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Viterbo - Il ricordo di don Gianluca Scrimieri

190 anni fa nasceva suor Benedetta Frey

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Viterbo – Riceviamo e pubblichiamo – La venerabile serva di Dio Maria Benedetta Frey (al secolo: Ersilia Penelope) nacque il 6 marzo 1836 a Roma, esattamente 190 anni fa.  Dal 1841 al 1847, frequentò la scuola delle Maestre Pie dove, oltre alla comune istruzione, le furono impartite lezioni di musica, di taglio, cucito e ricamo. Successivamente, continuò la sua formazione presso l’educandato delle suore Domenicane, completando anche il suo cursus musicale. 

Suor Maria Benedetta Frey

Suor Maria Benedetta Frey


Sentendosi chiamata alla vita religiosa, vinte le resistenze della famiglia, nel 1856 entrò nel monastero della Visitazione delle Monache Cistercensi in Viterbo. Superata anche la difficoltà della mancanza della prescritta dote, prese l’abito monastico, assumendo il nome di Maria Benedetta Giuseppa. In cambio della dote le fu chiesto di essere maestra di musica. Il 2 luglio 1858 emise la professione solenne.
 
Verso la fine del 1861 fu colpita da paralisi alla gamba sinistra, che si estese ben presto al braccio sinistro e alla spina dorsale. Immobilizzata a letto, non potendo poggiare il capo sui guanciali a causa di acuti dolori, né tenerlo eretto, perché gli ricadeva inerte sul petto con pericolo di soffocamento, le si doveva sostenere la fronte con cordicelle e bende. In questa posizione rimase per cinquantadue anni. Tutto ciò, unito ad una fistola al braccio, ad una piaga al tallone del piede destro ed a frequenti bronchiti e polmoniti, che le causavano forti e incessanti dolori in tutto il corpo.
 
Non meno gravi furono le sofferenze dell’anima nel vedersi non più utile alla comunità, per non poter partecipare al coro e alle altre pratiche di pietà. Ricorrendo alla preghiera e con l’aiuto di vari padri spirituali, desiderò compiere la volontà di Dio, mantenendo una tranquillità di spirito che la portava a non lamentarsi mai dei suoi mali.
 
Regolato l’accesso in modo da non disturbare la comunità e concessi i dovuti permessi dell’autorità ecclesiastica, la sua cameretta divenne meta di continui pellegrinaggi di persone d’ogni ceto. Esercitava così un benefico apostolato diretto in aggiunta a quello silenzioso della preghiera e del sacrificio, estendendosi oltre il monastero mediante una fitta corrispondenza epistolare. Con lettere ispirate, confortava i carcerati, esortandoli alla rassegnazione e alla conversione. Morì a Viterbo il 10 maggio 1913.
 
Suor M. Benedetta è attuale ed esemplare perché: ha saputo dare senso alla vita, alla sofferenza, al dolore, perché era innamorata fortemente di Cristo; nonostante l’immobilità, è stata capace di creare un grande movimento: di preghiera, di carità e di relazioni, sempre di buon umore e sorridente; per la virtù della fortezza che ha esercitato. Oggi ci si domanda: quanta fragilità, quanti pensieri deboli, quanto pessimismo, indifferenza! Tutto ciò fa pensare che si ha più paura di vivere che di morire; ha amato e si è offerta totalmente, si è donata; una persona che ha saputo trasformare i propri limiti e sofferenze in una fonte di guarigione per gli altri, con la grazia divina; non ha scelto l’eutanasia, ma ha preferito seguire la Croce.

Si tende a fuggire dalla sofferenza, è la scelta più facile e più comoda. È sempre più forte la tentazione di togliersi la vita, di staccare la spina, perché la vita di un feto malato, di un vecchio o di un malato grave o disabile… non è utile a nessuno tanto meno alla società. Viene pregata per i malati gravi, per la riconciliazione tra due persone e per le coppie che hanno difficoltà a procreare. È la madrina dei sacerdoti e dei seminaristi. Si può vedere la pagina su Fb “Benedetta Frey”. 

Don Gianluca Scrimieri

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6 marzo, 2026

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