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Viterbo - La denuncia di Sergio Burratti, responsabile del campo scuola: "Episodio paradossale, irrazionale interpretazione dei regolamenti dai giudici"

“Scarpe normalissime ma terribili, atleta costretta a gareggiare scalza per evitare la squalifica”

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Viterbo – Riceviamo e pubblichiamo – Sabato e domenica 7 e 8 marzo 2026, si sono disputati presso il campo scuola di Viterbo, i campionati regionali di atletica leggera di lanci lunghi, disco, martello, giavellotto, a cui hanno partecipato circa 200 atleti provenienti da tutta la regione Lazio e da quelle limitrofe.

L'atleta scalza durante le gare

L’atleta scalza durante le gare


Le due giornate di gare sono state nel complesso vissute da tutti serenamente e con risultati soddisfacenti. Tuttavia, nella giornata di domenica è accaduto qualcosa di paradossale, di cui non posso evitare di parlarne in questa mia veste di appassionato e in qualità di responsabile della struttura, che mi  ha sconcertato non avendo mai vissuto qualcosa di simile nel corso dei miei innumerevoli anni di presenza sui campi di atletica, cioè ho assistito a squalifiche di giovani atleti dopo il controllo delle loro scarpe da da parte dei giudici di gara.

Per rendere comprensibile l’accaduto è necessario premettere che, da alcuni anni si è assistito alla produzione di nuove scarpe altamente tecnologiche, fatte di materiali innovativi più leggeri e performanti, che migliorano notevolmente le prestazioni degli atleti, conseguentemente il regolamento internazionale prevede per gli atleti il controllo delle loro calzature, che devono essere conformi alle regole ed inserite nella lista delle scarpe tecniche approvate dalla federazione mondiale di atletica.

Fin qui tutto lineare, ma ora è il momento di raccontare nei particolari e di comunicare le mie riflessioni.

Sport - Atletica leggera - La gabbia dei lanci al campo scuola di Viterbo

Sport – Atletica leggera – La gabbia dei lanci al campo scuola di Viterbo


Molti giovani atleti alle prime armi, che si approcciano all’attività sportiva, non possiedono di norma le costose scarpe tecniche, ma semplici calzature sportive che non sono inserite negli elenchi di cui sopra, tali calzature non facilitano di certo il gesto tecnico/coordinativo del lancio, ma al contrario per certi versi lo ostacolano, non migliorandone in modo significativo le prestazioni. Nel caso delle gare di domenica scorsa, a mio parere, i giudici hanno interpretato il regolamento in modo irrazionale squalificando alcuni atleti in gara, ragazzi alle prime esperienze e non dotati delle particolari scarpe da lancio, determinando così sconcerto e stupore anche tra gli allenatori, i dirigenti e i genitori.

Ma l’apice di questa vicenda si è raggiunto con la gara femminile di lancio del disco, protagonista una giovane atleta che, prima di entrare in gara, è stata avvertita della possibile sua squalifica per l’utilizzo di scarpe non conformi, la ragazza se voleva poteva però lanciare scalza (allo stesso modo “di Abebe Bikila nella maratona alle Olimpiadi di Roma nel 1960”) liberandosi delle “normalissime ma terribili scarpe indossate”. Così è avvenuto, come dimostra la foto, ciò costituisce, per quanto di mia conoscenza, un unicum sia a livello nazionale che europeo, ma forse anche a livello mondiale, infatti dai filmati che si  vedono su internet, anche nei paesi in via di sviluppo nei lanci si utilizzano sempre calzature, sia “probabili” che “improbabili”.

Viterbo - Sergio Burratti

Viterbo – Sergio Burratti


L’atletica è uno sport popolare, legato alla semplice gestualità del correre, marciare, lanciare e saltare, ma in questa modernità trova ostacoli burocratici, spesso interpretativi delle norme, che producono effetti paradossali, come in questo caso, determinando smarrimento e senso di frustazione  in tutto l’ambiente. I ragazzi che iniziano l’attività sportiva dovrebbero essere facilitati in questa fase, in ossequio a quanto asseriva un mio caro professore dell’ISEF di Perugia che diceva testualmente “la burocrazia nel mondo della scuola e in quello dello sport ha il compito di agevolare (non ostacolare) il processo pedagogico o sportivo” l’unico e vero scopo del nostro impegno di insegnanti e di educatori sportivi, giudici e dirigenti compresi.

Nella speranza che simili episodi non debbano più ripetersi, che si possa ritrovare il vero spirito dello sport, che le regole vengano applicate con un minimo di buon senso e con il giusto rispetto della persona, ci auguriamo che i ragazzi squalificati vengano riammessi in classifica, come meritano, magari con tanto di scuse.

Sergio Burratti
Responsabile del Campo scuola di atletica di Viterbo


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13 marzo, 2026

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