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Costretta a licenziarsi e vittima di revenge porn, ex condannato a 2 anni e 4 mesi

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Viterbo – (sil.co.) – È stato condannato a 2 anni e 4 mesi di reclusione per maltrattamenti e stalking, il 28enne d’origine egiziana accusato dalla ex di averla tenuta segregata in casa per gelosia e di revenge porn quando lo ha lasciato.

Violenza di genere - foto di repertorio

Violenza di genere – foto di repertorio


È la condanna inflitta giovedì dal giudice Giovanna Camillo all’imputato, difeso dall’avvocato Luigi Mancini, a processo anche davanti a un altro giudice del tribunale di Viterbo, per accuse analoghe da parte di un’altra presunta vittima.

“Per gelosia, mi teneva segregata in casa costringendomi a licenziarmi dal lavoro. Poi quando l’ho lasciato ha pubblicato sul suo stato Whatsapp le mie foto intime”, ha testimoniato in aula la parte offesa del processo chiuso ieri l’altro con la condanna, una 24enne d’origine romena che lo ha denunciato ai carabinieri nel 2022.

L’imputato avrebbe tentato in tutti i modi di sottomettere la compagna, con cui era convivente, privandola di ogni libertà di movimento e costringendola a licenziarsi per disperazione.

Dopo la chiusura, il 28enne avrebbe perseguitato la ex che di lui non voleva più saperne nel tentativo di convincerla a tornare insieme, fino a diffondere sue immagini intime, pubblicate sul proprio stato di Whatsapp, pertanto accessibili a tutti i suoi contatti.


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Presunzione di innocenza

Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.


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