Caprarola – Non emergenza, ma salute pubblica. Non reazione tardiva, ma prevenzione precoce. È questa la linea tracciata dalla Asl di Viterbo sulla salute mentale degli adolescenti al termine dell’iniziativa “La fatica di crescere”, che si è svolta ieri alle Scuderie di Palazzo Farnese a Caprarola. Un messaggio chiaro, portato con forza da Cristiana Morera, direttrice del Dipartimento di Salute mentale: i comportamenti a rischio dei ragazzi non vanno stigmatizzati, ma letti come segnali da intercettare in tempo.
Caprarola – Il progetto “La fatica di crescere” – Cristiana Morera
Nel suo intervento Morera ha spostato il baricentro del discorso: dall’allarme al sistema, dall’emergenza alla programmazione. La salute mentale in adolescenza, ha spiegato, non si tutela solo inseguendo i rischi, ma riconoscendo e sostenendo ciò che già funziona nelle vite dei ragazzi. “Il rischio non è una categoria morale – ha detto – ma un indicatore precoce di vulnerabilità che ci chiede di agire prima, non dopo”.
Questa visione trova un solido ancoraggio nei dati Selfie raccolti nella provincia di Viterbo, che raccontano una generazione tutt’altro che priva di risorse. L’ascolto quotidiano della musica coinvolge oltre il 70–80 per cento degli studenti ed è, dal punto di vista clinico, un canale di regolazione emotiva. Lo sport resta un potente fattore protettivo: lo pratica almeno mensilmente l’85 per cento degli studenti delle medie e il 75 per cento delle superiori. La famiglia, soprattutto nella prima adolescenza, continua a essere percepita come presente e disponibile, mentre le amicizie rappresentano uno spazio centrale di appartenenza e condivisione emotiva. Anche l’uso dei social, ha ricordato Morera, è prevalentemente relazionale: serve a mantenere legami, non solo a consumare contenuti.
Eppure, queste risorse “non bastano più” se restano isolate, non riconosciute e non accompagnate dai contesti educativi e istituzionali. È qui che emergono le criticità strutturali. I dati mostrano, infatti, che l’uso eccessivo e notturno del digitale riguarda il 47 per cento degli studenti delle medie e sale al 64 per cento alle superiori, con effetti documentati su sonno e regolazione emotiva. Il disagio psicologico e i comportamenti autolesivi compaiono già nella prima adolescenza, mentre l’insoddisfazione corporea coinvolge circa il 40 per cento dei ragazzi, con un impatto maggiore sulle ragazze. Alle scuole superiori, inoltre, si osserva una progressiva normalizzazione del consumo di sostanze e del gioco d’azzardo.
Sul digitale Morera ha invitato a evitare letture semplicistiche. “Non è il digitale in sé il problema – ha sottolineato – ma quando diventa l’unico regolatore emotivo disponibile. Può essere anche un’area di salute, se progettato in modo sicuro e condiviso con gli adulti”.
Da qui nasce la proposta della Asl: costruire un sistema di prevenzione stabile, non interventi occasionali. Un orientamento che si collega sia al modello danese di prevenzione integrata sia alla recente legge regionale del 28 gennaio 2026 sul benessere psicologico a scuola, pensata per rendere strutturale il supporto agli studenti e rafforzare il ruolo educativo degli istituti.
In questa cornice si inserisce anche il nuovo Piano nazionale di azione per la salute mentale 2025–2030, che – con risorse dedicate nella legge di bilancio 2026 – chiede ai dipartimenti di Salute mentale di non limitarsi alla cura delle diagnosi conclamate, ma di governare il continuum che va dal benessere al rischio fino alla cura.
Caprarola – “La fatica di crescere” – Cristiana Morera e Salvatore Regoli
“Il nostro mandato è chiaro – ha detto Morera –: intercettare precocemente, integrare prevenzione e cura, lavorare in rete e trasformare i segnali di disagio in opportunità di accompagnamento”.
Nel territorio viterbese questa direzione è già avviata con ambulatori dedicati ai disturbi del neurosviluppo e ai disturbi della nutrizione e dell’alimentazione in adolescenza, insieme ai progetti di prevenzione nelle scuole previsti dal piano sulle dipendenze. Ma per il 2026 il dipartimento intende fare un passo ulteriore.
La strategia si articola lungo tre assi: rendere l’accesso ai servizi più precoce e a bassa soglia per i ragazzi con disagio emergente, portando la salute mentale fuori dagli ambulatori e nei contesti di vita; costruire risposte condivise all’autolesionismoinsieme a scuola, pediatri e famiglie; consolidare la prevenzione su digitale, sonno ed emozioni, riconosciute come dimensioni centrali – e non accessorie – della salute mentale.
Non si tratta di promesse astratte, ma di azioni misurabili e realizzabili, fondate su un principio che attraversa tutto l’intervento di Morera: il rispetto. Rispetto per i giovani che cercano spazio tra regole e desideri, rispetto per le famiglie che ogni giorno provano a comprendere i propri figli, rispetto per le scuole che intercettano segnali di vulnerabilità ma spesso non dispongono di strumenti adeguati.
Il filo rosso che lega dati, analisi e proposte è chiaro: i comportamenti a rischio in adolescenza non sono eventi isolati, ma segnali precoci di un bisogno di salute mentale che attraversa famiglie, scuola e comunità. La risposta, per la Asl di Viterbo, non può più essere settoriale né emergenziale. Deve diventare sistemica, integrata e continuativa.
In gioco non c’è solo la cura del disagio, ma la capacità di accompagnare la crescita, sostenere le risorse e prevenire che la vulnerabilità si trasformi in malattia.
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