Viterbo – Riceviamo e pubblichiamo – Nella giornata in cui la presidente del consiglio Giorgia Meloni ha rassicurato il paese che “va tutto bene”, è immediato l’impulso di guardare al proprio territorio, roccaforte del consenso dell’attuale maggioranza di governo, per cercare quei segnali che dimostrano empiricamente il reale stato delle cose. Così, viene da chiedersi come mai, una provincia tanto cara alla destra conservatrice, tanti giovani abbandonano la “nave”. Non è certo solo sotto questo governo che gli oltre ottomila giovani sotto i 34 anni hanno scelto di andarsene, ma le politiche che adesso trovano attuazione a livello nazionale sono state ampiamente sperimentate nella nostra provincia: nessuna progettualità economica e di conseguenza lavorativa, zero tutela e valorizzazione del territorio, scarsa manutenzione della viabilità e disinvestimento nel trasporto pubblico con conseguente necessità crescente del trasporto privato, progressiva diminuzione dei servizi sociali e sanitari, con progressiva e incalzante avanzata del privato, nessuna politica per le famiglie e tanto altro.
La provincia di Viterbo, ormai, non ha più alcuna vocazione. Da ridente zona agricola a polo universitario, sembrava questa la trasformazione intrapresa, ma l’illusione è stata breve, infranta sugli scogli della speculazione sulle spalle degli studenti fuorisede, per i quali l’insufficienza della ricezione degli studentati ha significato diventare prede di affitti senza calmiere, schizzati in poco tempo alle stelle, tanto da far perdere alla città di Viterbo la precedente attrattiva, data dal costo della vita più accessibile che altrove. Scarsa è anche l’attrattiva turistica, nonostante la sovrabbondanza di “motivi” che potrebbero, se opportunamente valorizzati, richiamare interesse per quello scrigno di tesori antichi e medievali che è la provincia di Viterbo. I centri storici di molti comuni della Tuscia sono semideserti e sempre più degradati, maltenuti e sporchi. Troppi siti archeologici sono avvolti da boscaglia e rovi e la stessa sorte è riservata a siti di interesse naturalistico, la cui salvaguardia e manutenzione è spesso garantita solo da associazioni di volontari. L’agricoltura, come già accennato, non è più settore economico trainante, sebbene sia ancora l’unico. Ma la mancanza di tutela per i prodotti locali e una scarsa lungimiranza hanno snaturato anche questo settore, ormai segnato dalle monocolture o dalla cessione dei terreni, la cui svalutazione li ha resi attrattivi per la speculazione generata dagli impianti di produzione energetica che, contrariamente a quanto si legge qua e là, non hanno portato ricchezza e lavoro, ma solo desolazione, dirottando la ricchezza altrove.
La provincia di Viterbo invecchia, come la sua popolazione. Trovare qualcuno che possa aiutare una famiglia nell’accudimento degli anziani è un miraggio, ma a Viterbo, patria delle contraddizioni, campeggiano gli striscioni che inneggiano alla “remigrazione”, forse per combattere il sovraffollamento? Niente cinema, niente luoghi di aggregazione, niente di niente… Questo è diventato il viterbese. Un luogo asfittico, più che tranquillo, dove le attività nascono e muoiono con la stessa velocità della vita di una farfalla notturna.
Più che specchio del paese, la nostra provincia può essere considerata una lente di ingrandimento, che mostra tutta la portata negativa e retrograda di quella visione politica che dice di promettere ma che non mantiene nemmeno ciò che già c’era.
Valeria Bruccola
Segretaria della Federazione provinciale di Sinistra Italiana-AVS
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