Orte – “L’agricoltura italiana è sotto attacco. Tra pignoramenti e costi insostenibili, si rischia il collasso sociale”. Il duro appello alla politica lanciato dall’organizzatore del presidio degli agricoltori in corso a Orte, Antonio Monfeli.
Orte – La protesta degli agricoltori al casello
Questa mattina al casello di Orte la mobilitazione che, pur non avendo raccolto i numeri sperati, ha messo sul tavolo temi di una gravità assoluta.
Nonostante una partecipazione contenuta, circa una ventina di operatori e una decina di mezzi radunati dalle 9, la determinazione dell’organizzatore, Antonio Monfeli, è rimasta centrale.
Orte – La protesta degli agricoltori al casello
L’area della rotonda adiacente all’ingresso della A1 è stata monitorata costantemente dalle forze dello Stato: sul posto sono intervenuti gli agenti della polizia locale, della polizia di stato, i carabinieri e i militari della guardia di finanza, che hanno garantito il regolare svolgimento della protesta e la gestione della viabilità.
Orte – La protesta degli agricoltori al casello
Più che sulla forza numerica, la giornata si è concentrata sulla forza delle idee proposte da Monfeli, che ha delineato un quadro preoccupante per l’intera cittadinanza.
Secondo l’organizzatore, Antonio Monfeli, il vero problema non è l’affluenza in piazza, ma la condizione generale degli italiani: “Siamo qui oggi perché vogliamo sensibilizzare la politica e il popolo su una situazione drammatica. La gente è povera, non arriva a fine mese. Secondo l’Istat ci sono sei milioni di nuovi poveri, eppure lo stato spende risorse per la guerra invece di investire sull’Italia. Questo sistema è una violenza verso la maggioranza dei cittadini”.
Orte – Le forze dell’ordine alla protesta degli agricoltori al casello
Il cuore del messaggio di Monfeli tocca i cardini della democrazia e della sopravvivenza economica del settore: “La nostra costituzione repubblicana viene continuamente violata. Se si rispettassero davvero i principi fondamentali, chi governa non sarebbe nemmeno legittimato a farlo. Nel frattempo, ogni anno chiudono 37mila aziende agricole. Ci stanno liquidando per favorire i colossi industriali e il cibo processato americano, un modello fallito che produce solo malattie. Dobbiamo difendere la qualità dei nostri antenati”.
Orte – La protesta degli agricoltori al casello
Uno dei punti più amari toccati durante il presidio riguarda la disparità di trattamento normativo, un tema che spiega anche la stanchezza di molti produttori.
“In Italia – prosegue Monfeli – se un agricoltore non paga un conto corrente, subisce pignoramenti immediati e gli viene chiusa l’attività; all’estero invece producono senza tutele, spesso sfruttando i bambini, e noi importiamo tutto senza filtri. Questa non è solo la battaglia di chi ha i trattori: è una battaglia sociale. I nostri nonni hanno combattuto per un’Italia libera, ma oggi siamo oppressi da ritmi inumani e molti non hanno ancora capito l’entità del pericolo”.
Orte – La protesta degli agricoltori al casello
La giornata odierna ha rappresentato un tentativo di dare visibilità a un malessere che investe i profitti e l’identità stessa del lavoro agricolo. Al di là dell’affluenza numerica registrata allo snodo di Orte, l’iniziativa ha voluto porre l’accento sulla distanza percepita tra le normative centrali e le necessità quotidiane delle imprese, richiamando l’attenzione delle istituzioni sulla sostenibilità sociale dell’intera filiera agroalimentare.
Luca Trucca
Copyright Tusciaweb srl - 01100 Viterbo - P.I. 01994200564PRIVACY POLICY