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Uccise il cognato, omicida in aula per maltrattamenti alla sorella della vittima

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Fabrica di Rona – (sil.co.) – Era presente in aula, scortato dalla penitenziaria, Dumitriel Daniel Ene. È il trentenne in carcere dallo scorso 26 luglio con l’accusa di omicidio preterintenzionale per la morte del cognato, deceduto dopo un violento pestaggio la sera del decimo compleanno della figlia di primo letto della compagna. Lei è la donna che si è ripresa in casa l’ex, nonostante un processo tuttora in corso per maltrattamenti aggravati, sfociati in botte perfino quando era incinta di quattro mesi del loro primo figlio, un bambino di appena un anno. 


Omicidio di Fabrica di Roma – Nel riquadro la vittima Valentin Ionut Crisan

Omicidio di Fabrica di Roma – Nel riquadro la vittima Valentin Ionut Crisan


Il processo scaturito dalle denuncia della ex è ripreso ieri davanti al collegio presieduto dal giudice Jacopo Rocchi, che ha fissato la discussione prima di Natale, lo stesso giorno in cui saranno ascoltati i testimoni “extra”, chiesti all’udienza del 3 giugno dalla pm Aurora Mariotti dopo avere saputo che la donna, oltre a ritrattare tutte le accuse, aveva anche rimesso querela davanti ai carabinieri e si era tolta la sua parte di braccialetto per riprendersi in casa l’imputato, dicendo di voler crescere con lui il figlioletto, che aspettava il 18 giugno 2024, quando sporse querela.

Nessuna istanza per riascoltare la donna da parte della procura. Tra i testi il maresciallo che ha ricevuto la remissione di querela, la madre e l’ex marito della vittima. Avrebbe dovuto essere sentito anche il fratello deceduto, Valentin Ionut Crisan.

Morto secondo l’accusa in seguito al brutale pestaggio da parte dell’imputato a fine luglio, per avere difeso la sorella che il trentenne avrebbe maltrattato di fronte ad amici e familiari durante la festa di compleanno della bambina. 

ç’imputato è difeso dall’avvocato Marco Borrani del foro di Roma.


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Presunzione di innocenza

Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.


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