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Viterbo - Comitato Non ce la beviamo tira un bilancio impietoso sulla gestione del servizio idrico e di conseguenza contro l'accordo bipartisan per riconfermare Romoli alla presidenza

“L’acqua è un disastro ma in Provincia si riconfermano i vertici”

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La manifestazione del comitato del comitato Noi non ce la beviamo davanti alla provincia

La manifestazione del comitato del comitato Noi non ce la beviamo davanti alla provincia

Viterbo – Riceviamo e pubblichiamo – L’acqua è un disastro, ma in Provincia si riconfermano i vertici.

Siamo alla vigilia della nuova elezione del presidente della Provincia, con una legge che estromette i cittadini dal voto e lo riserva ai soli partiti.  Tutti concordi, da FI a Fdl sino al Pd, a riconfermare l’uscente presidente Alessandro Romoli, tanto che risulta l’unico candidato.

I risultati di questi anni di amministrazione sono stati la gara per la  privatizzazione, tariffe altissime e acqua che in molti casi non si può neanche bere.

Basta controllare le tante ordinanze di non potabilità vigenti nella provincia e i tanti superamenti del limite  di arsenico  in diversi Comuni, da ultimo Civita Castellana e Sutri. Nessuno è stato neanche sfiorato dal dubbio che i cittadini quanto meno non sarebbero tenuti a pagare come potabile un’acqua che non lo è.

Tutti d’accordo i nostri politici a proseguire questa gestione al di fuori di ogni confronto pubblico.  Ciò denota quanto la politica sia ormai distante dai reali bisogni dei cittadini,  quanto sia stata calpestata  ogni traccia di  democrazia e soprattutto quanto l’attuale consiglio provinciale, emanazione di quasi tutti i partiti dell’arco parlamentare, sia molto più sensibile alla poltrona che incline ad amministrare una provincia.

L’arroganza di questa politica verso i cittadini “sudditi” prosegue. È una politica insensata senza un progetto di crescita del territorio,  che rinuncia alle sue responsabilità nei confronti dei cittadini e che intende lasciare nelle mani dei privati investitori e del profitto la gestione dell’acqua. Amministrare un bene pubblico è tutt’altro, è confrontarsi con i cittadini  e ricercare, anche attraverso le  proposte della scienza e della tecnologia, le soluzioni ai problemi.

Non occuparsi di questo per delegare la gestione a soggetti terzi non è fare politica, non è amministrare un bene pubblico.  E se è  così, non si comprende a quale scopo si dovrebbero pagare con soldi pubblici gli stipendi di questi politici, se il loro ruolo si riduce a passacarte.

Comitato Non ce la beviamo


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16 dicembre, 2025

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