Tuscania – Riceviamo e pubblichiamo – Nel quartiere ex Gescal di Tuscania, la dignità umana sta affogando. Mentre i vertici dell’Ater si riempiono la bocca con slogan sulla legalità e il decoro, la realtà dei fatti parla una lingua diversa: quella della muffa, delle infiltrazioni e dell’abbandono strutturale.
Oggi, in quegli appartamenti che dovrebbero essere rifugi sicuri, piove letteralmente in casa. Non stiamo parlando di umidità, ma di un’inagibilità cronica che costringe i residenti a una lotta quotidiana contro l’acqua.
La situazione ha raggiunto una gravità inaccettabile. Ci sono pazienti oncologici, persone che avrebbero diritto al massimo dell’igiene e del riposo, costrette a letto mentre l’acqua cade dal soffitto.
Questa situazione non solo rischia di aggravare situazioni patologiche già esistenti, ma rende anche le case insicure fra pavimenti scivoloso e impianti elettrici a contatto con l’acqua. Senza l’uso costante di bacinelle e secchi disseminati per tutte le stanze, gli inquilini si ritroverebbero infatti con l’acqua alle caviglie. È questa la “casa dignitosa” promessa? Stiamo assistendo da alcuni mesi a una massiccia campagna pubblicitaria dell’Ater sul tema della legalità, culminata con lo sgombero forzato di diverse famiglie. Ma che cos’è la legalità per l’ente?
È legale pretendere il canone d’affitto per immobili fatiscenti? È legale lasciare che i cittadini più fragili vivano in condizioni sub-umane? La legalità non può essere una clava usata solo per cacciare la povera gente; la legalità deve essere, innanzitutto, il rispetto del diritto all’abitare. Un tetto che non tiene l’acqua è una violazione contrattuale e morale verso la cittadinanza.
Come Cobas, abbiamo inviato solleciti, diffide e richieste d’intervento. Siamo arrivati a chiedere un incontro urgente in prefettura, denunciando la gravità di un’emergenza che non è più solo edilizia, ma di ordine pubblico e sanitario.
Ad oggi, il silenzio delle istituzioni è totale. La prefettura sembra disinteressata a quanto accade nel quartiere ex Gescal, voltando le spalle a una comunità che chiede solo di non affogare tra le proprie mura domestiche.
I Cobas sono al fianco degli inquilini, non accetteremo più rimpalli di responsabilità tra enti o attese interminabili. Senza un intervento immediato, strutturale e risolutivo che ponga fine a questo scempio, metteremo in campo tutte le azioni di lotta necessarie. Non lasceremo che il diritto alla salute e alla casa venga calpestato dall’inerzia burocratica.
La casa è un diritto, la dignità non è negoziabile.
Elisa Bianchini
Cobas diritto all’abitare
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