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Bassano in Teverina – (sil.co.) – È ripreso davanti al giudice Jacopo Rocchi l’ultimo processo al “collezionista di querele”, un uomo originario di Roma, G.T., di 74 anni, assistito dall’avvocato Vania Bracaletti, con quattro condanne per diffamazione al suo attivo, depositate ieri dall’avvocato Giuseppe Puri, difensore di parte civile del sindaco Alessandro Romoli, in vista della discussione.
Tra le vittime del 74enne, oltre al sindaco Romoli, i carabinieri della stazione di Orte e un privato cittadino 71enne di Bassano in Teverina, che sporse querela nel 2018. Ieri ha testimoniato in aula. “Scrisse su Facebook che, siccome ero amico del sindaco, ero abusivo a casa mia, che invece era regolarmente affittata dal proprietario”, ha spiegato al giudice.
Poi è stata la volta di un carabiniere della stazione di Orte. “Fui contattato tramite social dall’imputato, ma conoscendo il mittente non aprii i messaggi. Dopo di che mi cercò sul telefono della caserma e lo invitai a non cercarmi più privatamente. Lui da noi non prendeva neanche le notifiche, dicendo che eravamo collusi e che insabbiavamo le sue denunce. La sera stessa ha contattato via social la mia compagna che, non conoscendolo, lesse i messaggi. Al che feci un’annotazione di servizio e quando richiamò gli uffici gli dissi di non permettersi più”, ha proseguito il militare.
Se la prendeva con tutti: “Dal presunto abusivo al sindaco Romoli, da tuti i carabinieri della stazione, compreso il comandante, alla comandante della compagnia di Civita Castellana, definita ‘vergogna dell’arma’, al presunto abusivo. Ne aveva per tutti”, ha concluso.
Il processo è entrato nel vivo lo. scorso giugno con la testimonianza di Romoli: “Ha comprato casa a Bassano in Teverina nel 2014 e da allora non ha mai smesso di diffamarmi con post sulla sua pagina Facebook e altrove, che ledono la mia onorabilità sia come sindaco che come presidente della provincia, non solo a livello locale, ma anche a livello nazionale e nell’ambito del mio partito di riferimento, da cui più volte mi è stato chiesto chi fosse e perché ce l’avesse con me”.
Sentiti ieri gli ultimi due testimoni, l’avvocato Puri ha per l’appunto prodotto le precedenti sentenze di condanna. Il giudice ha rinviato a gennaio per discussione e sentenza.
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Presunzione di innocenza
Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.
