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Viterbo - Autorizzati 50.752 moduli fotovoltaici e un allevamento di lepri a un chilometro dal sito archeologico - Soprintendenza per l'Etruria meridionale e regione Lazio contrari - La società proponente: "Impatto paesaggistico nullo"

Norchia, ok del ministero dell’Ambiente a un impianto agrivoltaico vicino alla necropoli etrusca

di Simone Lupino
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Viterbo - La necropoli etrusca di Norchia

Viterbo – La necropoli etrusca di Norchia

Viterbo – Via libera dal ministero dell’Ambiente e della Sicurezza energetica all’impianto agrivoltaico avanzato “Casalone”, nel territorio comunale di Viterbo, a pochi chilometri da Vetralla e Monte Romano. Saranno installati 50.752 moduli fotovoltaici su circa 40 ettari, a circa un chilometro dalla necropoli di Norchia (IV-III secolo a.C.).

Previsti tra i pannelli un allevamento di lepri e arnie per la produzione di miele. Nonostante la prossimità con il celebre sito archeologico, secondo la normativa vigente l’area individuata ricade in una zona considerata idonea allo sviluppo delle rinnovabili. L’impianto avrà una potenza di 36,3 megawatt e, secondo il Mase, contribuirà al raggiungimento degli obiettivi di decarbonizzazione fissati nel piano per la transizione ecologica.

L’iter iniziato ad agosto 2024 dalla società Cubico Casalone srl di Milano si è concluso lo scorso 23 marzo con la pubblicazione del decreto di compatibilità ambientale. Durante il procedimento si sono registrate posizioni differenti tra gli enti coinvolti. Favorevole la commissione tecnica Pnrr-Pniec. Ok urbanistico dal comune di Viterbo. Contrari, invece, la regione Lazio, che ha evidenziato come nella provincia di Viterbo si concentri già il 78% degli impianti fotovoltaici ed eolici del Lazio, e il ministero della Cultura. Nessuna osservazione è pervenuta nella fase di consultazione pubblica, quando cittadini, amministratori e associazioni potevano, eventualmente, far sentire la loro voce, come accaduto in casi simili.

Alla base del parere negativo del ministero della Cultura ci sono le valutazioni della soprintendenza Archeologia, Belle arti e Paesaggio per l’Etruria meridionale, che tra l’altro scrive: “L’impianto in progetto interessa porzioni di territorio che, se pure non direttamente sottoposte a provvedimenti di vincolo archeologico e non interessate da procedimenti di tutela in itinere, presentano un elevatissimo potenziale archeologico, data la presenza dell’importante necropoli di Norchia”. Tra la tomba Lattanzi e i futuri pannelli fotovoltaici la distanza è di circa 1.200 metri, mentre dalle tombe a tempio è di circa 800 metri. Si parla di possibili criticità anche per il cavidotto lungo 19 chilometri per il collegamento alla stazione Terna a Tuscania. “Rischia di interferire con altri beni archeologici”, un tratto appena individuato della via Clodia e le necropoli Ara del Tufo e Madonna dell’Olivo.

La necropoli di Norchia ricade all’interno del poligono militare di Monte Romano. Il ministero della Cultura nel suo parere ha ricordato anche l’accordo di collaborazione tra la soprintendenza e lo stato maggiore dell’Esercito, “nel comune interesse di tutelare e valorizzare questo comprensorio archeologico, naturalistico e paesaggistico”, che prevede attività di visite, conferenze e mostre.

Dal canto suo, la società proponente afferma che l’impianto non produrrà interferenze significative sul paesaggio: “Le aree a maggior vocazione paesaggistica ed ambientale quali la zps-zsc Monte Romano e la necropoli etrusca di Norchia distano rispettivamente 600 e 1.400 metri e risultano schermate, oltreché dall’orografia del terreno, da un’importante coltivazione di noccioleti che funge da barriera artificiale sul confine ovest dell’area di progetto”. A questi si aggiungono interventi di mitigazione previsti, tra cui la realizzazione di una siepe perimetrale e di fasce vegetazionali, con l’obiettivo di ridurre ulteriormente l’impatto visivo e favorire l’integrazione nel contesto agricolo. La società parla di “impatto sul paesaggio praticamente nullo”

Prima dei lavori saranno effettuati saggi archeologici preventivi, un passaggio che potrebbe incidere sull’evoluzione del progetto. Il tema è particolarmente attuale nella Tuscia: nei giorni scorsi un altro impianto fotovoltaico tra Celleno e Grotte Santo Stefano, riconducibile al gruppo Enel, è stato ridimensionato proprio a seguito delle analisi archeologiche, con una riduzione di circa 13mila pannelli (117.540 rispetto ai 130.167 inizialmente previsti).

L’impianto “Casalone” sorgerà all’interno dell’omonima azienda faunistico-venatoria. Da qui la scelta di affiancare alla produzione di energia anche un allevamento di lepri, “che possa servire al ripopolamento della riserva”, insieme ad arnie per la produzione di miele.

Simone Lupino


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20 aprile, 2026

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