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Viterbo - Il presidente di Associazione Spontanea di Tutela Agricola Fernando Monfeli analizza il bollettino di Assofrutti

“Nessuna delle molecole prescritte nei bollettini della corilicoltura è in grado di causare il cancro”

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Viterbo – Riceviamo e pubblichiamo – L’ultimo bollettino fitosanitario emanato da Assofrutti per la tutela del nocciolo indica chiaramente i principi attivi necessari per far fronte alle patologie riscontrate sui noccioli nel periodo corrente, in particolare per contrastare parassiti come le cimici (compresa la cimice asiatica) e il balanino, o patologie fungine come i marciumi e l’oidio. La pubblicazione di queste linee guida si basa su un principio fondamentale della moderna agricoltura: i fitofarmaci non vengono somministrati “a calendario”, ma solo ed esclusivamente in base alle reali necessità e agli attacchi parassitari riscontrati sul campo dai tecnici qualificati durante delle campagne di monitoraggio molto capillari. Si tratta di interventi mirati, attuati tramite molecole tutte perfettamente legali, autorizzate e costantemente vagliate da enti di ricerca e certificazione internazionale (come l’EFSA in Europa e l’EPA negli Stati Uniti).

Fernando Monfeli

Fernando Monfeli


Abbiamo scelto di analizzare il bollettino di Assofrutti perché è l’organizzazione di produttori più rilevante e autorevole nel territorio della Tuscia e perché collabora regolarmente con istituzioni, enti di ricerca e università per l’innovazione del settore. Abbiamo scelto questo bollettino perché l’OP oltre a svolgere il suo ruolo di riferimento per il mercato della nocciola ha sostenuto e sostiene economicamente i comitati locali contro il deposito nazionale di scorie nucleari e i progetti di discarica che minacciano il territorio, dimostrando un impegno concreto a tutela dell’integrità ambientale della Tuscia.

La tossicologia alla prova dei fatti: l’analisi delle molecole

Sui canali web e sui social network si registrano spesso interventi di utenti che attribuiscono l’incidenza delle patologie oncologiche nella Tuscia all’utilizzo dei fitofarmaci nella corilicoltura. Per fare chiarezza ed evitare allarmismi infondati, è necessario analizzare il profilo tossicologico ufficiale e i dati della ricerca scientifica relativi alle molecole impiegate nel settore:

Lambda-Cialotrina: Le molecole non sono classificate come cancerogene per l’uomo dalle autorità europee (EFSA ed ECHA) e non è genotossica (non danneggia il DNA). Sebbene l’EPA statunitense la cataloghi tra i “possibili cancerogeni” sulla base di vecchi test di laboratorio condotti a dosaggi massicci su topi, gli stessi enti escludono un rischio oncologico reale per l’uomo. I veri rischi di questa molecola sono di natura acuta (potenziale irritazione cutanea o parestesia in caso di contatto diretto senza protezioni).

Etofenprox (Insetticida): Anch’esso non è classificato come cancerogeno per l’uomo. L’EPA lo definisce “non probabile cancerogeno” alle dosi d’uso. Solo a quantità estreme e non ripetibili ha mostrato alterazioni tiroidee nei ratti, un meccanismo che la scienza ha dimostrato non essere applicabile alla fisiologia umana. L’OMS lo classifica a tossicità acuta molto bassa per i mammiferi.

Acetamiprid (Insetticida Neonicotinoide): Gli studi scientifici internazionali a lungo termine escludono proprietà cancerogene o mutagene. Trattandosi di un neonicotinoide sistemico, le restrizioni europee e i severi limiti sui residui non sono legati al cancro, ma alla prevenzione precauzionale di rischi di neurotossicità dello sviluppo o interferenza endocrina a dosaggi elevati.

Boscalid (Fungicida SDHI): L’EPA segnala “evidenze suggestive di cancerogenicità, ma non sufficienti per stimare un potenziale cancerogeno per l’uomo”, a causa di leggeri incrementi di tumori benigni alla tiroide riscontrati nei ratti esclusivamente a dosi talmente massicce da non costituire un rischio reale per l’uomo nell’uso agricolo. Non è considerato genotossico e in Europa non ha alcuna classificazione di pericolo legata al cancro.

Tebuconazolo (Fungicida Triazolo): La situazione di questa molecola è più complessa rispetto agli insetticidi, ma la distinzione scientifica resta netta. L’EPA statunitense ha classificato il tebuconazolo come cancerogeno di Gruppo C (“possibile cancerogeno per l’uomo”) poiché, durante i test di laboratorio a lungo termine, ha causato un aumento di tumori al fegato nei topi. Tuttavia, poiché questi tumori si sono sviluppati solo a dosaggi massicci e non ripetibili nei ratti o a dosi normali, l’IARC (l’Agenzia Internazionale per la Ricerca sul Cancro della sanità mondiale) non lo ha inserito nella lista dei principali cancerogeni certi per l’uomo, ritenendo il rischio pratico legato ai residui alimentari estremamente basso. In Europa, la vera restrizione che lo riguarda è legata alla classificazione come sospetto tossico per la riproduzione (H361d), motivo per cui è vigilato e candidato alla sostituzione, ma non per un rischio oncologico concreto nell’uomo.

I dati della ricerca scientifica, facilmente reperibili facendo una ricerca seria su internet e prendendo in esame testi autorevoli e certificati, dimostrano che nessuna delle molecole legalmente utilizzate e prescritte nei bollettini della corilicoltura è in grado di causare il cancro alle condizioni e alle dosi di applicazione previste dalla legge e non potrebbe essere altrimenti! Nessuno ministero, nessun ente, nessuna nazione civile potrebbe ammettere l’utilizzo di prodotti dannosi o potenzialmente per l’uomo. I dati epidemiologici invece evidenziano che, se esistono cause accertate per cui nella Tuscia alcuni tumori proliferano più che in altre province italiane, la responsabilità è da imputare innanzitutto a fattori geologici e naturali storicamente presenti nel territorio, e non all’agricoltura:

Il Radon: un gas radioattivo naturale che si sprigiona dai terreni di origine vulcanica e dal tufo, tipici della Tuscia. L’accumulo di questo gas all’interno delle abitazioni e dei luoghi chiusi rappresenta, secondo l’Istituto Superiore di Sanità, la seconda causa di tumore al polmone dopo il fumo di sigaretta.

L’Arsenico: un elemento chimico presente naturalmente nelle falde idriche locali a causa dell’attività vulcanica del sottosuolo. L’esposizione prolungata all’arsenico tramite l’acqua potabile è un fattore di rischio oncologico ampiamente documentato, per contrastare il quale le istituzioni hanno dovuto implementare complessi sistemi di potabilizzazione e dearsenificazione.

I dati scientifici e tossicologici ufficiali smentiscono categoricamente le tesi che collegano i trattamenti fitosanitari ai tassi di tumori nella Tuscia. Prima di lanciare affermazioni così gravemente diffamatorie nei confronti di una categoria di produttori che, tra mille difficoltà mantiene vivo e presidiato il territorio, è necessario informarsi per bene presso fonti autorevoli e basate su evidenze scientifiche e non lasciarsi suggestionare dall’opinione di chi prende posizione solo per ideologia.

Il presidente di Associazione Spontanea di Tutela Agricola Fernando Monfeli


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24 maggio, 2026

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