Acquapendente – Il viterbese Stefano Zazzera al Festival del cinema di Roma.
L’artista, nato in Toscana ma cresciuto ad Acquapendente, è il protagonista della pellicola di Dario D’Ambrosi che in questi giorni è sbarcata al Festival del cinema di Roma.
Stefano Zazzera
Il film si chiama “Il principe della follia” e porta il tema della disabilità sul grande schermo.
Una condizione che Zazzera vive tutti i giorni sulla sua pelle, da quando a 40 anni ha scoperto di essere affetto dal morbo di Parkinson.
Ma questo non gli ha impedito di prendere parte alla realizzazione di questa pellicola che porta la firma di Dario D’Ambrosi.
Stefano Zazzera
In questo film Zazzera interpreta la parte di un “folle” e porta in scena un’altro tipo di disabilità, quella mentale. Al suo fianco grandi nomi del cinema tra cui Alessandro Haber, Andrea Roncato, Carla Chiarelli, Mauro Cardinali.
Com’è nato questo progetto?
“È nato da un’idea del regista, Dario D’Ambrosi, con cui ho lavorato per un periodo anche a New York, ci siamo conosciuti circa quindici anni fa. Poi ho saputo che lui faceva questo percorso teatrale che si chiama ‘Teatro patologico’ in cui si occupa di lavorare con i disabili. Conoscevo già il suo mondo. Ci siamo incontrati di nuovo dopo tanti anni e io nel frattempo sono stato colpito dal morbo di Parkinson che mi ha cambiato completamente il modo di vedere il mondo. Vedendomi ha pensato che io potessi interpretare questo personaggio che lui ha conosciuto veramente in un manicomio di Milano. Era un personaggio molto rabbioso, molto simile a quello che io esprimevo con i miei movimenti legati alla malattia. Ed è stato così che mi ha chiesto di fare l’attore per questo film. Da lì per me è nata una sfida”.
Da quanto tempo reciti?
“Io in realtà sono un musicista, non sono un attore. Suono la batteria e mi occupo di musica elettronica. La recitazione è arrivata con questo film. Ho invitato Dario a vedere un concerto ed è stato proprio lì che mi ha chiesto di interpretare questo personaggio”.
Com’è andata poi?
“Sono stato affiancato da un coach bravissimo, Mario Pizzuti di Roma. Mi ha seguito passo dopo passo per il parlato nella recitazione e per i movimenti. Dopo questa full immersion con Mario, siamo andati a girare”.
Stefano Zazzera protagonista del film “Il principe della follia”
Poi è arrivato il Festival del cinema di Roma…
“Abbiamo finito di girare tutto tra maggio e giugno 2025. Davide Leone, direttore della fotografia che ha fatto anche il montaggio, insieme a Dario D’Ambrosi, è riuscito a chiudere il film per presentarlo alle selezioni del festival del film di Roma. E il giorno successivo all’invio della richiesta, Dario mi ha contattato per dirmi che ci avevano preso. Il film non è in gara ma è stato presentato nella sezione Proiezioni speciali”.
Quando c’è stata la presentazione?
“Il 21 ottobre. Abbiamo sfilato sul red carpet e poi c’è la stata la proiezione del film al Maxxi. È stata un’esperienza molto emozionante. Fino a pochi giorni prima dell’uscita ho rivisto il film notando e concentrandomi di più sulla parte tecnica. Quando invece l’ho rivisto sul grande schermo mi è arrivata addosso tutta la parte emotiva del film, il mostrare al mondo la realtà della disabilità e dei disabili”.
Stefano Zazzera
Quali sono i tuoi prossimi progetti? Vuoi continuare questo percorso?
“Vediamo che succede, magari esce fuori qualche altra cosa. Ma l’esperienza più bella non è tanto stata fare il film. È stato il percorso con Dario (D’Ambrosi, ndr) e il dare qualcosa di più al mondo. Sento semplicemente di essere qualcuno che ha fatto una cosa bella con una persona che ha avuto una bellissima idea”.
Com’è stato lavorare con Haber?
“L’impatto è stato fortissimo. L’ho trovato sul set ed era già pronto e preparato a girare la scena con me. Non avevamo mai provato e in quel momento ho avuto il panico perché mi sono detto ‘Ora che faccio?’. Lui invece è stato quasi ‘satellitare’, quando sei vicino a lui senti subito la sua energia, è un’anima molto leggibile. Appena partita la macchina abbiamo fatto quattro o cinque take ed è andato tutto quanto benissimo. Cè stato un buon feeling con lui e con gli altri, anche con i ragazzi della troupe. Si vedeva che era un qualcosa di corale e di viscerale da parte di tutti. È stata una bellissima esperienza”.
Elisa Cappelli
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