Viterbo -Cultura, territorio e lavoro: non sono concetti astratti, ma leve concrete che in molti territori stanno già generando opportunità. È da qui che parte il prossimo appuntamento del progetto Le Green Community – Opportunità per nuova e buona occupazione, promosso da Uncem e finanziato dalla Regione Lazio (FSE+ 2021–2027).
Viterbo – Palazzo dei Priori – Sala Regia
Il seminario Cultura e partecipazione per le comunità, previsto per venerdì 8 maggio dalle 14 alle 19 presso la prestigiosa Sala Regia nel Palazzo dei Priori, piazza del Plebiscito 14 – Viterbo, messa a disposizione dal Comune di Viterbo, sarà dedicato a un tema molto concreto: come nascono opportunità di lavoro nei territori a partire da cultura, turismo lento e gestione del patrimonio locale.
Intervengono:
– Cristina Da Milano, esperta di partecipazione culturale e audience development
– Lorenzo Berardinetti, sindaco di Sante Marie e promotore del Cammino dei Briganti
– Gianluca Forti, direttore Museo del Fiore
Ogni territorio ha risorse che spesso non vengono utilizzate pienamente: borghi, sentieri, patrimoni culturali, paesaggi, tradizioni, prodotti locali. Il punto è capire come trasformare queste risorse in opportunità di lavoro.
Si parte da uno sguardo diverso sul territorio: riconoscere cosa c’è, distinguere tra pubblico e privato, capire cosa è accessibile, cosa è già utilizzato e cosa invece resta inesplorato.
Poi entra in gioco la capacità di costruire connessioni: mettere insieme luoghi, storie e percorsi, dando forma a un’esperienza che abbia senso per chi arriva da fuori. A questo punto si definisce l’offerta: accoglienza, attività, cammini, turismo lento, esperienze legate alla natura e alla cultura. La differenza sta qui: non basta avere risorse, serve organizzare servizi e proposte che le persone scelgono davvero, perché rispondono a un interesse concreto e sono in grado di generare valore.
È il caso del Museo del Fiore nella Riserva di Monte Rufeno. Non è solo un museo: è diventato un punto di riferimento per attività educative, turismo naturalistico, visite, laboratori, percorsi esperienziali. Ha creato movimento, presenze, lavoro legato all’accoglienza, alla didattica, alla gestione del territorio. C’è di più. Perchè questo museo non riguarda solo un’iniziativa culturale, ma un modo diverso di leggere e utilizzare il territorio.
Al centro c’è il bosco, che non viene considerato solo come spazio naturale da tutelare, ma come una risorsa attiva. Intorno a questo elemento si è costruito un sistema che mette insieme educazione ambientale, percorsi di visita, attività didattiche, turismo naturalistico ed esperienze legate alla scoperta del territorio. Il museo diventa così un punto di accesso, ma il vero valore è nel contesto: sentieri, biodiversità, paesaggio, relazione tra uomo e ambiente. È questo insieme che genera movimento, presenze e opportunità.
In questo senso il Cammino dei Briganti segue una logica diversa che porta allo stesso risultato. Qui il punto di partenza non è una risorsa fisica ma una storia: quella del brigantaggio ottocentesco, legato alle vicende del confine tra stato pontificio e Regno delle Due Sicilie. Una storia fatta di ribellione, vita nei boschi, conoscenza del territorio, che per anni è rimasta ai margini, senza essere trasformata in racconto fruibile.
Il passaggio decisivo è stato proprio questo: trasformare una memoria storica diffusa in una narrazione capace di coinvolgere. Intorno a questa suggestione è stato costruito un percorso, un cammino ad anello di circa 100 km che attraversa borghi, boschi e paesaggi poco conosciuti. Ma il valore non sta solo nel tracciato.
Il Cammino dei Briganti funziona perché è diventato una vera esperienza culturale, in cui il visitatore non percorre solo un sentiero, ma entra dentro una storia. I luoghi, i racconti, l’identità del territorio diventano parte integrante dell’esperienza. Da qui nasce l’offerta: ospitalità diffusa nei borghi, strutture ricettive, ristorazione locale, servizi per i camminatori, attività legate all’accoglienza e all’accompagnamento.
Cosa hanno in comune queste esperienze?
Non sono nate per caso. Qualcuno ha fatto un lavoro preciso: ha letto il territorio, ha individuato risorse, le ha collegate, ha costruito un’offerta e l’ha resa fruibile. È così che nascono nuove opportunità: professioni e attività legate all’accoglienza, alla gestione dei percorsi, all’organizzazione di esperienze e alla valorizzazione dei territori.
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