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Cronaca - La città si stringe alla famiglia del bimbo deceduto al Monaldi – In ospedale fiori, peluche e la visita del procuratore aggiunto

Morte del piccolo Domenico, l’abbraccio di Napoli dopo l’addio – La madre: “Adesso voglio solo giustizia e verità”

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Napoli – La notizia della morte era già nell’aria da ore, ma quando è diventata ufficiale la città si è mossa in silenzio verso l’ospedale Monaldi. Fiori bianchi, un orsacchiotto lasciato ai cancelli, un via vai composto di persone comuni. Così Napoli ha salutato Domenico Caliendo, il bimbo di due anni e quattro mesi spentosi ieri alle 9,20 dopo settanta giorni di ricovero in terapia intensiva.

Domenico Caliendo

Domenico Caliendo


All’interno del reparto, accanto ai genitori, c’è stato anche il cardinale di Napoli, don Mimmo Battaglia, che ha pregato con la famiglia poco prima dell’ultimo respiro. Poco dopo è arrivato il procuratore aggiunto Antonio Ricci, che coordina le indagini, rimasto a lungo per incontrare mamma Patrizia e papà Antonio e garantire che gli accertamenti proseguiranno.

La direzione dell’Azienda ospedaliera dei Colli ha parlato di “improvviso e irreversibile peggioramento delle condizioni cliniche”, esprimendo cordoglio e vicinanza. Analogo il messaggio dell’Ordine dei medici e odontoiatri, che ha sottolineato il dolore condiviso dall’intera comunità sanitaria.

Il piccolo era stato sottoposto a trapianto il 23 dicembre 2025. Dopo l’intervento aveva affrontato complicazioni gravissime, tra cui due emorragie e un’infezione post operatoria, restando collegato a un macchinario per il supporto cardiaco. Negli ultimi giorni le condizioni erano progressivamente peggiorate.

Domenico Caliendo con la madre Patrizia Mercolino

Domenico Caliendo con la madre Patrizia Mercolino


Davanti all’ospedale, mentre le troupe televisive occupavano il piazzale, cittadini di ogni età hanno atteso in silenzio. Tra loro anche il consigliere municipale Francesco Ruggiero, che ha consegnato un mazzo di piccoli fiori bianchi alla madre.

“Adesso voglio solo giustizia e verità, qualcuno dovrà pagare”, ha detto mamma Patrizia Mercolino. Parole che riaprono il capitolo delle responsabilità, mentre la città continua a stringersi attorno a una famiglia travolta dal dolore.


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22 febbraio, 2026

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