Viterbo – “Hanno nascosto i gioielli di una rapina in casa sua”, tentano di truffare un’anziana e in tre finiscono in manette. Non potranno più tornare nel comune di Viterbo.
“Nel corso della mattinata di lunedì 27 aprile, personale della polizia di stato della questura di Viterbo ha tratto in arresto tre cittadini italiani che si sono resi autori, in concorso tra loro, di un tentativo di truffa aggravata nei confronti di un’anziana signora in quel momento da sola in casa ed in condizioni di minorata difesa, residente nel capoluogo – spiegano con una nota dalla questura -.
In particolare, la vittima è stata contattata da uno dei malfattori che, fingendosi un maresciallo dei carabinieri, le ha chiesto contezza su eventuali gioielli e armi presenti in casa, spiegandole che poche ore prima era stata perpetrata una rapina e gli autori avevano nascosto i gioielli provento del reato presso la sua abitazione. La signora, allarmata, ha fatto interloquire il presunto maresciallo con il proprio marito, il quale è stato convinto dai truffatori ad allontanarsi, con il pretesto di doversi recare immediatamente presso la stazione dei carabinieri per rappresentare la loro estraneità ai fatti. Poco dopo, approfittando della temporanea assenza di quest’ultimo, un uomo si è presentato alla porta di casa e, dopo essersi qualificato come un collega del maresciallo che poco prima aveva telefonato, è entrato all’interno dell’abitazione.
A quel punto – ricostruisce la nota -, ha chiesto alla donna di recuperare i gioielli nella sua disponibilità e di riporli sul tavolo. Nel mentre, il marito, insospettito, ha contattato la moglie e, appreso che uno sconosciuto si era introdotto in casa, ha segnalato quanto stava accadendo al N.U.E., fornendo una sommaria descrizione del presunto carabiniere. L’anziana, approfittando del fatto che l’uomo si era portato all’esterno dell’abitazione per rispondere ad una telefonata, è riuscita a chiuderlo fuori casa.
Gli equipaggi della squadra volanti dell’ufficio prevenzione generale e soccorso pubblico si sono immediatamente recati sul posto, e dopo aver bloccato ogni via di fuga hanno individuato, nei pressi dell’abitazione, tre persone, due uomini ed una donna, intente a salire su un taxi, di cui una corrispondente alla descrizione fornita dal richiedente.
I tre sono stati condotti presso gli uffici della questura per essere identificati. Gli accertamenti investigativi esperiti nell’immediatezza, hanno consentito di rivelare come gli stessi, nel corso della mattina, avessero preso un taxi dalla stazione di Porta Romana per poi dirigersi presso l’abitazione della vittima.
Alla luce di quanto emerso, sono stati tratti in arresto per la tentata truffa aggravata e colpiti dalla misura di prevenzione del divieto di ritorno nel comune di Viterbo, in quanto residenti in altre province” conclude la nota.
Presunzione di innocenza
Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.
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