Viterbo – Controllo di vicinato a Viterbo: lo strumento funziona. Il comitato è fuori dalle logiche politiche.
A seguito degli articoli apparsi sulla stampa locale riguardo alla relazione inviata in prefettura dai referenti del controllo di vicinato, ritengo necessario fare un chiarimento fondamentale, innanzitutto per tutelare il lavoro del nostro comitato da qualsiasi lettura di parte. La mia intenzione, così come quella di tutti gli altri membri del comitato cittadino, è di non essere minimamente strumentalizzati politicamente. Guarda caso, a circa un anno dalla fine del mandato dell’attuale sindaca, tutti sembrano improvvisamente interessarsi ed essere diventati sensibili ai problemi dei quartieri.
Noi a questo gioco non ci stiamo. Non facciamo politica, non abbiamo tessere di partito e non ci interessano le polemiche elettorali dell’ultimo minuto. Siamo cittadini che hanno a cuore esclusivamente la propria zona, la propria sicurezza e la vivibilità dell’asse viale Trento – via Garbini. Basta con la politica del finto perbenismo.
Siamo stanchi di vedere qualunque iniziativa finalizzata a migliorare il quartiere regolarmente politicizzata e ideologizzata da chi vive fuori dalla realtà. Chi ha memoria, e invito ad andare a controllare gli storici dei giornali locali, ricorderà benissimo quando, in relazione a un’ordinanza sindacale sul divieto di bivacco a viale Trento, ci fu chi arrivò ad affermare pubblicamente che il comitato stava cercando di “privatizzare la strada”.
Siamo stanchi di questo perbenismo ideologico che non porta a nulla. È un atteggiamento ipocrita che non migliora la vita dei residenti e, soprattutto, non fa il bene di chi quotidianamente vive in strada sotto l’effetto dell’alcol. Lasciare queste persone nel degrado più totale non è tolleranza, è abbandono.
Il controllo di vicinato funziona e toglie gli alibi.
Fatta questa doverosa premessa, ci tengo a specificare che quando ho dichiarato che a viale Trento “la situazione è pessima”, non intendevo affatto dire che il controllo di vicinato sia uno strumento fallimentare. Al contrario: il controllo di vicinato funziona, ed è l’unico mezzo che oggi fotografa la realtà per quella che è. Se non ci fossimo noi referenti a monitorare costantemente le strade, le istituzioni potrebbero trincerarsi dietro la solita frase di circostanza: “Voi residenti non avete il polso della situazione”. E invece no. Il polso della situazione noi ce l’abbiamo eccome, ed è un polso preciso, documentato e quotidiano. Grazie al nostro lavoro, oggi nessuno può più far finta di non vedere.
La verità sulle forze dell’ordine: presenti, ma serve continuità nella comunicazione.
Ci tengo inoltre a smentire categoricamente l’idea che le forze dell’ordine o la polizia di stato siano latitanti. Non è così. Ogni qual volta ho avuto la necessità di chiamarli per un’emergenza, sono sempre intervenuti con prontezza e professionalità.
Se nell’ultimo periodo si è avvertito un rallentamento o una criticità nel coordinamento del progetto, la causa è puramente organizzativa: il passaggio di consegna tra il precedente referente istituzionale e l’attuale ha creato un vuoto di comunicazione, che potremmo definire fisiologico, ma che ha inevitabilmente pesato sui flussi informativi. Non è una mancanza di presenza sul territorio, quindi, ma un intoppo burocratico che va risolto al più presto per ripristinare quel canale fluido che nella nostra zona abbiamo, peraltro, sempre mantenuto attivo anche con la polizia locale.
Oltre la repressione: serve una rete sociale con la provincia.
Le varie zone di Viterbo non hanno le stesse dinamiche e non sono tutte ugualmente gestibili con un unico schema rigidamente centralizzato. Nel quadrante tra viale Trento e via Garbini, ad esempio, viviamo una situazione particolare: essendo un’area commerciale e di forte transito, assistiamo ogni giorno al passaggio di molte persone provenienti da altre realtà della provincia, che si aggregano qui e poi, a una determinata ora, prendono i mezzi pubblici per tornare a casa nei loro comuni.
Proprio per questo, la soluzione non può essere solo di polizia. L’allontanamento da solo non risolve il problema, lo sposta e basta. Bisogna monitorare queste situazioni e fare rete con i comuni della provincia da cui queste persone provengono: capire come vengono gestite lì, intercettare chi ha reali difficoltà di inserimento nelle comunità e cercare di dargli un aiuto concreto. La sicurezza si fa anche con l’inclusione e il supporto sociale, non solo erigendo muri o facendo finti interessamenti pre-elettorali.
La nostra parte, come cittadini e come comitato, l’abbiamo fatta e continueremo a farla, liberi da ogni condizionamento. Ora spetta alla prefettura e al comune, in vista del prossimo comitato di ordine e sicurezza, colmare i vuoti di comunicazione e dare risposte complesse, concrete e differenziate per ogni quartiere.
Massimo D’Alessio
Referente Controllo di Vicinato – Viale Trento / Via Garbini
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