Viterbo – Riceviamo e pubblichiamo – Dire centro storico di Viterbo, è subito si abbina l’aggettivo medievale, banalmente nel medioevo non esistevano le automobili, constatazione alla “Catalano” personaggio televisivo proposto da Arbore, decenni fa, quindi la sua conformazione non consente certo di avere per tutti i residenti l’auto parcheggiata di fronte alla porta di casa.
Sento circolare, leggo, proposte alquanto singolari multipiano, sotterranei, opere costose magari faraoniche ma che non risolverebbero il problema dei residenti. Persone eroiche che resistono ormai privati di servizi di ogni tipo, visto la fuga sempre più evidente ed importanti di molte categorie, commerciali e non, che stanno portando a un progressivo depauperamento del centro storico.
Credo che molto semplicemente i residenti avrebbero bisogno di parcheggi quanto più possibile diffusi, ma che dovrebbero essere dedicati, riservati, non è certo con la gratuità prevista per alcune zone residuali con le strisce blu, (tra l’altro molte interdette per lavori con ritardi inimmaginabili) che la questione si ritiene risolta, dal momento che gli stalli possono essere occupati da chiunque, anche non residenti. Credo che Viterbo sia l’unica città dove non vi sia alcuna limitazione di accesso a tutti a tutte le ore a tutti i settori, quindi dove posso accedo e parcheggio.
Un piano degli anni ’70/80 (piano Quaglia mi sembra di ricordare, nome dell’esperto chiamato a redigerlo) prevedeva che l’accesso al centro per i non residenti fosse contingentato in orari ben precisi, non era molto, credo fosse un compromesso in difesa di alcune categorie, mai applicato, e la situazione non era certo quella attuale con la crescita inarrestabile della mobilità individuale. Il liberi tutti non ha certo salvato la crisi del centro storico, solo peggiorato la qualità della vita di chi ancora resiste, vi abita, e opera.
Capisco e non credo che la gestione economica delle strisce blu da parte della fatidica società Francigena partecipata e posseduta dal comune, sia estranea dal momento che è tesa a praticare il massimo risultato possibile, “resista” e vada in conflitto con il buon senso e non gradisca una soluzione logica e praticata in moltissimi centri storici. Quella di avere una segnaletica orizzontale dedicata che individui inequivocabilmente il singolo stallo riservato gratuito in tutto il centro ai residenti autorizzati, tra l’altro mettendo ordine al caos ed al parcheggio selvaggio a cui sono costretti anche i residenti nel tentativo di “portare” l’auto in casa.
Sarebbe un passo verso la maggiore vivibilità del centro storico, bisognoso di altri interventi, magari oggetto di un piano organico serio, e non solo foto opportunity dei soliti noti con innumerevoli annunci con tanto di “fondi” a profusione per l’utilizzo di molti contenitori, tra l’altro di proprietà pubblica, e contribuire ad arrestare l’emorragia la fuga dal centro storico.
Mi vengono in mente: ex ospedale, palazzo Calabresi, ex tribunale, istituto via San Pietro, Sallupara. Ne dimentico sicuramente altri, di cui non si prevede o non si sa del futuro riutilizzo, quali finalità, quali ritorni per la città. Per i cittadini sarebbe utile sapere oltre l’intervento edilizio, cosa si farà in futuro, quali benefici porteranno questi interventi alla città, magari anche sul piano occupazionale. Insomma oltre il progetto architettonico e il computo metrico dei lavori, bisognerebbe introdurre la necessità (obbligatorietà) di un progetto organico di fattibilità con la programmazione pluriennale e utilizzo a regime dell’opera prima di mettere mano a risorse pubbliche.
Nazzareno Paoletti
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