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Economia - A chiederlo è la Uil e la Cgil locali dopo le intenzioni manifestate dal ministro Pichetto Fratin sui due siti italiani

“Decarbonizzazione: Governo ed Enel devono garantire tutele occupazionali per Civitavecchia”

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Gilberto Pichetto Fratin

Gilberto Pichetto Fratin

Viterbo – Riceviamo e pubblichiamo – Il ministro Pichetto Fratin ha recentemente manifestato l’intenzione di mantenere in “riserva fredda” le centrali a carbone di Brindisi e Civitavecchia fino al 2038, senza però aver emesso un decreto ad hoc che definisca modalità di funzionamento e, soprattutto, le risorse necessarie.

L’inconsistenza della politica degli annunci ripetuti non fa altro che generare preoccupazioni sul futuro occupazionale dei lavoratori e dell’intero indotto.

A Brindisi, Enel ha rassicurato le parti, fornendo garanzie occupazionali per 24-36 mesi, come emerso dalle dichiarazioni diffuse a mezzo stampa dai partecipanti agli incontri svolti. A Civitavecchia, invece, tali certezze sono ancora assenti.

Nel sito pugliese l’azienda ha assunto impegni concreti a tutela dei posti di lavoro diretti e dell’indotto durante la transizione energetica: un segnale importante per garantire un percorso giusto e sostenibile. A Civitavecchia, al contrario, nonostante la presentazione di 52 progetti per la riconversione dell’ex centrale, manca un piano chiaro e tempestivo che assicuri la salvaguardia occupazionale, soprattutto in vista delle incertezze legate al post 31 dicembre 2025. Il tavolo tecnico istituito dal MIMIT è ancora fermo: non è iniziata la fase di valutazione delle proposte e mancano risposte concrete ai lavoratori e alle loro famiglie, con l’ultima convocazione risalente a quasi un anno fa.

È inaccettabile che le organizzazioni sindacali, le parti sociali e le istituzioni locali siano costrette a rincorrere continuamente governo ed Enel per ottenere briciole di informazioni, in totale assenza di certezze sul futuro. Il silenzio sulle 52 manifestazioni di interesse per la riconversione dell’area di Civitavecchia è emblematico di una mancanza di trasparenza e di un ritardo inaccettabile nella definizione di un piano industriale condiviso.

Valutiamo positivamente l’incontro del 29 settembre u.s., svoltosi in Comune con sindacati, associazioni datoriali e istituzioni locali: un passaggio importante che ha confermato l’impegno unitario per difendere lavoro e sviluppo nel territorio. Il percorso di unità avviato a livello locale dimostra che la città è pronta a fare la propria parte nella sfida della transizione energetica.

Accanto a questi elementi positivi, non possiamo non denunciare una grave lacuna: i lavoratori portuali della Minosse sembrerebbero ancora esclusi da qualsiasi percorso di tutela. Mentre a Brindisi Enel ha assunto impegni chiari e mentre a Civitavecchia si ragiona sul mantenimento delle attività metalmeccaniche, i portuali vivono nell’incertezza assoluta, senza prospettive oltre il 31 dicembre 2025.

Non possiamo accettare che vi siano lavoratori di serie A e lavoratori di serie B. Civitavecchia e il suo porto hanno bisogno di un piano complessivo che tuteli tutte le componenti del lavoro.

Chiediamo con forza che Enel, con la garanzia del governo, estenda anche a Civitavecchia concrete garanzie occupazionali per tutti i lavoratori interessati, assicurando un periodo di transizione di almeno 24-36 mesi. Sollecitiamo inoltre l’esecutivo a fornire risposte concrete e tempestive sulla riconversione produttiva del territorio, rendendo pubblici i dettagli delle manifestazioni di interesse e avviando immediatamente, insieme alle istituzioni competenti, le autorizzazioni e la realizzazione delle iniziative già pronte. È necessario prevedere anche fonti di finanziamento e certezze autorizzative che sblocchino l’attuale condizione di stallo.

La transizione energetica deve essere accompagnata da politiche industriali capaci di garantire la tutela dell’occupazione e lo sviluppo sostenibile dei territori. Non possiamo permettere che la fine dell’era del carbone si traduca in un’ulteriore crisi occupazionale per le comunità coinvolte.

In assenza di risposte concrete, le scriventi organizzazioni metteranno in campo tutte le forme di protesta legalmente consentite, a tutela del diritto dei lavoratori e delle loro famiglie a vivere con dignità e rispetto.

Uil Viterbo e Civitavecchia
Cgil Civitavecchia Roma Nord e Viterbo


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1 ottobre, 2025

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