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Lettere - Scrive Giancarlo Torricelli: "Si scrive una pessima pagina di consociativismo"

“Provincia, tutti insieme appassionatamente… ma dov’è la politica?”

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Viterbo - Giancarlo Torricelli

Viterbo – Giancarlo Torricelli

Viterbo – Provincia di Viterbo, tutti insieme appassionatamente. Ma dov’è la politica?

Da quello che si legge, le elezioni per il presidente della provincia di Viterbo del prossimo 18 dicembre si svolgeranno attorno ad un unico candidato, espressione di un arco di forze che vanno dal Partito democratico a Fratelli di Italia, passando per Forza Italia, partito di cui il presidente uscente è coordinatore provinciale.

Si dirà che è una elezione di secondo livello e che, finalmente, le forze politiche provinciali hanno trovato un terreno unitario (cosi come, 5 anni fa, gran parte di quelle stesse forze giustificarono l’accordo trasversale con la necessità di fronteggiare l’emergenza Covid!), ma sta di fatto che questa operazione rimanda ad un patto consociativo tra maggiorenti dei singoli partiti che la dice lunga su cosa sia oggi la politica in questo territorio.

Mentre le province continuano a vivere in un limbo istituzionale (che le ha spogliate di funzioni, risorse ed elettori) e la crisi della rappresentanza, ogni giorno di più, alimenta sfiducia e disillusione (basti guardare alle recente elezioni regionali), con il conseguente scollamento, sempre più profondo, tra la vita reale ed i bizantinismi del sistema dei partiti, il patto unitario a sostegno di Romoli, tra chi sostiene la Meloni e chi la Schlein, tra chi appoggia la giunta Frontini a Viterbo e chi dice di opporsi ad essa, assume il sapore di una piccola, ma significativa, operazione di potere, costruita solo ed esclusivamente per la conservazione dello stesso.

Su cosa si fonda questo patto unitario, oltre che su Romoli? Su quali opzioni per il Viterbese?

Non è dato sapere, ammesso e non concesso che esistano.

Eppure il prossimo 18 dicembre i consiglieri comunali (circa 900 persone) saranno chiamati a votare diligentemente il candidato unico (tipo Corea del Nord), senza alcun tipo di discussione pubblica sul futuro della Tuscia, facendosi bastare solo l’indicazione dei maggiorenti dei diversi partiti.

Come se, una questione che riguarda la democrazia locale e la sua qualità, possa essere ridotta ad un “fatto privato”, ad uso esclusivo degli “eletti” (in ogni senso).

Possibile che Fratelli di Italia ed il Partito democratico la pensino alla stessa maniera sul futuro di Talete e del ciclo idrico nel Viterbese, sul fatto che intere comunità siano costrette a convivere con l’acqua non potabile nonostante le tariffe elevatissime imposte dal gestore idrico, la pensino allo stesso modo sulla programmazione della rete scolastica provinciale, sulla realizzazione delle opere viarie, sullo sviluppo urbanistico del Viterbese e sulle sue dinamiche di interdipendenza con l’area metropolitana di Roma, sulla necessità di superare il limbo delle attuali province per ridare ruolo a questi enti locali di prossimità e di area vasta, soprattutto in una Regione come il Lazio, dove Roma e la sua Provincia vanno verso il riconoscimento di uno status di maggiori poteri e risorse?

Oppure, come appare evidente, l’accordo di potere su Romoli (o su altri, non è questione di nomi) non prevede alcuna discussione pubblica, ed è da considerarsi “buono” a prescindere, perché basta la parola, come diceva una famosa pubblicità?

Ma se la politica non è confronto tra idee e posizioni diverse ed alternative perché dovrebbe essere credibile?

Ci si può davvero sorprendere del perché tanta gente (la maggioranza) abbia perso fiducia in essa come strumento di trasformazione, se poi gli stessi partiti che dovrebbero porsi il problema di provare a recuperare quelle vaste sacche di astensionismo, alla prima occasione, si blindano nel “fortino degli aventi diritto” e danno il senso dell’ammucchiata del potere per il potere?   

Sarò all’antica (per di più non posso neanche esercitare il diritto di voto), ma quella che si va profilando nella provincia di Viterbo è solo una pessima pagina di consociativismo, contro  la quale mi auguro che siano in tanti tra “gli aventi diritto” a ribellarsi e a prendere parola.

Giancarlo Torricelli


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28 novembre, 2025

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