Orvieto – “Dario è stato il volto delle beatitudini, lo strumento, il canale attraverso cui Dio è arrivato al cuore di ciascuno di noi. Ognuno di questi momenti ce lo portiamo nel cuore”, ha detto don Emanuele Frenguelli celebrando oggi il funerale di Dario Papaccio, morto a soli 39 anni per una emorragia.
Orvieto – Il funerale di Dario Papaccio
L’uomo si era sottoposto, nei giorni precedenti, a un intervento alla gola all’ospedale Santa Rosa di Viterbo per risolvere alcuni problemi respiratori e, secondo quanto emerso finora, il decorso post-operatorio era stato regolare. Poi il malore improvviso. Inutile il trasferimento d’urgenza tra Viterbo e Roma: il decesso è avvenuto all’ospedale Sant’Andrea.
La cerimonia è iniziata alle 15, ma già un’ora prima il piazzale davanti alla parrocchia di Maria Santissima Madre della Chiesa, a Ciconia (Orvieto), era pieno di persone in attesa. Con il passare dei minuti la folla è aumentata rapidamente: parenti, amici, molti arrivati anche da San Lorenzo Nuovo, il paese della Tuscia che anni fa aveva accolto la famiglia di Dario. Presenti anche colleghi, medici e operatori dell’ospedale Santa Maria della Stella di Orvieto, dove lavorava come infermiere.
Orvieto – Il funerale di Dario Papaccio
Il grande edificio di culto non è riuscito a contenere tutti. All’interno molte persone sono rimaste in piedi, mentre fuori la gente ha occupato anche il sagrato. In tanti hanno atteso in silenzio, all’ombra degli olmi. La bara è stata portata dal carro funebre fino all’ingresso della chiesa, lungo la piccola rampa sormontata dal grande mosaico con la scritta: “Io sono la verità”.
All’ingresso era stato allestito un semplice banchetto con il registro delle firme, dove molti si sono messi in fila per lasciare un pensiero e una donazione. Sul foglio, il nome “Dario Papaccio” e due date: 14 giugno 1986 e 5 aprile 2026. Le offerte saranno devolute all’associazione pazienti italiani colangiocarcinoma (Apic), sulla scia di una raccolta avviata nelle ore precedenti anche su Gofundme.
Orvieto – Il funerale di Dario Papaccio
Ad accogliere la bara anche un cuscino di fiori con la scritta: “Mamma, papà, Ivan, Valentina, Giulia, Francesca”. Don Emanuele è uscito sul sagrato per l’ultimo saluto. Presenti anche due finanzieri in divisa: il padre di Dario ha fatto parte delle Fiamme gialle.
L’omelia si è intrecciata più volte con il significato della Pasqua: “La Pasqua è la festa della vita, dove una vita non si conclude, ma cambia. Celebriamo questa Eucarestia tenendo per mano il nostro amico Dario, accompagnandolo davanti al Signore. Ringraziamo il Signore di avercelo dato per tutti i ricordi belli che ne abbiamo. Molti. E chiediamo perdono per quelle volte che abbiamo mancato di volerci bene”.
Orvieto – Il funerale di Dario Papaccio
“Quando sentiamo dire ‘Beati’ pensiamo a quelli con l’aureola intorno. Beati vuol dire felici. Ciò che ci rende felici è tutte quelle volte che ci siamo sentiti amati, voluti, attesi da qualcuno, come abbiamo fatto sentire qualcuno amato e atteso. In quei momenti l’amore di Dio ha preso un volto”.
“Di Dario abbiamo tanti ricordi: tutte le volte che si è speso per gli altri – ha continuato don Emanuele -. Non solo ha curato, ma si è preso cura degli altri, nella sua semplicità, nei suoi sorrisi, nel suo essere una persona diretta, senza doppie facce. Una persona dallo sguardo pulito. Diciamo grazie per Dario, per tutte le volte che tramite lui Dio è entrato nella nostra vita. E poi chiediamoci quale messaggio il Signore ci ha voluto mandare attraverso di lui”.
L’ultima parte dell’omelia è dedicata alla speranza: “Pasqua vuol dire passaggio. Non è una conclusione. Non sentiamoci soli: non è tutto finito. È cambiato, ma non si è concluso. Non è il venerdì santo l’ultimo giorno. Ce lo ha detto Gesù: c’è altro”.
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