Viterbo – Quante volte hai sentito parlare di “fegato grasso”? Per molto tempo la medicina ha usato il termine NAFLD (Non-Alcoholic Fatty Liver Disease), cioè “fegato grasso non alcolico”. Oggi, però, si preferisce parlare di MAFLD – Metabolic Associated Fatty Liver Disease.
MAFLD: il nuovo nome del “fegato grasso”
Un cambio di nome che non è solo formale, ma che ci racconta molto meglio la natura di questa condizione: il fegato grasso non è un problema a sé stante, bensì il riflesso di uno squilibrio metabolico più ampio.
Perché il nome è cambiato
La ricerca scientifica ha dimostrato che la steatosi epatica non si sviluppa soltanto “in assenza di alcol”, ma soprattutto in presenza di alterazioni metaboliche come insulino-resistenza, diabete di tipo 2, dislipidemie e obesità addominale.
Il nuovo termine MAFLD mette quindi al centro il vero responsabile: il metabolismo.
Una condizione molto diffusa
Si stima che circa un adulto su quattro sia affetto da MAFLD, spesso senza saperlo.
È una malattia “silenziosa”, perché nelle prime fasi non dà sintomi evidenti. Spesso viene scoperta casualmente tramite ecografia o valori alterati nelle analisi del sangue (transaminasi, gamma-GT, trigliceridi).
Eppure, se non affrontata, può evolvere in fibrosi epatica, cirrosi e aumentare notevolmente il rischio cardiovascolare.
Quali sono i fattori di rischio?
– Eccesso di carboidrati semplici e raffinati, come pane bianco, dolci, snack e bevande zuccherate.
– Accumulo di grasso viscerale, tipico del sovrappeso addominale.
– Sedentarietà, che riduce la sensibilità insulinica e rallenta il metabolismo.
– Insulino-resistenza e diabete di tipo 2, spesso associati a scelte alimentari sbilanciate.
– Menopausa, fase in cui la riduzione degli estrogeni aumenta il rischio di alterazioni metaboliche.
Perché è legata all’insulino-resistenza
Il fegato è uno degli organi chiave nella regolazione della glicemia.
Quando c’è insulino-resistenza, l’insulina non riesce a svolgere bene la sua funzione, e
questo porta il fegato a trasformare in grasso l’eccesso di zuccheri presenti nel sangue.
Il risultato è un accumulo progressivo di trigliceridi all’interno delle cellule epatiche, che danneggia la funzionalità del fegato.
Cosa possiamo fare nella vita di tutti i giorni
La buona notizia è che la MAFLD non è irreversibile. Con lo stile di vita corretto, il fegato può tornare a una condizione di salute. Ecco alcune strategie validate:
– Ridurre i carboidrati, soprattutto quelli raffinati
Limitare pane bianco, riso brillato, dolci e bibite zuccherate è fondamentale per controllare i picchi glicemici e l’accumulo di grasso nel fegato.
– Privilegiare proteine e grassi buoni
Pesce, uova, legumi, semi, frutta secca e olio extravergine aiutano a mantenere stabile la glicemia e a preservare la massa muscolare.
– Attività fisica quotidiana
È il vero “farmaco” per il fegato e il metabolismo. Camminata veloce, allenamento di forza o attività aerobica: muoversi ogni giorno migliora la sensibilità insulinica e favorisce il consumo dei grassi accumulati.
– Mantenere un peso adeguato
Anche una riduzione del 5-7% del peso corporeo porta benefici significativi sul fegato.
– Limitare l’alcol
Anche piccole quantità possono sovraccaricare un fegato già in difficoltà.
Conclusione
La MAFLD non è un destino già scritto. È un campanello d’allarme che ci invita a prenderci cura del nostro metabolismo e delle nostre abitudini quotidiane.
Con una dieta più bilanciata nei carboidrati, ricca di alimenti sazianti e nutrienti, e con un’attività fisica costante, il fegato può ritrovare la sua funzionalità e proteggere la nostra salute a lungo termine.
Prendersi cura del fegato significa prendersi cura dell’intero organismo, perché il metabolismo è il cuore del nostro benessere.
Dott.ssa Linda Ursino
Biologa Nutrizionista
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