Una Alfa Romeo bianca, guidata da un uomo in mutande e in evidente stato di alterazione, ha scatenato il panico nel centro di Viterbo nel tardo serata, intorno alle 22. Tutto sarebbe iniziato all’ospedale Santa Rosa, dove il conducente avrebbe sfondato con l’auto la barriera all’ingresso sbattendo contro un muro, danneggiando pesantemente la parte anteriore della vettura e forando una gomma.
Non è chiaro se fosse lì per una visita, al pronto soccorso o per altri motivi, ma secondo quanto riferito da alcuni testimoni, l’uomo avrebbe dato in escandescenze già all’interno del complesso ospedaliero, per poi lanciarsi in una corsa folle verso il centro città.
Attraversando porta Romana e piazza Fontana Grande a velocità elevata, ha messo in pericolo i pedoni e spaventato i clienti dei bar all’aperto. Alcuni passanti riferiscono che sia sceso dall’auto a più riprese, urlando e discutendo con altre persone, per poi risalire a bordo e proseguire.
Il momento più concitato si è verificato in piazza del Comune, dove l’uomo ha raggiunto l’area pedonale con l’auto danneggiata. I presenti, presi dal panico, hanno iniziato a fuggire. Sarebbe stato un poliziotto in borghese, che si trovava lì con la moglie, ad avvicinarsi alla vettura, aprire lo sportello, togliere la chiave dal cruscotto e spegnere il motore.
Immediatamente dopo sono intervenuti carabinieri, polizia, guardia di finanza e polizia locale. L’uomo, probabilmente di origine sudamericana è stato ammanettato, dopo aver opposto resistenza.
Durante il trasporto è riuscito a divincolarsi, costringendo sei agenti a trattenerlo con forza. È stato infine portato via e arrestato. Le accuse a suo carico potrebbero includere resistenza a pubblico ufficiale, lesioni e danneggiamenti.
L’auto è stata rimossa con un carro attrezzi. Numerosi i danni provocati lungo il tragitto. Resta da chiarire il motivo della sua presenza all’ospedale e le sue condizioni psico-fisiche al momento dell’arresto.
Presunzione di innocenza
Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.


















