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Viterbo - Le parole della sindaca Chiara Frontini in occasione del 27 gennaio - Gli interventi del mondo politico e istituzionale

“Giornata della memoria, è importante pensare al futuro affinché questa storia orribile non si ripeta”

di Luca Trucca
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Viterbo – “Oggi è un giorno che ci ferma e ci chiede di ricordare milioni di persone”. Così la sindaca, Chiara Frontini, in occasione della Giornata della Memoria, avvenuto come di consueto in via della Verità. La cerimonia è iniziata con la deposizione della corona in memoria delle vittime.

Chiara Frontini

Chiara Frontini


Oggi – sottolinea Frontini – è un giorno che ci ferma e ci chiede di ricordare, ricordare milioni di donne, bambini, milioni di persone. Ci ricorda che l’odio può diventare legge, può diventare quotidianità. Non ci soffermiamo solo sul passato, oggi è importante prestare un pensiero al futuro, affinché questa storia orribile non si ripeta.

Il male – prosegue – non è un incidente della storia, una cosa lontana e irripetibile. Sono fatti compiuti da uomini, non da figure non esistenti. La Shoah non è nata nei campi di sterminio, ma molto prima. È nata da parole e gesti di chi ha deciso fosse giusto tutto quello che è accaduto. Che la memoria non sia soltanto una cerimonia ma una pratica viva”.

Angelo Di Porto

Angelo Di Porto


Al civico 19 di via della Verità viveva la famiglia Anticoli e Di Porto. Il 2 dicembre 1943, durante l’occupazione tedesca, le milizie fasciste fecero irruzione nell’abitazione arrestando i componenti della famiglia.

Dopo un primo passaggio nel carcere viterbese di Santa Maria in Gradi e poi nel campo di Fossoli, furono deportati nei lager di Auschwitz e Mauthausen. Di loro non tornò nessuno, ad eccezione del piccolo Silvano, che all’epoca aveva solo 8 anni: riuscì a sfuggire alla cattura grazie all’aiuto di una vicina di casa che lo nascose prontamente, salvandogli la vita.

Dal 2015, davanti al portone della loro casa, sono state installate le pietre d’inciampo, piccoli blocchi d’ottone che riportano i nomi e le date di nascita e di morte dei deportati. Questi monumenti, ideati dall’artista Gunter Demnig, servono a restituire un’identità e una dignità a chi è stato ucciso nei campi di sterminio.

Sergio Pomponio

Sergio Pomponio


Presenti alla cerimonia, oltre alla sindaca Chiara Frontini, anche il prefetto Sergio Pomponio e il figlio di Silvano Di Porto, Angelo Di Porto. Ad accompagnare la cerimonia, con musica e lettura di alcuni testi, l’istituto comprensivo Luigi Fantappiè.

Il prefetto di Viterbo, Sergio Pomponio, ha richiamato l’attenzione sulla responsabilità collettiva: “Non c’è nulla di più prezioso della mentalità collettiva. Le pietre d’inciampo non ricordano persone famose o celebri che hanno contribuito allo sviluppo del territorio. Oggi ricordiamo un evento straordinariamente tragico, che ha portato via milioni di esseri umani. Ma non fu la prima volta, la nostra storia è piena di episodi di straordinaria crudeltà. Non era male puro e semplice, ma un fenomeno culturale che, purtroppo, si può ripetere. Dobbiamo stare attenti e respingere queste minacce che, inevitabilmente, dobbiamo conoscere. Ogni giorno è un giorno della memoria, ogni giorno dobbiamo sforzarci per ricordare ciò che è stato fatto, e impegnarci affinché non accada più“.

Viterbo - Giornata della memoria

Viterbo – Giornata della memoria


Particolarmente toccante la testimonianza di Angelo Di Porto, figlio di Silvano, il sopravvissuto della famiglia: “Il 27 gennaio non è solo un giorno del calendario, ma il ricordo di una pagina nera della storia. Quello che è successo alla mia famiglia è un orrore verso persone di Viterbo, inserite nel contesto come qualsiasi altra persona. La donna che salvò mio padre, Rita Orlandi, fu una persona che non si girò dall’altra parte, ma decise di rischiare per salvare la vita di un’altra persona. Finché ricorderemo le vite non saranno dimenticate”.

Viterbo - Giornata della memoria

Viterbo – Giornata della memoria


A conclusione della cerimonia sono stati fatti volare dei palloncini in memoria, un gesto simbolico per affidare al cielo il ricordo delle vittime e la speranza dei giovani studenti della Fantappiè per un futuro senza più odio.

Luca Trucca

Viterbo - Giornata della memoria

Viterbo – Giornata della memoria


Articoli: Alessandro Romoli: “Tenere viva la Memoria significa vigilare, perché l’umanità non venga di nuovo messa in discussione” – Le celebrazioni in provincia: “Giornata della memoria, ricordare è un atto di responsabilità verso il presente e il futuro”


L’intervento integrale della sindaca di Viterbo, Chiara Frontini

Care studentesse e cari studenti, autorità, insegnanti, cittadine e cittadini, oggi ci ritroviamo per la Giornata della Memoria. Non è una data come le altre. È un giorno che ci chiede di fermarci, di fare silenzio, di guardare in faccia la storia — anche quando fa male — e di assumerci una responsabilità: quella di ricordare.

Ricordare la Shoah significa ricordare milioni di uomini, donne e bambini sterminati perché considerati “diversi”. Significa ricordare che l’odio, quando diventa legge, quando diventa abitudine, quando diventa indifferenza, può trasformarsi in una macchina di morte.

Ma la memoria non è solo uno sguardo rivolto al passato. È, soprattutto, una domanda rivolta al presente e al futuro.

Ed è per questo che oggi mi rivolgo in particolare a voi, ragazze e ragazzi.

Recentemente è uscito un film dedicato ai processi di Norimberga, il momento in cui, dopo l’orrore, il mondo provò a fare una cosa difficilissima: chiedere conto, giudicare, ristabilire un’idea di giustizia. In quel film c’è una frase che colpisce come un pugno allo stomaco: “L’unico indizio su ciò che l’uomo può fare è guardare cosa ha già fatto”.

È una frase dura, ma necessaria. Ci dice che il male non è un incidente della storia, non è qualcosa di lontano o irripetibile. È qualcosa che può tornare, se non restiamo vigili. Perché ciò che è accaduto è stato fatto da esseri umani, non da mostri. Da persone che hanno scelto di obbedire invece di pensare, di voltarsi dall’altra parte invece di intervenire.

Ed è qui che la memoria diventa responsabilità. La Shoah non è cominciata con i campi di sterminio. È cominciata molto prima: con le parole che feriscono, con le leggi che escludono, con le risate davanti alla discriminazione, con il silenzio di chi pensava che “non fosse affar suo”.

Per questo la Giornata della Memoria parla anche del presente. Parla di bullismo, di razzismo, di antisemitismo, di ogni forma di odio che prova a semplificare il mondo dividendo le persone in “noi” e “loro”. Parla del coraggio di dire no quando tutti dicono sì. Del coraggio di difendere chi è più fragile, anche quando è scomodo.

Viterbo oggi ricorda. Ricorda le vittime, ma ricorda anche i giusti: coloro che hanno aiutato, nascosto, salvato. Persone comuni che, in tempi disumani, hanno scelto di restare umane. Non erano eroi da film. Erano donne e uomini che hanno deciso che la coscienza vale più della paura.

A voi studenti voglio dire questo: la memoria non vi chiede di sentirvi colpevoli per qualcosa che non avete fatto. Vi chiede di essere consapevoli. Di non dare mai per scontati i diritti che avete. Di usare la libertà — di parola, di pensiero, di scelta — come uno strumento di responsabilità, non di odio.

Il futuro non è scritto. Ma, come ci insegna la storia, dipende dalle scelte quotidiane di ciascuno di noi.

Ricordare significa scegliere di non ripetere. Ricordare significa allenare lo sguardo critico, il rispetto, l’empatia. Ricordare significa capire che la democrazia e la dignità umana vanno difese ogni giorno, anche nei piccoli gesti.

Concludo con un augurio, che è anche un impegno: che la memoria non sia solo una cerimonia, ma una pratica viva. Che non sia solo un dovere, ma una bussola.

E che ciascuno di noi, guardando a ciò che l’uomo è stato capace di fare, scelga ogni giorno ciò che l’uomo può e deve essere.

Chiara Frontini
Sindaca di Viterbo


Enrico Panunzi: “La Giornata della Memoria rappresenta un momento fondamentale di riflessione collettiva”
 
La Giornata della Memoria rappresenta un momento fondamentale di riflessione collettiva. Ricordare la Shoah significa fare i conti con una delle pagine più buie della storia dell’umanità, nata dall’odio, dalla discriminazione e dalla progressiva cancellazione dei diritti e delle libertà. La memoria non è un esercizio rituale, ma una responsabilità civile che ci interpella ogni giorno. Oggi, di fronte a segnali preoccupanti di derive antidemocratiche, alla banalizzazione dell’odio e a tentativi di comprimere libertà fondamentali e diritti conquistati, il valore della Memoria assume un significato ancora più attuale. La storia ci insegna che nessuna libertà è garantita per sempre e che l’indifferenza è spesso il primo passo verso l’ingiustizia.

Difendere la democrazia, la dignità della persona e il rispetto dei diritti umani è il modo più autentico per onorare le vittime della Shoah e per trasmettere alle nuove generazioni un messaggio chiaro: mai più odio, mai più persecuzioni, mai più silenzi.

Enrico Panunzi
Vicepresidente del consiglio regionale del Lazio

Luisa Ciambella: “Il rischio più grande  non è soltanto dimenticare. È abituarsi. Abituarsi alle parole violente, agli stereotipi, alle semplificazioni che disumanizzano”
 
Il rischio più grande non è soltanto dimenticare, ma abituarsi all’odio: alle parole violente, agli stereotipi, alla disumanizzazione che lentamente diventa normalità.
 
La Memoria non può essere ridotta a una ricorrenza formale: deve restare uno strumento vivo, capace di parlare al presente e di orientare le scelte collettive. Un impegno che riguarda le istituzioni, la scuola, la cultura pubblica e ogni comunità, chiamate a non perdere il senso di ciò che la Shoah rappresenta nella storia europea e nella coscienza democratica.
 
Il rischio più grande  non è soltanto dimenticare. È abituarsi. Abituarsi alle parole violente, agli stereotipi, alle semplificazioni che disumanizzano. La Shoah ci insegna che il male non arriva all’improvviso: spesso si costruisce lentamente, attraverso l’indifferenza e la normalizzazione dell’odio. Un monito che diventa anche un invito a non sottovalutare il peso delle parole e dei comportamenti quotidiani, perché è proprio nella normalizzazione della violenza verbale e del pregiudizio che si creano le condizioni per nuove forme di esclusione. Oggi più che mai la Memoria deve essere una bussola perché ci aiuta a riconoscere i segnali, a non minimizzare, a scegliere da che parte stare. La storia ci consegna una lezione precisa: quando si smette di riconoscere pienamente l’umanità dell’altro, si apre la strada alla persecuzione, alla marginalizzazione, alla negazione dei diritti. C’è urgenza di una cultura pubblica capace di contrastare antisemitismo, razzismo e ogni forma di discriminazione, promuovendo educazione, rispetto e responsabilità come elementi fondamentali della convivenza democratica. Il Giorno della Memoria ci chiede una cosa semplice e difficile insieme: non essere spettatori. Perché la dignità umana si difende ogni giorno, anche nei piccoli gesti, nelle parole che scegliamo, nel modo in cui guardiamo chi è più fragile.
 
Luisa Ciambella
Coordinatrice del Movimento civico Rocca Presidente e capogruppo “Per il bene Comune”


Sberna, Rotelli, Sabatini, Zelli (FdI): “Il Giorno della memoria è un momento di riflessione profonda sul dramma dell’olocausto e sull’orrore della persecuzione”

Il Giorno della Memoria rappresenta un momento di riflessione profonda sul dramma dell’olocausto e sull’orrore della persecuzione che colpì milioni di innocenti. Ricordare è un dovere civico e morale che ci richiama alla responsabilità di difendere i valori della libertà, della dignità umana e della democrazia, ogni giorno e in ogni contesto.

In un tempo in cui l’antisemitismo e l’intolleranza, in forme nuove e subdole, cercano ancora spazio nella società, riaffermare la verità storica e trasmettere la memoria alle giovani generazioni è il modo più efficace per contrastare l’oblio e l’indifferenza.

Fare memoria significa anche vigilare sul presente, affinché mai più l’umanità torni a smarrire sé stessa come accadde nei campi di sterminio: solo attraverso la consapevolezza storica possiamo difendere con fermezza i valori democratici e arginare una piaga che non deve mai più trovare cittadinanza nelle nostre società.

Antonella Sberna
Vicepresidente del Parlamento europeo

Mauro Rotelli
Presidente della Commissione Ambiente, Territorio e Lavori pubblici della Camera dei deputati

Daniele Sabatini
Capogruppo FdI al Consiglio regionale del Lazio

Giulio Zelli
Presidente della Commissione Agricoltura e Ambiente 


Battistoni (Fi): “Giornata della Memoria, un dovere combattere ogni forma di odio e intolleranza”

La Giornata della memoria costituisce per tutti noi un monito profondo affinché combattiamo, con tutte le forze, ogni forma di odio e intolleranza.

La Shoah è stato il dramma più orribile del ‘900 ma purtroppo, ancora oggi, pulsioni antisemite attraversano le società di tutto il mondo.

Abbiamo il dovere di contrastarle con la cultura della libertà e della consapevolezza storica. E’ una sfida che dobbiamo raccogliere soprattutto per proteggere le generazioni più giovani.

Francesco Battistoni
Deputato di Forza Italia
Segretario di presidenza della Camera


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27 gennaio, 2026

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