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Referendum e riforma costituzionale - L’ex presidente del Senato mette in guardia sui rischi per l’autonomia del pubblico ministero: “Il sorteggio è una lotteria, la politica è un fiume e la magistratura il suo argine” - L’intervento al dibattito promosso da Centro studi europei e internazionali, Articolo 3, fondazione Gualtiero Sarti e Percorso Unitus - Con Daniela Preziosi e Maurizio Ridolfi

Giustizia, Grasso: “Indebolire il csm significa indebolire la democrazia…”

di Patrizia Prosperi
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Viterbo – Un accendino d’argento Dunhill custodito come una reliquia civile e una metafora potente per spiegare il senso della democrazia. Pietro Grasso torna a Viterbo e affida a un ricordo di Giovanni Falcone e a un’immagine semplice – il fiume e gli argini – la sua critica alla riforma costituzionale sulla giustizia.

Pietro Grasso

Pietro Grasso


Non è un dibattito tecnico, né una disputa tra addetti ai lavori. Per l’ex magistrato e già presidente del senato, il referendum tocca il cuore dell’equilibrio tra poteri dello Stato. “Tutto ciò che è controllo dà fastidio e si cerca di eliminarlo”, ha detto, mettendo in guardia da un progressivo indebolimento dell’autonomia del pubblico ministero e del Consiglio superiore della magistratura. 

Questa sera sala stracolma, gente in piedi per Pietro Grasso e dire no alla riforma costituzionale. Al teatro San Leonardo non si aspettava tanta partecipazione. Pietro Grasso è arrivato puntuale ed è stato accolto da un’acclamazione calorosa. Il tema: il referendum costituzionale del 22 e 23 marzo sulla riforma della giustizia. 

L'incontro con Pietro Grasso per dire no alla riforma costituzionale sulla giustizia - Asinistra Maurizio Ridolfi a destra Daniela Preziosi

L’incontro con Pietro Grasso per dire no alla riforma costituzionale sulla giustizia – A sinistra Maurizio Ridolfi a destra Daniela Preziosi


Non è la prima volta che Grasso viene a Viterbo. Chi era presente ai Pirati della Bellezza nel 2022 ricorda ancora l’emozione di quella serata, quando tirò fuori dalla tasca il piccolo accendino d’argento Dunhill. Lo aveva ricevuto da Giovanni Falcone pochi giorni prima della strage di Capaci. “Se riinizio a fumare me lo devi ridare”, gli aveva detto Falcone con un sorriso. Non c’è stato tempo. Quell’accendino Grasso lo tiene sempre con sé. Ogni volta che lo accende, è storia.

La giornalista Daniela Preziosi, questa sera, lo ha stuzzicato ricordando che per qualche settimana ha ricoperto le funzioni di presidente della repubblica. Grasso si è schermito con eleganza: “Non è più il tempo”. Una battuta, ma anche la cifra di un uomo che non ama i riflettori su sé stesso, preferisce i riflettori sulla giustizia.

Daniela Preziosi

Daniela Preziosi


Molti pensano che questo referendum riguardi soltanto la separazione tra giudici e pubblici ministeri. Ma non è così. La riforma tocca ben sette articoli della costituzione e cambia in profondità l’architettura della giustizia italiana così come fu pensata dai padri costituenti. Grasso è stato netto: questa non è una riforma costituzionale nata da una vera convinzione. È una riforma del governo. E la differenza non è di poco conto.

A dimostrazione, un dato che ha colpito la platea: “Vale la pena ricordare che nel maggio del 1994, quando era ancora sostituto procuratore a Venezia, Carlo Nordio firmò un appello di magistrati contrari alla separazione delle carriere. Oggi è il principale sponsor di quella stessa riforma: “Forse non la sente fino in fondo nemmeno lui, questa riforma”, afferma Pietro Grasso.

Il magistrato amico di Falcone e Borsellino, è stato netto su tutto: “Tutto ciò che è controllo dà fastidio e si cerca di eliminarlo”.

Uno dei punti più contestati della riforma è l’introduzione del sorteggio al posto dell’elezione per scegliere i componenti del csm. Grasso lo ha detto con chiarezza: “Il sorteggio è una lotteria. Chi ci va, ci va, non ha importanza”. Ha ricordato che le correnti interne alla magistratura non sono necessariamente un male come si cerca di far pensare: “Non dimentichiamo che magistrati come Falcone hanno creato una corrente perché lì è la fucina delle idee, delle posizioni su come intendere il rapporto della magistratura con la società. Perché non accettare in democrazia questo pluralismo?”.

L'incontro con Pietro Grasso per dire no alla riforma costituzionale sulla giustizia - A sinistra Maurizio Ridolfi a destra Daniela Preziosi

L’incontro con Pietro Grasso per dire no alla riforma costituzionale sulla giustizia – A sinistra Maurizio Ridolfi a destra Daniela Preziosi


Il problema semmai sono le deviazioni — e su quelle bisogna intervenire con strumenti mirati, non cancellando la rappresentanza democratica. “Tutti i consigli dell’ordine — degli avvocati, dei giornalisti, dei medici — hanno un sistema elettivo. Questo si chiama rappresentanza democratica. Il sorteggio invece è altro”, ha ricordato Grasso.

Pietro Grasso ha anche proposto una sua alternativa: un sistema di primarie in piccoli collegi territoriali, capace di portare al csm persone competenti e indipendenti dalle correnti, senza però eliminare il principio della scelta democratica.

Ma il cuore del ragionamento di Grasso va ancora più in profondità. La riforma, ha spiegato, usa parole subdole senza rivelare i veri obiettivi. “Si parla di riforma della giustizia, ma la giustizia non viene assolutamente intaccata nei suoi mali essenziali. I processi non saranno più veloci. I cittadini non saranno più tutelati”.

Il pericolo reale sta nell’articolo 107 della costituzione, quello che oggi garantisce le prerogative del pubblico ministero. Una volta separato il pm dai giudici e indebolito l’articolo 104, basterà una legge ordinaria — approvabile da qualsiasi maggioranza di governo — per ridurre progressivamente l’autonomia del pm. “Capite perché non si è riusciti a farlo dal 1994 ad oggi? Perché l’ostacolo era proprio quell’articolo 104. Staccato il 104, basta la legge ordinaria”.

Il rischio concreto è quello di un pubblico ministero sempre più vicino all’esecutivo, sempre meno autonomo per Grasso: “La polizia giudiziaria dipende amministrativamente dai ministeri. Se si toglie al pm la direzione delle indagini, diventa sostanzialmente l’avvocato della polizia. Non avrà più nessuna capacità di iniziativa autonoma. E questo deve fare paura a tutti i cittadini, non solo ai magistrati”.

L'incontro con Pietro Grasso per dire no alla riforma costituzionale sulla giustizia

L’incontro con Pietro Grasso per dire no alla riforma costituzionale sulla giustizia


La metafora con cui Grasso ha concluso il suo ragionamento è di quelle che rimangono impresse: “Io vedo la politica come un fiume che scorre, e la magistratura — così come è stata pensata dai nostri padri costituenti — come degli argini. Se si indeboliscono gli argini, il fiume rischia di scappare e invadere dappertutto. Questo deve essere il pensiero che ci guida al voto”.

Grasso ha citato anche le parole del presidente della repubblica Sergio Mattarella, che si era recato al csm non solo nella sua veste di presidente dell’organo, ma come garante supremo delle istituzioni, per ribadire il valore dell’indipendenza della magistratura. Un segnale, ha osservato Grasso, che non va sottovalutato.

Maurizio Ridolfi, Pietro Grasso, Daniela Preziosi e Enzo Palmisciano

Maurizio Ridolfi, Pietro Grasso, Daniela Preziosi e Enzo Palmisciano


Pietro Grasso è stato intervistato dalla giornalista Daniela Preziosi, originaria di Viterbo, del quotidiano Domani. Al dibattito ha partecipato Maurizio Ridolfi dell’Università della Tuscia. Ha coordinato l’incontro Enzo Palmisciano dell’associazione Articolo 3.

L’iniziativa è stata promossa dal Centro studi europei e internazionali, da Articolo 3 associazione culturale, dalla fondazione Gualtiero Sarti e da Percorso Unitus.

Patrizia Prosperi


Maurizio Ridolf

Maurizio Ridolfi

L'incontro con Pietro Grasso per dire no alla riforma costituzionale sulla giustizia


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23 febbraio, 2026

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