Viterbo – Riceviamo e pubblichiamo – La figura di Gabriele di Francesco, figlio del più noto Francesco d’Antonio detto il Balletta, rappresenta una delle presenze più affascinanti e allo stesso tempo più elusive del panorama artistico viterbese del 15esimo secolo.
La sua opera è oggi estremamente rara: sono pochissimi i dipinti superstiti e soltanto uno di essi è documentato. Ogni nuova attribuzione accresce in modo sostanziale le possibilità di comprendere un capitolo ancora lacunoso della pittura del Lazio settentrionale.
La riscoperta di questo Cristo benedicente, finora noto solo in parte alla letteratura specialistica costituisce quindi un tassello fondamentale per ricostruire l’identità della scuola pittorica viterbese del Quattrocento e gli influssi umbri e centroitaliani che percorrevano le vie artistiche tra Orvieto, Viterbo e Roma
L’opera dialoga strettamente con i dipinti certi di Gabriele – come le tavole di Orte del 1473 – e con i pannelli del polittico di Ronciglione, suggerendo un momento di piena maturità ma ancora legato all’eredità paterna.
Considerata la più autorevole fiera al mondo per l’arte antica, Tefaf Maastricht offre il contesto ideale per riportare all’attenzione internazionale un artista rimasto per secoli nell’ombra.
Flavio Gianassi, che presenterà il dipinto, sottolinea: “Si tratta di un’opera rara, emblematica e profondamente radicata nel linguaggio artistico della Tuscia. Restituirla al dibattito critico è un passo importante per la ricostruzione dell’identità visiva del Quattrocento a Viterbo”.
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