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Montecchio - In occasione del 15 marzo, Giornata Nazionale del Fiocchetto Lilla contro i disturbi alimentari, il punto della Fondazione con la dott.ssa Laura Dalla Ragione, tra i massimi esperti nel settore

Disturbi alimentari, l’analisi di Fondazione Cotarella: numeri in crescita e l’evoluzione del fenomeno

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Montecchio – Come ogni anno ormai dal 2012, anche il prossimo 15 marzo ricorre la Giornata nazionale del Fiocchetto lilla per i disturbi alimentari, un’occasione per riflettere ancora una volta su un fenomeno sociale che sta assumendo particolare gravità.

I numeri, infatti, anche in questi ultimi anni si mostrano in drammatico aumento in Italia, mentre sempre più urgente diventa un’azione concreta di prevenzione della patologia e il sostegno fattivo ai pazienti e alle famiglie che, troppo spesso si trovano ad affrontare il problema da soli e con pochi strumenti a disposizione.

La dott.ssa Laura Dalla Ragione

La dott.ssa Laura Dalla Ragione


In questa occasione, Fondazione Cotarella che dal 2021 si occupa di sensibilizzazione, prevenzione dei DNA e sostegno ai pazienti e alle loro famiglie prima e dopo la cura, ha voluto fare il punto sul fenomeno insieme alla dott.ssa Laura Dalla Ragione, Psichiatra e psicoterapeuta, tra i massimi esperti in Italia di DNA, da sempre al fianco della Fondazione.

I DNA IN ITALIA – Nei primi anni 2000 coloro che soffrivano di disturbi dell’alimentazione in Italia erano circa 300mila; oggi, secondo l’ultima rilevazione del Ministero della Salute, sono oltre 3 milioni.

Questi numeri, tuttavia, sono sottostimati – spiega la dott.ssa Dalla Ragione – perché molte persone non arrivano alle cure; molti, troppi, non chiedono aiuto perchè non conoscono e riconoscono i sintomi o perchè sono bloccati dalla paura e dalla vergogna. Nonostante questo, il Numero Verde nazionale della Presidenza del Consiglio dei Ministri, dedicato ai DCA – 800 180969 – negli ultimi anni ha registrato un incremento delle richieste di aiuto, raddoppiate nel 2020 e addirittura triplicate nel 2023. Il fenomeno – prosegue la dott.ssa Dalla Ragione – rappresenta la seconda causa di morte di adolescenti dopo gli incidenti stradali.

Come ormai è noto, ad aggravare ulteriormente la situazione è stata la pandemia e il  relativo lockdown: i dati del Ministero della Salute evidenziano un aumento del 30% dei casi, soprattutto tra i giovanissimi, con esordio anche a 8 o 9 anni e complicanze mediche e psichiatriche molto gravi.

Sorelle Cotarella: Enrica, Dominga e Marta

Le sorelle Cotarella: Enrica, Dominga e Marta


“I DNA, inoltre, non riguardano più solo le donne. – spiega ancora la dottoressa Dalla Ragione – Oggi, il 20% dei pazienti tra i 12 e i 17 anni è costituito da maschi. Il lockdown ha fatto emergere una sofferenza maschile rimasta, fino a quel momento, più nascosta. Il motivo è collegato al diverso rapporto che anche i ragazzi hanno con il proprio corpo, divenuto sempre più teatro di forte disagio. Non a caso, – aggiunge – il numero di accessi alle strutture di cura territoriali e ospedaliere da parte di pazienti di sesso maschile sono aumentati di 4 volte tra il 2020 e il 2021. Tra dieci anni, probabilmente, i DCA non saranno più un disturbo di genere“.

Laboratori di cucina di Fondazione Cotarella

Laboratori di cucina di Fondazione Cotarella


NUOVE PATOLOGIE – Nel tempo anche le patologie identificabili come DNA sono cambiate. Quella prevalente, ad esempio, non è più l’Anoressia nervosa ma patologie legate al discontrollo degli impulsi come la Bulimia e il Disturbo da alimentazione incontrollata.

“Ci sono anche nuove declinazioni dei Disturbi del comportamento alimentare – spiega ancora Dalla Ragione – come il cosiddetto Arfid, acronimo di Avoidant Restrictive Food Intake Disorder, inserita nel 2013 nel manuale diagnostico degli psichiatri il DSM-5 (Diagnostic and Statistical Manual of Mental Disorders), ma ancora pococonosciuta. Chi soffre di Arfid mangia una gamma molto ristretta di cibi. Il disturbo può manifestarsi a tutte le età, ma è più frequente nell’infanzia e nell’adolescenza, e riguarda per il 60% i maschi e per il 40% le femmine. Abbiamo poi la Diabulimia, che colpisce pazienti con diabete di tipo 1, i quali usano l’insulina come metodi di controllo del peso; l’Ortoressia, vera e propria ossessione del mangiare sano, molto diffusa nel mondo delle palestre, o la Bigoressia ovvero l’ossessione della massa muscolare che colpisce soprattutto gli uomini. Purtroppo, nel 60% dei casi  – sottolinea – nei disturbi alimentari si rileva anche la presenza di fenomeni come l’autolesionismo, che ha avuto una grande diffusione soprattutto con l’avvento dei social”.

15 Marzo, Giornata Nazionale del Fiocchetto Lilla

15 Marzo, Giornata Nazionale del Fiocchetto Lilla


I SOCIAL –Negli ultimi anni, chi lavora nel campo dei DNA si è trovato a dover combattere contro un potentissimo fattore di diffusione del disturbo: i social media.

Il legame tra l’insorgenza e/o il mantenimento di un disturbo alimentare e il tempo passato sui social media,  – sono ancora le parole della dott.ssa Dalla Ragione – è stato oggetto di diversi studi che ne evidenziano la correlazione. Da tali studi emerge, infatti, che l’uso problematico dei social è associato a una diminuzione dell’autostima e della soddisfazione, a un cambiamento dell’immagine corporea e a un aumento di sintomi depressivi, l’interiorizzazione di ideali di magrezza, il monitoraggio del corpo”.

Il centro Verdeluce situato nella campagna di Montecchio nella Tuscia umbra

Il centro Verdeluce situato nella campagna di Montecchio nella Tuscia umbra


ASSISTENZA – I centri per i DNA in Italia, secondo il censimento della Mappa DCA dell’Istituto Superiore di Sanità, sono in tutto 150, di cui 120 fanno parte del Servizio Sanitario Nazionale e 30 del privato accreditato. Di questi, 78 sono al Nord, 31 al Centro; e 41 tra Sud e Isole. (www.piattaformadisturbialimentari.iss.it)

L’assistenza in Italia, purtroppo, è a macchia di leopardo, assolutamente insufficiente. – spiega ancora l’esperta – Se, infatti, ci sono regioni, in cui le cure e l’assistenza sono garantite, nella maggior parte mancano centri specializzati, con l’obbligo, per le famiglie, di intraprendere viaggi della speranza per poter curare i propri figli. La metà delle regioni italiane non hanno una rete completa di assistenza, che come suggerito dal Ministero dovrebbe avere diversi livelli, ambulatoriale, semiresidenziale, residenziale e ospedaliero. Inoltre, mancano strutture intermedie, quelle strutture cioè che garantiscano un passaggio graduale tra la fase acuta e quella di riabilitazione, come ad esempio Verdeluce, la struttura che Fondazione Cotarella ha avviato nella campagna umbra, in provincia di Terni.L’assenza di tali strutture può significare per i pazienti andare incontro a ricadute e aggravamenti della patologia nella fase post cura”.

Laura Dalla Ragione, le Sorelle Cotarella e partner di Fondazione Cotarella

Laura Dalla Ragione, le Sorelle Cotarella e partner di Fondazione Cotarella


IL FUTURO -La sfida dei prossimi anni sarà la prevenzione, con quattro aree principali di intervento, secondo le indicazioni del Ministero della Salute, ovvero: la scuola, il mondo dello sport, la diet industry, e i social media.

Gli operatori dovranno lavorare soprattutto sui fattori protettivi da fornire ai ragazzi, aiutandoli ad avere maggiore consapevolezza di sé e autostima, a gestire le emozioni, le abitudini alimentari e l’insoddisfazione corporea; si dovrà lavorare anche a una alfabetizzazione digitale che dia ai ragazzi la capacità di gestire l’impatto emotivo che le piattaforme social  riescano a dare”. 

FONDAZIONE COTARELLA – Nata del 2021, Fondazione Cotarella si è posta come obiettivi, da un lato, quello della prevenzione e del supporto alle strutture sanitarie dedicate, soprattutto nella fase iniziale di ascolto e indirizzo e in quella finale di riabilitazione sociale, e, dallaltro, quello di sensibilizzare la comunità e il territorio, con unattenzione particolare allinclusione giovanile.

Il centro Verdeluce

Il centro Verdeluce


Ha, quindi, aperto un Centro di Ascolto gratuito, prima a Orvieto, quindi, da fine 2025 a  Verdeluce, il centro realizzato a Montecchio, nella Tuscia umbra, al quale si possono rivolgere gratuitamente i pazienti e i loro familiari o amici per avere informazioni e supporto sul percorso da intraprendere. A Verdeluce si svolgono anche attività finalizzate al reinserimento sociale dei ragazzi che hanno terminato la fase acuta della malattia, oltre a iniziative di informazione e sensibilizzazione rivolte all’intera comunità locale. Altre attività rivolte ai più giovani, per l’educazione alimentare e la gestione delle emozioni, sono svolte dallo staff e dai volontari della Fondazione presso le scuole di ogni ordine e grado. Infine, altri appuntamenti, come i laboratori di cucina e gli aperitivi lilla, si svolgono periodicamente in ristoranti e locali pubblici in tutta Italia, con l’obiettivo di favorire un approccio più sereno e condiviso al cibo, raccontato dagli esperti con tutta la passione che hanno per ingredienti e preparazioni.

In questi anni di attività della Fondazione sono state oltre 3mila le persone, soprattutto giovani, che Fondazione Cotarella ha supportato con la sua attività; più di 200 coloro che si sono rivolti al Centro d’ascolto.


 


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13 marzo, 2026

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