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Sport - Claudio Fordini Sonni, viterbese doc e dipendente Cna, è uno dei tedofori che domenica 7 dicembre alzeranno e trasporteranno la fiaccola - Per lui è la seconda volta

“Portare la fiamma olimpica è un misto tra il voler correre forte gasato dall’adrenalina e la volontà di rallentare”

di Massimo Chiaravalli
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Claudio Fordini Sonni

Claudio Fordini Sonni

Claudio Fordini Sonni

Claudio Fordini Sonni

Claudio Fordini Sonni oggi, con divisa e fiaccola del 2006

Claudio Fordini Sonni oggi, con divisa e fiaccola del 2006

Viterbo – È uno sportivo. Nella teoria quanto nella pratica. Ed è pure recidivo, che in questo caso non è un’aggravante ma una buona condotta. Claudio Fordini Sonni, viterbese doc classe ’79, dipendente Cna, è uno dei tedofori che domenica alzeranno e porteranno a spasso la fiaccola olimpica. Ha uno score – tanto per restare in tema – che pochi possono vantare: per lui è la seconda volta. La prima era stata nel 2006, proprio a Viterbo, quando percorse 400 metri sulla Cassia nord. Con tanto di video girato dall’attuale assessore Emanuele Aronne. La prossima invece sarà in trasferta a Civitavecchia. Perché è qui che gli è stata assegnata la sua parte di percorso verso Milano-Cortina 2026.

Da che nasce tanto attaccamento a quei cinque cerchi simbolo delle Olimpiadi?
“Sono appassionato di sport, mi piace vederlo e praticarlo, capirne le regole. Tanto che oggi c’è una cosa che mi fa ‘rosicare’ non poco”.

Quale?
“Prima della laurea in Scienze ambientali mi sono diplomato al liceo scientifico. Oggi c’è anche l’indirizzo sportivo ed ecco perché ‘rosico’: allora non esisteva”.

In Italia le volte che la fiaccola ha sfilato si contano sulle dita di una mano: lei, che è un tedoforo al quadrato, le Olimpiadi le ha mai viste dal vivo?
“Eccome. Nel 2004 andai ad Atene, ad oggi è la vacanza più bella della mia vita e non verrà mai superata. Poi nel 2006 sono stato a Torino, nel 2008 a Pechino e nel 2012 a Londra”.

Nel 2006 c’è stata anche la presentazione della candidatura per portare la fiamma olimpica: se lo ricorda come è riuscito a spuntarla?
“Come oggi, è come quando devi comprare online un biglietto per un concerto: appena si apre la possibilità stai lì davanti al pc pronto col ditino a fare click per non perdere la corsa. So infatti che molti sono rimasti fuori”.

Come mai stavolta sarà a Civitavecchia?
“Mi è stata assegnata lì la mia frazione, evidentemente c’erano più spazi”.

Come funziona la candidatura?
“Ti chiedono perché vuoi partecipare, ho raccontato tutta la mia storia: la passione, i figli, il fatto che nel 2006 quella torcia olimpica me la sono pure comprata. È firmata Pininfarina, ne avevano realizzate 10.001. Oggi purtroppo non si possono più acquistare, altrimenti avrei fatto il bis anche qui”.

Avrà un tifo da stadio, immagino…
“La prima volta mio fratello e mio padre rimasero bloccati nel traffico e, contrariamente ai miei amici, non riuscirono a venire. Stavolta della mia famiglia verranno tutti, compresi i figli”.

Oltre alla torcia, cosa conserva di quell’esperienza?
“Ho un bel ricordo: un video che mi aveva fatto Emanuele Aronne, oggi assessore”.

A cosa si pensa mentre si corre con quella torcia?
“È un misto tra il voler correre forte perché sei gasato e con l’adrenalina a duemila, e la volontà di rallentare affinché non finisca mai. Stavolta però me la voglio vivere proprio comoda, prendendo i miei tempi, gustarmela. Capisci di far parte di un evento, di un mondo che nel mio piccolo ho sempre sognato. E poi quando vedo le olimpiadi torno ad essere un ragazzino, come i miei figli”.

A loro cosa dice?
“Scherzando, spesso gliela butto là: mi raccomando eh, la medaglia olimpica. Ben sapendo che sarà molto difficile, il sogno mio è che un giorno la vincano”.

Massimo Chiaravalli


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5 dicembre, 2025

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