Milano – (sil.ca.) – Si è chiuso giovedì scorso nel centro congressuale East End Studios di Milano, di fronte a una platea qualificata di oltre mille persone formata da delegati sindacali bancari, banchieri e giornalisti, il 130esimo consiglio nazionale della Fabi, il sindacato più rappresentativo del settore bancario, con un confronto sulle trasformazioni che stanno ridisegnando il sistema bancario. Dopo due giorni di dibattiti tra manager, economisti e rappresentanti del settore, l’attenzione si è concentrata sugli aspetti regolatori, giuridici e organizzativi della transizione tecnologica. Sullo sfondo resta la questione centrale: come governare l’impatto dell’intelligenza artificiale sul lavoro bancario senza sacrificare occupazione, diritti e qualità professionale?
Intelligenza artificiale e lavoro: tra opportunità e rischi.
Nel confronto tra esperti e giuristi sono emerse letture diverse ma complementari. Il consulente aziendale Luca Di Bartolomei ha proposto una visione orientata alle opportunità: l’intelligenza artificiale può liberare i lavoratori da attività ripetitive e consentire una maggiore focalizzazione sulla qualità delle prestazioni. Un cambiamento che, se gestito correttamente, potrebbe migliorare l’organizzazione del lavoro e l’equilibrio tra produttività e competenze. La riflessione del giuslavorista Michel Martone, invece, ha collocato l’AI all’interno di un passaggio storico più ampio. In un contesto di trasformazioni sociali profonde e di comunità sempre più frammentate, per la prima volta nella storia emerge un’entità artificiale capace di produrre contenuti e decisioni autonome. La domanda, secondo Martone, resta aperta: l’intelligenza artificiale potenzierà il lavoro umano o finirà per sostituirlo? La tecnologia, osserva, possiede una capacità di elaborazione straordinaria ma non dispone di alcune dimensioni fondamentali dell’esperienza umana: non ha memoria vissuta, non possiede empatia, non sviluppa relazioni. Per questo il futuro del lavoro dipenderà sempre di più dalle competenze distintive delle persone – pensiero critico, capacità di collaborazione, intelligenza emotiva – insieme a un approccio etico all’innovazione.
Le implicazioni giuridiche della trasformazione tecnologica.
Il dibattito ha affrontato anche il terreno del diritto del lavoro. Martone ha richiamato alcune evoluzioni già in corso: in determinate circostanze l’introduzione di tecnologie avanzate può configurarsi come elemento nei processi di riorganizzazione aziendale, fino ad arrivare alla fase estrema dei licenziamenti collettivi. Un paradosso, ha sottolineato, riguarda il sistema fiscale: oggi l’impresa sostiene costi e tassazione legati al lavoro umano, mentre l’utilizzo di tecnologie come l’intelligenza artificiale non comporta responsabilità analoghe sul piano sociale. Su un piano più concreto è intervenuto l’avvocato Paolo Berti, che ha richiamato l’attenzione sulle criticità già presenti nel mondo del lavoro: contenziosi lunghi anni prima di arrivare a una soluzione stanno dimostrando quanto sia ancora necessario rafforzare le tutele e i meccanismi di giustizia per i lavoratori.
Utili record e redistribuzione del valore.
Nel corso dei lavori del Consiglio nazionale è entrato nel dibattito anche il tema dei risultati economici delsettore bancario. Il giornalista Pavesi ha ricordato come i bilanci delle principali banche italiane abbiano raggiunto livelli di redditività che non si vedevano da oltre vent’anni: circa 39 miliardi di utili su 100 miliardi di ricavi generati dai principali gruppi. Numeri che hanno aperto inevitabilmente una questione di redistribuzione del valore prodotto. Se il settore ha generato margini così elevati, ha osservato, il tema riguarda sia i lavoratori, attraverso il contratto e le politiche retributive, sia la clientela, che si confronta con condizioni creditizie e tassi spesso penalizzanti.
La linea della Fabi: conoscere il cambiamento per governarlo.
La conclusione dei lavori è stata del segretario generale della Fabi Lando Maria Sileoni, che ha tirato le fila di tre giorni di confronto. L’obiettivo del Consiglio nazionale, ha spiegato, era rendere evidente la distanza tra il sistema bancario di ieri, quello di oggi e quello che si sta preparando per domani. Un’organizzazione sindacale responsabile, sottolinea, non può limitarsi a reagire ai cambiamenti: deve anticiparli e prepararsi a gestirli. Per questo uno dei traguardi strategici del sindacato Fabi resta l’innalzamento del livello di conoscenza e consapevolezza della propria classe dirigente. Lo scambio di esperienze tra i diversi gruppi bancari e tra i territori diventa uno strumento fondamentale per affrontare una fase di trasformazione che coinvolgerà tutto il settore. Il messaggio è stato chiaro: nei prossimi anni ogni banca sarà, di fatto, una nuova banca.
Pressioni commerciali e ruolo sociale del sindacato.
Nella relazione conclusiva Lando Sileoni ha richiamato anche alcune battaglie che hanno segnato l’azione della Fabi negli ultimi anni, a partire dal tema delle pressioni commerciali indebite. Grazie all’iniziativa del sindacato, la questione è arrivata all’attenzione del Parlamento attraverso specifiche commissioni d’inchiesta. Un passaggio che ha trasformato un problema interno alle banche in un tema di interesse pubblico, perché riguarda non solo i lavoratori ma anche la qualità del servizio offerto ai clienti. Secondo Sileoni, proprio questa capacità di portare all’esterno le criticità del settore ha dimostrato il ruolo importante della Fabi come interlocutore centrale nel sistema bancario: un punto di riferimento per rappresentatività, comunicazione e tutela delle persone.
Verso il congresso 2026: territorio e partecipazione.
Lo sguardo finale si è proiettato sulle prossime tappe dell’organizzazione. In vista del congresso nazionale del 2026, la Fabi sta puntando a rafforzare il coinvolgimento dei territori attraverso i congressi provinciali e il ruolo dei Sab (Strutture sindacali di base), indicati come la spina dorsale politica della struttura. L’obiettivo è quello di consolidare una rete capace di connettere Nord e Sud, esperienze diverse e realtà bancarie differenti, mantenendo al centro lavoratori, comunità locali e clientela.
Il messaggio finale: nessuno si salverà da solo.
La chiusura del Consiglio nazionale è tornata sul valore della dimensione collettiva. In una fase di cambiamenti profondi – tecnologici, organizzativi e sociali – la risposta non potrà essere individuale. Il senso di squadra resterà la condizione per affrontare il futuro del settore bancario. Il principio che ha attraversato l’intera relazione di Sileoni è stato semplice e diretto: la conoscenza permette di guardare i cambiamenti in faccia e di governarli. Ed è proprio su questa capacità di interpretare la trasformazione che la Fabi continuerà a giocare il proprio ruolo nel sistema bancario italiano.
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