Fabrica di Roma – Presunta vittima di maltrattamenti e stalking denuncia il compagno, ma poi ritira la querela, ritratta tutte le accuse, lo perdona e se lo riprende in casa. Lui le uccide il fratello. In carcere da quattro mesi per omicidio Dumitriel Daniel Ene. La tragedia è avvenuta la scorsa estate a Fabrica di Roma.
Omicidio di Fabrica di Roma – Nel riquadro la vittima Valentin Ionut Crisan
La donna, all’udienza dello scorso 3 giugno del processo per maltrattamenti e stalking, ha detto al collegio di essersi tolta la sua parte di braccialetto elettronico, di volere crescere insieme al compagno il figlioletto di pochi mesi nato dopo la querela del 21 giugno 2024 e di voler tornare con l’imputato, difeso dall’avvocato Marco Borrani.
A distanza di poche settimane, la sera dello scorso 26 luglio a Fabrica di Roma, dopo la festa di compleanno col compagno, familiari e amici per i 10 anni della figlia più grande, Dumitriel Daniel Ene ha provocato a suon di botte la morte di suo fratello, Valentin Ionut Crisan, in seguito a un litigio tra i due che sarebbe scoppiato perché il cognato lo avrebbe ripreso per i suoi comportamenti verso la sorella.
Dumitriel Daniel Ene da allora è in carcere, in attesa di giudizio, con l’accusa di omicidio preterintenzionale. Il processo per maltrattamenti e stalking sarebbe invece dovuto riprender ieri, ma è stato rinviato ad altro collegio, che dovrà procedere a una nuova calendarizzazione. La procura, nel frattempo, sarebbe intenzionata ad ascoltare nuovamente la parte offesa, per chiarire se ci siano state pressioni dietro la decisione di rimettere la querela presso la caserma dei carabinieri e riprendersi in casa il compagno, rinunciando alla misura cautelare dell’allontanamento rafforzato dal braccialetto.
Quel procedimento, che sembrava avviato a chiudersi con un’assoluzione, come tanti altri in cui la donna prima denuncia e poi in aula nega tutte le accuse, potrebbe riservare ulteriori sviluppi. “Alla luce di quanto accaduto, io anticipo già di voler riascoltare la parte offesa”, ha preannunciato all’udienza dello scorso 9 settembre la pm Paola Conti titolare del fascicolo del delitto.
A costo di rischiare di finire a processo per calunnia, lo scorso 3 giugno la donna ha liquidato le accuse come “esagerazioni” mentre rispondeva alle domande della pm Aurora Mariotti che, per niente convinta, aveva chiesto un aggravamento della misura con gli arresti domiciliari per Dumitru Daniele Ene, visto che la parte offesa si era addirittura presentata in tribunale senza la sua parte di braccialetto.
Silvana Cortignani
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Presunzione di innocenza
Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.
