Viterbo – (sil.co.) – Un fenomeno che sembra in crescita anche nel Viterbese. Un altro giovanissimo a processo per maltrattamenti in famiglia e stalking ai danni della compagna.
Si tratta di un 26enne egiziano, impiegato presso uno dei tanti autolavaggi della provincia, finito nei guai in seguito alla denuncia presentata ai carabinieri dalla ex convivente, una 23enne d’origine romena, che nel frattempo sarebbe tornata a vivere con la madre.
Nei giorni scorsi si è tenuta l’udienza di ammissione delle prove, dopo il rinvio a giudizio del 28enne. I fatti risalgono a due anni fa.
Al di là della davvero giovane età dei componenti della coppia, per il resto è il solito copione di soprusi e vessazioni che l’uomo avrebbe messo in atto nei confronti della compagna, dalle percosse agli insulti, alla privazione della libertà al controllo costante, fino alle minacce di morte rivolte alla vittima e alle persone a lei vicine.
La relazione tra il giovane egiziano e la ragazza romena, sfociata presto nella convivenza, sarebbe stata devastata dalla “gelosia ossessiva” del 28enne nei confronti della compagna e da un altrettanto ossessivo “sentimento di possesso”.
“Veniva a farmi scenate anche sul posto di lavoro, mi ha messo nelle condizioni di essere costretta a licenziarmi”, avrebbe raccontato la parte offesa a investigatori e inquirenti. Nel capo d’imputazione si fa riferimento a un “regime di vita vessatorio, mortificante e insostenibile” per la ragazza.
Presunzione di innocenza
Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.
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