Roma – Non ce l’ha fatta Roberto Arditti, giornalista, autore e consulente di comunicazione tra i più noti nel panorama italiano. Il professionista, 60 anni, è morto all’ospedale San Camillo di Roma, dove era stato ricoverato in condizioni gravissime dopo un arresto cardiaco.
Roberto Arditti
Il malore lo aveva colpito nella notte tra il 31 marzo e il 1° aprile. Da quel momento Arditti era stato sottoposto a terapia intensiva con supporto alle funzioni vitali e prognosi riservata. Le sue condizioni erano apparse da subito critiche.
Nelle ore successive, il quadro clinico si è aggravato ulteriormente fino alla dichiarazione di morte cerebrale da parte della commissione medica dell’ospedale. Il decesso è stato quindi ufficialmente constatato. I supporti vitali sono stati mantenuti il tempo necessario per procedere alla donazione degli organi, nel rispetto della volontà espressa in vita dal giornalista.
Nato a Lodi nel 1965 e laureato all’Università Bocconi, Arditti aveva costruito una carriera trasversale tra informazione, politica e comunicazione istituzionale. Dopo gli esordi nelle istituzioni accanto a Giovanni Spadolini, era passato al giornalismo, diventando direttore delle news di RTL 102.5 e successivamente direttore del quotidiano “Il Tempo”.
Nel corso degli anni aveva lavorato anche come autore televisivo, collaborando con programmi di approfondimento politico, e aveva ricoperto incarichi nella comunicazione pubblica, tra cui il ruolo di portavoce del ministro dell’Interno Claudio Scajola durante il governo Berlusconi. Più recentemente era direttore editoriale della testata “Formiche” e consulente strategico.
Figura di raccordo tra media e istituzioni, Arditti si era distinto per l’analisi dei temi politici e internazionali, contribuendo al dibattito pubblico con interventi e pubblicazioni.
La famiglia ha chiesto il massimo rispetto della privacy in queste ore di lutto.
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