Soriano nel Cimino – È entrato nel vivo ieri pomeriggio con la testimonianza del padre della vittima il processo per omicidio colposo e omessa valutazione del rischio suicidario allo psichiatra e direttore sanitario di una clinica specializzata in disturbi alimentari di Soriano nel Cimino dove, il 27 dicembre 2021, si è tolta la vita una paziente ventenne.
Carabinieri e 118 – foto di repertorio
Particolarmente significativa la testimonianza dell’allora comandante della stazione dei carabinieri di Soriano nel Cimino, maresciallo Paolo Lonero, giunto sul posto mentre il 118 stava cercando di rianimare la ventenne, trovata esanime nella doccia della sua camera.
La tragedia tra Natale e Capodanno. “Erano circa le 22 e c’era solo un’infermiera, né medici, né psicologi. L’imputato è arrivato subito dopo”, ha puntualizzato, il militare.
Il processo è in corso davanti al giudice Ilaria Inghilleri, presente il pm Massimiliano Siddi, titolare del fascicolo. Parti civili il fratello e la sorella della vittima, assistiti dall’avvocato Roberto Borgogno, e i genitori, assistiti dall’avvocato Amedeo Centrone. Responsabile civile l’assicurazione della struttura.
Il drammatico gesto è stato scoperto attorno alle ore 22 del 27 dicembre 2020, quando i carabinieri, giunti sul posto, hanno trovato i soccorritori del 118 intenti ad operare manovre di rianimazione sul corpo di una giovane donna, trovata esanime da un’infermiera nel bagno all’interno della sua camera da letto al secondo piano della struttura.
“Il 24 dicembre era allegra, la mattina del 25 era completamente in tilt perché l’avevano pesata e le avevano detto ‘sei dimagrita poc0’. Da quel momento la situazione è precipitata. La sera mia figlia voleva tornare a casa, la mattina dopo ci aveva ripensato. Ho scritto al medico pregandolo di fare con lei un colloquio e lui mi ha risposto che avrebbero provveduto, ma così non è stato. La sera del 27 mi ha telefonato, dicendomi di correre. Era stesa sul suo letto morta”, ha riferito il genitore, un medico 65enne, che nonostante la professione ha più volte detto di non avere le competenze per intervenire, sottolineando la maggiore età della figlia, quindi libera di autodeterminarsi.
La giovane avrebbe sofferto di anoressia nervosa da circa quattro anni e, dal 18 dicembre 2019 al 13 giugno 2020, era stata già ricoverata presso la clinica dei Cimini, da dove era stata dimessa nonostante il padre, medico, fosse contrario. Dopo circa quattro mesi, durante i quali la giovane si sarebbe trovata un lavoro e iscritta a un corso di moda, si era reso necessario un secondo ricovero, in data 6 novembre 2020.
Prima della tragedia un lungo calvario, fatto di tentativi di ricovero andati a vuoto presso altre strutture di tutta Italia e di una pletora di psicologi, psichiatri, nutrizionisti, endocrinologi, pubblici e privati.
Il giorno di Natale, in particolare, il padre avrebbe ricevuto più volte chiamate dalla figlia. La giovane aveva messo in atto un altro tentativo di togliersi la vita nella sua abitazione, quattro giorni prima del ricovero del 6 novembre 2020. “Era stata dimessa a giugno, anche se noi familairi non eravamo convinti, Ma poi era peggiorata, fino al tentativo di suicidio in casa. Lo psichiatra della clinica disse che non era il caso di ricoverarla e che dovevamo lasciarla sola neanche un minuto, poi dopo qualche giorno, il 5 novembre, ebbe con lei un colloquio e mi disse che era pronta per il ricovero, escludendo che potesse riprovarci”.
Silvana Cortignani
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Presunzione di innocenza
Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”
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