendenti interessati salvo recupero all’esito dell’appello. 

Si va da minimo attorno agli 800-1.000 euro a un massimo di 6-7 mila euro di arretrati per ciascun lavoratore nell’arco degli ultimi dieci anni. 

Il giudice del lavoro ha condannato la Asl di Viterbo al pagamento in favore dei ricorrenti, a titolo di risarcimento per omessa erogazione dell’indennità sostitutiva del servizio mensa della somma equivalente all’indennità sostitutiva di mensa, per i complessivi turni in cui non hanno potuto beneficiare né del servizio mensa né di un suo sostitutivo, dalla maturazione del diritto al saldo, oltre alla maggior somma tra interessi legali e rivalutazione monetaria, per un periodo lavorativo che per alcuni di loro parte dal 2015.

Nonostante l’azienda sanitaria abbia invocato la prescrizione e il riconoscimento solo degli ultimi 5 anni, il giudice di prime cure ha riconosciuto l’indennizzo pieno per i buoni pasto non erogati nell’arco dell’ultimo decennio, riconoscendo a tutti il diritto alla pausa pranzo e all’indennità sostitutiva del servizio mensa.

“I primi ricorsi hanno coinvolto 43 lavoratori. Altri 56 sono in attesa di sentenza. 150mila euro ai lavoratori della Asl e altri 200mila euro in arrivo, il sindacato sconfigge la Asl in tribunale sulla questione dei buoni pasto”, commentava a marzo il segretario generale della Uil Fpl di Viterbo Maurizio Bizzoni.

“Ora chiediamo con forza alla Asl Viterbo il pagamento a tutti i lavoratori dei buoni pasto spettanti senza più necessità di ricorrere in tribunale e di alzare il valore economico del buono stesso, fermo vergognosamente a prima del 2002, con un importo reale di 4,13 euro”, aveva sottolineato giorni prima Antonella Ambrosini, responsabile Fp Cgil Sanità Viterbo. 

La Asl è stata condannata a pagare complessivamente oltre 400mila euro a titolo di risarcimento a 142 dipendenti del comparto sanitario che negli ultimi dieci anni non hanno ricevuto i buoni pasto giornalieri o che non hanno potuto utilizzarli, in quanto il servizio mensa nelle strutture dove lavoravano non era disponibile. I giudici della sezione lavoro hanno così accolto i ricorsi presentati a partire dalla primavera dello scorso anno da infermieri, operatori socio sanitari e tecnici affiliati al sindacato della Fials, supportati dagli avvocati Emanuele Marselli e Severino Fallucchi.

“Il tribunale – commentava ad aprile il segretario regionale della Fials, Vittorio Ricci – ha riconosciuto loro il diritto alla pausa mensa con la conseguente attribuzione del buono pasto giornaliero, con decorrenza retroattiva di dieci anni, più rivalutazione monetaria. Si va da minimi di 800-1.000 euro ciascuno a massimi di 6-7 mila, per cui facendo una media di 3 mila euro parliamo di oltre 400 mila euro a titolo risarcitorio che l’azienda dovrà versare ai lavoratori”.


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18 agosto, 2025

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