Viterbo – (sil.co.) – Litiga coi vicini che lo denunciano, addio al tiro a volo. Confermata la revoca del porto d’armi per uso tiro a volo inflitta dal questore di Viterbo nel settembre 2022 a un cittadino che ha fatto ricorso al Tar del Lazio contro il provvedimento scaturito da una querela dei vicini con cui aveva avuto dei dissidi.
Viterbo – La questura
Secondo la difesa, il decreto di revoca del porto d’armi a uso sportivo sarebbe viziato per difetto di motivazione, in quanto l’amministrazione non avrebbe illustrato le ragioni per cui il coinvolgimento in una “lite condominiale” potesse considerarsi un indice rivelatore dell’incapacità di osservare le regole del vivere civile.
Per quanto riguarda la detenzione di armi, spiegano i giudici amministrativi, “l’amministrazione può legittimamente fondare il giudizio di ‘non affidabilità’ del titolare del porto d’armi valorizzando il verificarsi di situazioni genericamente non ascrivibili alla ‘buona condotta’ dell’interessato, non rendendosi necessario al riguardo né un giudizio di pericolosità sociale del soggetto né un comprovato abuso nell’utilizzo delle armi“,
E ancora, “ai fini della revoca della licenza, l’autorità di pubblica sicurezza può apprezzare discrezionalmente, quali indici rivelatori della possibilità di abuso delle armi, fatti o episodi anche privi di rilievo penale, indipendentemente dalla riconducibilità degli stessi alla responsabilità dell’interessato, purché l’apprezzamento non sia irrazionale e sia motivato in modo congruo, trattandosi di un provvedimento, privo di intento sanzionatorio o punitivo, avente natura cautelare al fine di prevenire possibili abusi nell’uso delle armi a tutela delle esigenze di incolumità di tutti i consociati”.
“L’espansione della sfera di libertà dell’individuo – si legge nella sentenza – è destinata a recedere di fronte al bene della sicurezza collettiva, dovendo l’interessato essere una persona al di sopra di ogni sospetto e/o indizio negativo e nei confronti della quale esiste l’assoluta sicurezza circa il corretto uso delle armi, in modo da scongiurare dubbi e perplessità sotto il profilo dell’ordine pubblico e della tranquilla convivenza della collettività“,
Per cui “è ragionevole, e comunque insindacabile in sede di giurisdizione di legittimità, la scelta dell’amministrazione di prevenire che determinate situazioni possano degenerare, vietando la detenzione di armi e munizioni a chi ha formulato minacce nel corso di litigi, anche se in assenza di un contestuale uso di armi“.
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