Viterbo – Affreschi, archi, cupole, pavimenti… la visita alla chiesa di Santa Maria delle Fortezze.
La chiesa di Santa Maria delle Fortezze, in prossimità di porta Romana, è al centro di un significativo intervento di restauro e consolidamento. L’edificio, in stato di rudere dopo i danni subiti durante la seconda guerra mondiale, è oggetto di un progetto di recupero finanziato attraverso i fondi Pnrr.
Viterbo – L’ex chiesa Santa Maria delle Fortezze
La Soprintendenza archeologia belle arti per la provincia di Viterbo, rappresentata dalla responsabile area funzionale paesaggio Federica Cerroni, ha organizzato un’apertura straordinaria anche se parziale, vista l’impossibilità di accedere dentro l’edificio. Questa iniziativa ha offerto al pubblico la possibilità di accedere al sito e osservare direttamente le operazioni in corso.
La visita guidata ha fornito un’occasione per comprendere le specifiche tecniche del restauro, illustrando i metodi di consolidamento strutturale e le azioni conservative in atto. L’attenzione è stata posta sia sulla storia dell’edificio sia sulle sfide pratiche del cantiere.
Federica Cerroni della Soprintendenza
È stata proprio Federica Cerroni a raccontare la storia della chiesa: “L’edificio fu eretto a partire dal 1514, ma il sito era già occupato da una piccola edicola votiva e, precedentemente, dai resti di un’antica fortezza. Questa fortificazione era stata voluta dall’imperatore Enrico IV già nel 1077, il che testimonia come la zona, in prossimità delle mura e di porta San Leonardo, fosse cruciale per la difesa della città. Il titolo di “Fortezze” è dunque un diretto riferimento a queste strutture difensive preesistenti, di cui la chiesa si pone idealmente come erede spirituale”.
“La chiesa – prosegue Cerroni – sorgendo immediatamente fuori le mura, era un punto focale per l’accoglienza dei pellegrini e dei viaggiatori diretti a Roma, trovandosi lungo un asse viario di grande importanza storica.
Il progetto originale della chiesa, di impianto rinascimentale, è attribuito all’architetto Battista di Giuliano da Cortona e la sua realizzazione a Ambrogio di Bartolomeo da Milano. Alcune fonti suggeriscono anche un’influenza o un legame con i modelli di Donato Bramante, in particolare per la sua pianta centrale che rimandava a un grande rigore geometrico.
I lavori procedettero fino al 1521, ma la cupola, progettata da Francesco Monaldo, fu completata solo molto più tardi, nel 1618. Nel 1577, la chiesa venne affidata all’ordine dei frati minimi di San Francesco di Paola, che la gestirono per diversi secoli”.
Secondo le cronache, la chiesa doveva contenere importanti cicli pittorici e altari marmorei, alcuni dei quali realizzati da artisti locali di rilievo, anche se la documentazione completa di queste opere è frammentaria a causa dei successivi danni.
L’edificio subì danni gravissimi a causa dei bombardamenti del 1944, che ne distrussero gran parte della struttura, inclusa la facciata orientale e la copertura della zona centrale. Da quel momento, l’edificio è rimasto in stato di rudere.
La parziale distruzione, paradossalmente, ha permesso di mettere in luce in alcune porzioni della struttura le tracce delle precedenti edificazioni, confermando l’importanza archeologica del sito.
L’attuale progetto di restauro ha come obiettivo primario la messa in sicurezza e il recupero conservativo della struttura, in previsione di una sua futura destinazione a uso culturale. Nello specifico, le operazioni si concentrano sul rinforzo delle murature superstiti per prevenire ulteriori crolli e garantire la stabilità strutturale.
Luca Trucca
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