Ronciglione – (sil.co.) – Era il 12 novembre 2020 quando si è scagliato contro i carabinieri minacciandoli e poi si è scatenato contro l’intonaco delle pareti della camera di sicurezza della stazione di Ronciglione.
A distanza di cinque anni, mercoledì un 33enne del posto, difeso dall’avvocato Walter Pella, è stato condannato a un anno di reclusione dal giudice Jacopi Rocchi davanti al quale era imputato di danneggiamento aggravato e resistenza a pubblico ufficiale.
I militari stavano procedendo all’esecuzione di un’ordinanza di revoca del decreto di sospensione di ordine di esecuzione per la carcerazione e il ripristino del medesimo con ordine di carcerazione – emesso il giorno prima dalla procura della repubblica di Viterbo, con la recidiva specifica, reiterata e infraquinquennale – quando il 33enne ha dato in escandescenze.
“Tanto non contate un cazzo, non valete un cazzo, avete rotto i coglioni, andate affanculo, non vengo da nessuna parte se non chiamate il mio avvocato”, avrebbe detto, per poi passare alle minacce, anche nei confronti dei familiari.
“Tanto so dove abiti… hai una figlia vero? Questo ti sia a monito… tanto hai una bella fuoristrada nera, stacci attento perché è facile rivenderla, io te l’ho detto…”, avrebbe proseguito il 33enne, opponendo una ferma resistenza, sbattendo i pugni contro le porte, lanciando oggetti in giro e dando in escandescenza.
Non contento, dopo il fermo, l’imputato ha danneggiato mediante numerose abrasioni l’intonaco delle pareti della camera di sicurezza della stazione carabinieri di Ronciglione. Il tutto gli è costato una condanna a un anno di reclusione.
Presunzione di innocenza
Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.
Copyright Tusciaweb srl - 01100 Viterbo - P.I. 01994200564PRIVACY POLICY