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Provincia - Tra i promotori Antonio Monfeli: "Nessuna sigla sindacale, solo lavoratori e lavoratrici della terra che chiedono tutele" - Appuntamento lunedì 19 gennaio alle 9 - Protesta in contemporanea in tutta Italia

Agricoltori di nuovo al casello Orte: “Difendiamo il lavoro, la salute e il vero made in Italy”

di Barbara Bianchi
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Orte - La protesta degli agricoltori

Orte – La protesta degli agricoltori

Orte - Antonio Monfeli

Orte – Antonio Monfeli

Orte - Agricoltori in protesta al casello autostradale - L'organizzatore del presidio Tonino Monfeli

Orte – Agricoltori in protesta al casello autostradale – L’organizzatore del presidio Tonino Monfeli

Orte – Tornano a farsi sentire gli agricoltori della provincia di Viterbo. Lunedì 19 gennaio è in programma una nuova manifestazione a Orte, con appuntamento fissato alle ore 9 al casello autostradale. A scendere in piazza saranno ancora una volta lavoratori e lavoratrici del settore agricolo, senza bandiere sindacali, con l’obiettivo di richiamare l’attenzione del governo sulle difficoltà sempre più gravi che attraversano il comparto.

“Saremo sotto tre colori, quelli della bandiera italiana: il verde, il bianco e il rosso”, sottolinea Antonio Monfeli, tra i promotori della mobilitazione. “Siamo tutti cittadini italiani e dall’Italia vogliamo tutela”, afferma, spiegando lo spirito di una protesta che si inserisce in una mobilitazione più ampia: lunedì, infatti, sit-in e manifestazioni si svolgeranno contemporaneamente in tutta Italia, a centinaia.

Al centro della protesta ci sono i disagi di un settore che denuncia di essere “tartassato” e messo in difficoltà dall’aumento dei costi di produzione e da una concorrenza ritenuta sleale. Gli agricoltori puntano il dito contro l’importazione di prodotti esteri che finiscono sugli scaffali dei supermercati italiani, spesso realizzati – spiegano – con norme di sicurezza alimentare molto meno rigorose rispetto a quelle in vigore in Italia e in Europa.

“Noi siamo soggetti a controlli rigidi e a disposizioni severe, mentre in alcuni paesi esteri no”, denunciano. In particolare viene evidenziato l’utilizzo di principi attivi banditi da anni in Italia, ma ancora impiegati altrove nel mondo. Prodotti che poi vengono importati e consumati dai cittadini, talvolta anche all’interno di alimenti trasformati che, proprio perché lavorati in Italia, riportano l’etichetta “made in Italy”. “Una truffa ai danni dei cittadini”, sostengono gli agricoltori.

La richiesta non è l’abolizione delle regole: “Siamo lieti delle norme, anche stringenti, perché tutelano la salute di tutti – spiegano -, ma chiediamo una barriera per questi prodotti esteri: dazi o controlli efficaci che garantiscano le stesse regole per tutti”. Senza queste tutele, denunciano, diventa impossibile competere con prezzi più bassi ottenuti “con mezzi a dir poco pericolosi”.

Per questo l’appello alla partecipazione è rivolto non solo agli addetti ai lavori, ma all’intera cittadinanza. “Non siamo solo noi agricoltori a subire questa situazione – ribadiscono -, ma tutti i cittadini che mettono in gioco la propria salute”.

Tra i temi sollevati anche quello delle pensioni agricole, giudicate insufficienti: assegni che spesso si fermano a poche centinaia di euro dopo una vita di lavoro.

La manifestazione di lunedì arriva a un anno esatto dalla cosiddetta “protesta dei trattori”, quando numerose città italiane e importanti arterie stradali furono attraversate e bloccate dai mezzi agricoli. Anche il territorio della Tuscia fu protagonista, con presidi e rallentamenti a Orte, Viterbo, lungo la Cassia e sul Grande raccordo anulare. Un anniversario che, per gli agricoltori, segna la continuità di una battaglia ancora aperta.

Barbara Bianchi


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15 gennaio, 2026

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