Viterbo – Lancia bottiglie contro un gruppo di persone, paura al Sacrario.
Un uomo ha lanciato bottiglie contro un gruppo di immigrati, ieri sera intorno alle 21,30 in piazza del Sacrario. Sul posto è intervenuta la polizia di stato con due auto della volante per riportare la calma e procedere con le identificazioni. Non risultano feriti, ma l’episodio ha generato panico tra le persone che passeggiavano in centro.
Viterbo – Paura al Sacrario, l’intervento della polizia
Secondo le prime testimonianze, l’uomo – già noto nella zona – sarebbe solito frequentare la piazza in stato di alterazione. Anche ieri avrebbe iniziato a litigare senza motivo con un gruppo di cittadini nigeriani che si trovavano seduti nei pressi della fontana tra piazza del Sacrario e piazza Unità d’Italia. Dopo aver raccolto alcune bottiglie, ha iniziato a lanciarle contro di loro.
“Un italiano si è messo a litigare – racconta un testimone –. I nigeriani stavano per conto loro, la polizia infatti non gli ha detto nulla. Lui ha cominciato a tirare bottiglie una dietro l’altra. Non ci sono feriti, ma la paura è stata molta. La polizia è arrivata quasi subito. La gente, che era a passeggio, è fuggita via impaurita. Una famiglia con i bambini ha dovuto spostarsi dal parcheggio, i figli erano terrorizzati”.
La scena ha provocato l’ennesimo moto di esasperazione tra i residenti del quartiere San Faustino, che si affaccia proprio sulla piazza. “Noi residenti siamo stanchi di questa situazione – dice uno di loro –. Ogni sera si verificano sempre situazioni spiacevoli e con le stesse persone, alle quali nessuno sembra poter mettere un freno.
Facciamo appello a tutte le autorità affinché questi soggetti vengano allontanati dagli spazi urbani che tutti i giorni occupano senza rispetto per il prossimo. Mettendo in pericolo la sicurezza di tutti i cittadini, compresi anche i bambini, visto gli episodi di ieri sera”.
Presunzione di innocenza
Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.
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