Lettere - Politica - Dal nodo parcheggi alla tutela del patrimonio storico, fino alla crisi della residenzialità nel centro storico - Il comitato di quartiere chiede interventi concreti e propone un fronte unitario per rilanciare la zona, simbolo della candidatura di Viterbo a Capitale europea della cultura 2033
Viterbo – Riceviamo e pubblichiamo – Parcheggi, pulizia, sicurezza e tutela del patrimonio architettonico e dei residenti: sono questi i principali temi discussi nella riunione del Comitato di Quartiere San Pellegrino, svoltasi giovedì 14 maggio 2026 presso presso la sala parrocchiale della chiesa di San Pellegrino.

Viterbo – Incuria nel centro storico al quartiere San Pellegrino
All’incontro hanno partecipato anche i consiglieri comunali Alvaro Ricci (Partito democratico) e Andrea Micci (Lega). Durante la riunione, è emerso in modo prepotente il tema dei parcheggi. I residenti del quartiere hanno sempre più difficoltà a trovare posti auto, essendo stato ridotto il loro numero.
A via delle Caprarecce non ci sono più quelli previsti e riservati a chi abita a San Pellegrino e non è stato risolutivo l’incontro con il capo dei vigili urbani che ha promesso di ripristinare i vecchi cartelli di sosta (riservata ai residenti), inspiegabilmente spariti, ma non avendo ancora posto in essere alcuna azione a riguardo.
D’altronde, il parcheggio delle Fortezze ha perso 80 posti auto. Dalla discussione viene fuori una situazione caotica nella quale chi può ne approfitta per fagocitare spazi di sosta per interessi privati mentre le autorità e le istituzioni girano lo sguardo dall’altra parte o favoriscono deliberatamente qualche attività alberghiera e imprenditoriale.

Viterbo – Degrado al quartiere San Pellegrino
A farne le spese sono i residenti che vedono restringere spazi e servizi a loro disposizione. C’è uno stato delle cose nel quale si osserva una combinazione di fattori negativi : dalle prepotenze di piccoli interessi privati, all’incuria dell’amministrazione, dall’incapacità di gestione istituzionale, all’assenza di interventi concreti e incisivi.
Il risultato è una condizione, in cui, nostro malgrado, prevalgono gli aspetti di abbandono e di degrado, che non si riesce ad affrontare per porre le premesse di una rinascita e di un rilancio del quartiere. Eppure, come riportano le cronache, per l’amministrazione comunale, teoricamente, è alta la considerazione di San Pellegrino. Infatti, il logo (o marchio) della campagna di presentazione di Viterbo a capitale europea della cultura 2033 riconosce e celebra l’importanza del quartiere.
Come si legge nel sito del comune di Viterbo, “il marchio prende forma a partire da tre elementi cardine – Quartiere San Pellegrino, Palazzo dei Papi e Macchina di Santa Rosa – rielaborati in un segno unitario, che richiama la “V” di Viterbo, simbolo di un’identità in evoluzione. Luoghi identitari che rappresentano una visione che abbraccia l’intera Tuscia sempre nell’ottica di un futuro condiviso, dove la ricchezza culturale locale diventa motore di dialogo e crescita per tutto il territorio”.

Viterbo – Quartiere San Pellegrino
Sicché, il quartiere San Pellegrino, insieme al palazzo dei Papi e alla macchina di Santa Rosa, si eleva a simbolo determinante la candidatura a capitale europea della cultura 2033 che non è solo di Viterbo ma, addirittura, dell’intera Tuscia. Da qui la domanda: sono previsti investimenti e interventi da parte del comune di Viterbo per colmare il divario tra valore riconosciuto del quartiere di San Pellegrino e lo stato in cui versa attualmente, per ridurre lo iato tra il dire e il fare?
Perché il problema è il seguente:
– nella zona del Palazzo dei Papi è previsto l’imponente progetto regionale del Borgo della Cultura che prevede una spesa per i lavori di quasi 36 milioni di euro. Inoltre, dal governo (Fondi Giubileo) sono stati stanziati 425mila euro per il restauro del pavimento cosmatesco della Cattedrale di San Lorenzo. In più, sono stati spesi 500mila euro per i restauro della Loggia dei Papi (Regione Lazio e Diocesi);
– la Macchina di Santa Rosa si rinnova ogni anno e l’appalto esecutivo (periodo 2024-28) ammonta a 1milione e 600mila euro ma la spesa solo per il 2025 è stata di 460mila euro a carico del comune di Viterbo;
– e nel quartiere di San Pellegrino? A tutt’oggi, sono previsti i lavori per il recupero della ex “Zaffera” per un valore di 1 milione e 800mila euro (Fondi FESR).
È un importo non trascurabile, che merita di essere evidenziato. Ma per proiettare il quartiere San Pellegrino in una dimensione nuova, riconnettendo la realtà attuale al valore dichiarato, occorre che il progetto della ex “Zaffera” sia un punto di partenza e non di arrivo. Per poter dare una svolta servono interventi strutturali sulla pavimentazione, sulla rimozione dei fili elettrici dalle facciate, sul restauro delle facciate stesse e sulle Torri medievali (etc etc).
Va dunque allineata l’azione amministrativa sul quartiere alla cifra simbolica quotata. Ma oltre la tutela del patrimonio storico e architettonico c’è anche quella dei residenti che sono asse portante e linfa della vita di San Pellegrino. In tutto il centro storico ci vivono migliaia di persone ma spesso questo dato viene colpevolmente dimenticato.
Per dare spazio a posizioni più attente ai problemi dei residenti, alla riunione del Comitato di quartiere hanno partecipato due esponenti della politica locale, Andrea Micci (Lega) e Alvaro Ricci (Partito democratico). Entrambi condividono l’esigenza di difendere e rafforzare la presenza di residenti nel centro storico e a San Pellegrino, elemento fondamentale della tenuta di questa zona decisiva della città.
Per raggiungere questo scopo, Alvaro Ricci propone che il comune di Viterbo investa 1 milione e 500mila euro in 3 anni facendosi carico di affitti a canone concordato, così da agevolare il ripopolamento nel centro storico. Si tratta di un progetto di housing sociale che in altre città storiche è stato portato avanti con successo. Ci vuole un accordo tra Regione, Ater e comune, rimarca.

Alvaro Ricci
Nel centro storico di Viterbo ci sono 1000 appartamenti non utilizzati in stato di completo abbandono. Secondo Alvaro Ricci si potrebbero favorire la ristrutturazioni delle case azzerando gli interessi sui mutui. Identica convinzione la esprime Andrea Micci che concorda con il rappresentante del Partito democratico sulle politiche pro residenzialità.
A suo parere, bisogna prendere atto della crisi in corso nel centro storico e non negarla. Per poter rilanciare la zona è necessario un approccio basato su 4 pilastri: politica abitativa, commercio, servizi, e eventi.
Per riportare in centro i residenti è necessario mettere a disposizione negozi e servizi di un certo tipo. Non è sufficiente favorire la residenzialità con una politica abitativa mirata. Senza servizi e negozi di prossimità, sostiene Micci, un eventuale ritorno di residenti sarebbe soltanto temporaneo.

Andrea Micci
Per non parlare, aggiunge un partecipante alla riunione, del fenomeno dello spacchettamento o frazionamento interno delle abitazioni dovuto alla conversione delle case in locazioni turistiche. Fenomeno che va monitorato giacché deve rispondere a precise e stringenti regole urbanistiche e catastali, potendo del resto rappresentare un ostacolo all’incremento di nuova residenzialità.
Giova, peraltro, far presente che il fatto di avere a Viterbo un “centro storico medievale integro e abitato” costituisce un aspetto qualificante la candidatura a capitale europea della cultura, come si legge nel documento a suo sostegno. Anche questo dossier della difesa della residenzialità, pertanto, mette alla prova la coerenza dell’amministrazione tra il suo operato e i concetti espressi.
Ma, la questione centro storico mette alla frusta tutta la politica viterbese che in tanti anni non è riuscita ad arginare degrado e crisi.
Data, quindi, l’impasse della politica, quale sarebbe, si chiedono i partecipanti alla riunione, lo strumento più efficace per tutelare residenzialità e patrimonio storico e architettonico di San Pellegrino e di tutto il centro storico?
Una delle soluzioni prospettate è quella della creazione di un comitato unico di tutto il centro storico. Un passo in avanti per realizzare un progetto unitario. Che per qualcuno potrebbe essere prodromico alla presentazione di una nuova lista civica dei residenti alle prossime elezioni comunali.
Carlo Lavalle
21 maggio, 2026