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Viterbo – Parla Mohamed Zerrouki che ha salvato 31 cani - Il giallo di una trentina di animali scomparsi - Il racconto del viaggio dall'Algeria in Turchia e poi a piedi fino all'Italia - Tusciaweb lancia una campagna per trovargli un posto di lavoro - Chiediamo agli imprenditori di contattarci - FOTO E VIDEO

“Allevamento lager: i bassotti erano i più deboli, alcuni sono morti…”

di Carlo Galeotti
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Viterbo – “I bassotti erano i più deboli, alcuni non ce l’hanno fatta”. Mohamed Zerrouki, 34 anni, cittadino algerino, racconta così gli ultimi mesi passati nell’azienda agricola di strada Signorino, dove nei giorni scorsi sono stati salvati e sequestrati 31 cani. Una ventina sono bassotti.

Mohamed Zerrouki

Mohamed Zerrouki


Le indagini e il sequestro sono stati eseguiti dalla polizia locale di Viterbo, guidata dal comandante Mauro Vinciotti. Il fascicolo è sul tavolo della pm Francesca Proietti, che ha convalidato il sequestro degli animali. Sul posto, durante l’intervento, erano presenti anche il servizio veterinario della Asl e l’ispettorato territoriale del lavoro.

I cani sono stati trasferiti al canile comunale di Bagnaia con due furgoni dell’Asl. Ora dovranno essere effettuati gli accertamenti sanitari, uno per uno, per verificare condizioni fisiche, eventuali malattie, livello di malnutrizione e microchip.


Zerrouki era presente al sopralluogo. È stato licenziato un paio di mesi fa. Sulle sue condizioni di lavoro sono in corso accertamenti dell’ispettorato territoriale del lavoro. Adesso cerca un lavoro. Un lavoro qualsiasi, dice. Un’occupazione regolare, possibile grazie ai documenti che gli permettono di lavorare.

Tusciaweb lancia una campagna per trovare un posto di lavoro a Mohamed Zerrouki. Un aiuto concreto per un giovane che ha denunciato una situazione gravissima e che, con la sua segnalazione, ha contribuito a salvare 31 cani dall’allevamento lager. Le aziende possono inviare una richiesta di contatto a redazione@tusciaweb.it, inserendo nell’email un numero telefonico.

Quando sei arrivato in Italia e perché sei partito dall’Algeria?
“Sono partito dall’Algeria nel 2018. Prima sono andato in Turchia in aereo. Poi ho fatto il viaggio a piedi, attraversando diversi paesi: Grecia, Albania, Montenegro, Bosnia, Croazia e Slovenia. Alla fine sono arrivato in Italia. Il viaggio è durato quasi cinque mesi. Sono partito perché in Algeria non trovavo lavoro e volevo aiutare la mia famiglia. Sono partito anche per motivi di salute, perché speravo di poter essere seguito meglio in Europa”.

Mohamed Zerrouki

Mohamed Zerrouki


Che percorso hai fatto prima di arrivare a Viterbo?
“All’inizio sono entrato in Italia, ma ci sono rimasto poco. Poi sono andato in Francia, dove ho vissuto circa un anno. Lì ho fatto diversi lavori: muratore, imbianchino e pulizie. Nel 2020 sono tornato in Italia e ho provato a regolarizzare la mia posizione con la sanatoria. La domanda però è stata respinta, perché il datore di lavoro era sparito e il contratto non risultava valido. Ho fatto ricorso, ma anche quello non è andato bene. Dopo ho lavorato in Sicilia, in agricoltura, raccogliendo pomodori, melanzane, zucchine e meloni. Poi sono andato a Genova, dove ho cercato altri lavori, soprattutto come muratore e imbianchino”.


E con i documenti come è andata?
“Nel 2024 ho fatto richiesta di protezione internazionale. Con quella domanda potevo restare in Italia e cercare un lavoro regolare mentre aspettavo la decisione. Sono stato ascoltato dalla commissione territoriale a Genova, dove ho raccontato la mia storia e il percorso fatto in Italia. La commissione non mi ha riconosciuto la protezione internazionale, ma ha ritenuto che ci fossero i presupposti per trasmettere gli atti al questore e rilasciare un permesso di soggiorno per protezione speciale. Dopo ho fatto la pratica a Viterbo, perché ormai vivevo qui”.


Quando hai iniziato a lavorare nell’azienda di strada Signorino e che cosa facevi?
“Sono arrivato a Viterbo il 29 marzo 2025. Il giorno dopo, il 30 marzo, ho iniziato a lavorare nell’azienda di strada Signorino. Sono rimasto lì fino al licenziamento, il 23 marzo 2026. Facevo un po’ di tutto: pulivo la campagna, pulivo gli spazi dei cani, davo da mangiare e da bere quando c’era il mangime. Mi occupavo anche degli altri animali”.

Quanti bassotti c’erano nell’allevamento?
“Fino a qualche giorno prima del sequestro c’erano circa 70 cani, tra grandi e piccoli. Vorrei capire dove sono finiti i 30 cani che non sono stati trovati il giorno del sequestro. Molti erano bassotti. Poi sono nati anche dei cuccioli. I bassotti erano i più deboli e alcuni sono morti. Avevano bisogno di cibo, cure, vaccini e controlli. Ma tutto questo mancava”.

In quali condizioni erano i cani?
“Il problema non era solo il mangime. Era anche la salute. In un anno io non ho mai visto un veterinario controllare tutti i cani. Una volta sono riuscito a far vedere due cani, che stavano molto male, da un veterinario, ma gli altri non sono stati controllati. Secondo me mancavano cure, vaccini e controlli veri”.

Viterbo - 31 cani sequestrati e salvati dalla Asl e dalla polizia locale - Un animale malato

Viterbo – 31 cani sequestrati e salvati dalla Asl e dalla polizia locale – Un animale malato


Cosa facevi quando mancava il mangime?
“Quando c’era il mangime, io lo davo ai cani. Ma quando non c’era, non sapevo cosa fare. Da febbraio sono rimasti anche senza mangime. Allora cercavo cibo in giro. Chiedevo avanzi alle macellerie e raccoglievo cibo rimasto dopo il Ramadan. Lo facevo per non farli morire”.

Alcuni bassotti sarebbero morti. Che cosa hai visto?
“I bassotti erano i più deboli, alcuni non ce l’hanno fatta. Secondo me sono morti diversi cani, soprattutto bassotti e cuccioli. Mancavano cibo, cure, vaccini e controlli. Io ho visto cani stare male”.

Perché hai continuato ad andare lì anche dopo il licenziamento?
“Ho continuato per i cani, non per chi gestiva l’allevamento. Io ero stato licenziato e non prendevo soldi, ma sapevo che gli animali erano ancora lì. Stavano male, mancava il mangime e avevano bisogno di acqua e di qualcuno che li guardasse. Non potevo chiudere gli occhi e andare via. Mi piacciono gli animali, mi piacciono i cani. Quando li vedevo soffrire pensavo solo che bisognava salvarli”.

Viterbo - 31 cani sequestrati e salvati dalla Asl e dalla polizia locale

Viterbo – 31 cani sequestrati e salvati dalla Asl e dalla polizia locale


Eri presente al sopralluogo che ha portato al sequestro?
“Sì, ero presente al sopralluogo che poi ha portato al sequestro dei cani. Prima c’era stato un accesso, poi è stato fissato un nuovo intervento. Quel giorno io ero lì. Ho aperto il cancello, ho accompagnato polizia locale, Asl e ispettorato del lavoro e ho spiegato quello che avevo visto in quei mesi. Ho fatto vedere gli spazi, i box, le condizioni in cui stavano gli animali. Per me era importante che vedessero tutto, perché volevo che i cani fossero portati via e salvati. Io volevo il loro benessere. Non volevo che morissero”.


Quando hai deciso di segnalare la situazione?
“Dopo il licenziamento ho cercato di capire a chi dovevo rivolgermi. Non lo sapevo. Ho cercato anche su internet. Poi sono andato all’ispettorato del lavoro per raccontare la mia situazione. Dopo mi sono rivolto anche alla polizia locale e alla Asl per i cani”.

Mohamed Zerrouki

Mohamed Zerrouki


Che cosa hai raccontato all’ispettorato del lavoro?
“Ho raccontato che non venivo pagato. Ho lavorato tanto tempo lì. Per vivere mi aiutavano gli amici. Anche amici di Genova mi hanno mandato soldi. Con quei soldi ho comprato un motorino, perché senza non potevo nemmeno spostarmi per andare a fare denunce, visite o appuntamenti”.

Adesso cosa cerchi?
“Cerco lavoro. Qualsiasi lavoro. Sono in regola con i documenti e posso lavorare normalmente”.

Carlo Galeotti


Per la vicenda è stata denunciata una persona ai sensi dell’articolo 727 del codice penale. La norma punisce l’abbandono di animali e la detenzione in condizioni incompatibili con la natura degli animali stessi e produttive di gravi sofferenze.


Presunzione di innocenza

Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.


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23 maggio, 2026

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