Viterbo – Riceviamo e pubblichiamo – La festa dell’Assunzione di Maria mi richiama alla mente una delicata statua bronzea che si erge su un alto (forse troppo alto) piedistallo accanto alla chiesa degli Almadiani, a Viterbo. Forse per questa non troppo felice collocazione non attira l’attenzione che merita, perché si tratta di una delle poche opere dello scultore viterbese Francesco Nagni, uno dei grandi artisti del secolo scorso, eppure poco celebrato in patria.
Nato a Viterbo nel quartiere di San Pellegrino nel 1897, si è formato frequentando il Liceo e l’Accademia delle Belle Arti. Lavoratore infaticabile ha prodotto opere che sono presenti in tante città italiane, cominciando da Roma, e nel mondo: San Paolo in Brasile, in Canada e Portorico.
Nonostante il suo carattere riservato e la sua modestia, messa in risalto anche dal suo compagno di liceo Bonaventura Tecchi, è stato membro di numerose accademie a cominciare da quella di San Luca e docente universitario.
Nella sua intensa attività, Nagni ha avuto una particolare attenzione per l’arte sacra e i maggiori critici d’arte videro in lui uno degli artefici della rinascita dell’arte sacra nel nostro paese.
Per tornare all’Assunta di Viterbo: è rappresentata giovanissima, con i piedi quasi staccati da terra come a librarsi in volo, il volto tondo con la piccola bocca dischiusa e le mani aperte che tendono al cielo.
A chi gli chiedeva perché rappresentasse sempre la Madonna giovanissima, rispondeva: “Perché la Madonna non può essere che giovane, la Madonna è la fanciullezza, la giovinezza, l’innocenza, la verginità, la freschezza dell’umanità”.
Mario Brizi
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