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Viterbo - Lo scrittore Paolo Berdini alla presentazione nella sede della Fondazione Carivit della sua ultima opera in collaborazione con Italo Insolera

“La storia urbanistica della capitale degli ultimi due secoli, “Roma moderna” è questo”

di Luca Trucca
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Viterbo – “La storia urbanistica della capitale degli ultimi due secoli, “Roma moderna” è questo”, lo scrittore Paolo Berdini alla presentazione della sua ultima opera in collaborazione con Italo Insolera, tenutasi alla sede della Fondazione Carivit.

Paolo Berdini

Paolo Berdini


“Lavorare con un personaggio come Italo Insolera è stato meraviglioso. La realizzazione di questo libro mi riempie d’orgoglio, il mio pensiero va a Italo che oramai da 13 anni ci ha lasciati. Il libro racconta come le condizioni economiche, sociali, culturali e politiche abbiano plasmato l’espansione della capitale. L’opera si concentra sulla profonda dicotomia tra il centro storico, sempre più museificato, e le vaste periferie, nate spesso dall’abusivismo e dalla mancanza di pianificazione. Critica aspramente la gestione della città, sottolineando come i vari Piani Regolatori siano stati sistematicamente violati e come la pianificazione sia stata sostituita da progetti disorganici e discrezionali a discapito di una visione unitaria e di una “città pubblica”, sottolinea l’autore Paolo Berdini.

Presenti, oltre l’autore del libro Paolo Berdini, anche la presidentessa dell’ordine degli architetti Silvia Laurenti, la docente di archeologia medievale Elisabetta De Minicis, l’architetto Alfredo Passeri e il giornalista e sindacalista Daniele Camilli.

Da sinistra: Alfredo Passeri, Paolo Berdini, Elisabetta De Minicis e Silvia Berdini

Da sinistra: Alfredo Passeri, Paolo Berdini, Elisabetta De Minicis e Silvia Berdini


“Divulgare la qualità e la cultura architettonica è uno dei nostri obiettivi principali, stiamo cercando di farlo nel migliore dei modi. Sono tante le tematiche che il libro affronta e non va solo letto, ma vissuto, soprattutto se si vogliono conoscere tutti i dettagli del passato architettonico della capitale d’Italia”, gli elogi della presidentessa dell’ordine degli architetti, Silvia Laurenti.

La parola va poi alla docente di archeologia medievale Elisabetta De Minicis: “Un volume fantastico, che per me, in quanto archeologa, assume un valore speciale. Un vero e proprio viaggio nella storia urbanistica della capitale. Ho ritrovato la Roma antica persino nelle dinamiche dell’ottocento, dove problemi urbanistici vecchi di centinaia di anni continuavano a dominare la scena. L’urbanistica è un campo complesso, ma questo libro lo spiega perfettamente e, pur essendo sostanzioso, scorre benissimo”.

“Il libro ripercorre due secoli di storia urbanistica, dall’ottocento ai giorni nostri. La narrazione prende avvio nell’Italia napoleonica e attraversa decenni di piani regolatori. Sebbene il numero di questi piani non sia elevato, tale variabilità è connaturata alla materia. In ogni caso, è fondamentale considerare come l’evoluzione della società abbia costantemente influenzato e plasmato ogni argomento trattato”, il commento dell’architetto Alfredo Passeri.

Da sinistra: Alfredo Passeri e Paolo Berdini

Da sinistra: Alfredo Passeri e Paolo Berdini


Segue l’intervento del giornalista e sindacalista Daniele Camilli, che racconta la città dal suo punto di vista: “Come giornalista, vedo Viterbo come una città di netti contrasti. Il tessuto urbano è diviso tra un centro storico in trasformazione e periferie sempre più distanti. Questa dicotomia si riflette nell’identità cittadina: una parte culturale/storica ricca di potenziale è frenata da una parte turistica/economica che stenta a decollare. Il settore turistico è ancora troppo debole per fungere da motore e risolvere gli annosi problemi strutturali e di gestione del centro”.

Daniele Camilli, Paolo Berdini ed Elisabetta De Minicis

Daniele Camilli, Paolo Berdini ed Elisabetta De Minicis


“La situazione è aggravata da scelte controverse, Viterbo è rimasta tra le poche città a mantenere il centro storico aperto al traffico, una scelta che genera degrado e disagi e ostacola l’ambizione turistica. A ciò si aggiunge il problema delle troppe proprietà abbandonate all’interno delle mura, rendendo la valorizzazione del patrimonio ancora più complessa. Viterbo si conferma una città intrinsecamente difficile da governare e da vivere, al di là delle amministrazioni, richiedendo sforzi straordinari per ricucire un tessuto sociale ed economico lacerato”, conclude Daniele Camilli.

Luca Trucca


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27 settembre, 2025

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