Viterbo – (sil.co.) – Vicini in guerra per cani e gatti, “gattaro” settantenne dei Cimini a processo per stalking davanti al giudice Carol Ruggiero. Presunta vittima la compagna del vicino, che nella primavera di due anni fa lo ha denunciato per molestie e minacce a lei e al compagno.
La donna, sporgendo querela, si è detta costretta a modificare le sue abitudini di vita, arrivando a cambiare casa e trasferirsi a Viterbo, a causa delle continue persecuzioni ai danni suoi e del compagno da parte dell’imputato, un 67enne che l’avrebbe spinta a temere per la sua stessa incolumità, procurandole crisi di panico e stato d’ansia.
Per l’uomo, in seguito alla denuncia, è scattato il divieto di avvicinamento alla parte offesa, una 44enne che si è costituita parte civile al processo con l’avvocato Giuliano Migliorati, mentre il 67enne è difeso dall’avvocato Remigio Sicilia.
C’entra il fatto che l’imputato sia un appassionato di gatti. Tra lui e la coppia, infatti, i dissidi sarebbero cominciati proprio per il continuo via vai di gatti nei pressi della loro abitazione, che avrebbero infastidito sia loro che i cani di loro proprietà, scatenando litigi sempre più violenti, sfociati anche in vere e proprie aggressioni fisiche.
Sarebbe successo il 30 marzo 2024, quando è stato chiesto l’intervento della polizia. Mercoledì in aula un agente ha ricostruito per sommi capi il contesto. Il 69enne, scendendo a piedi da una scalinata del centro dei Cimini dove vivevano le parti, avrebbe inveito già da lontano contro il compagno della parte offesa, poi lo avrebbe raggiunto, agitandogli una mano sotto il volto, per poi dargli una spinta.
Non è stato chiarito il movente, seppure sarebbe da collegare alle solite diatribe per cani e gatti, ma in base alle testimonianze, gli animi di entrambi sarebbero stati accesi.
Il processo è stato rinviato al prossimo autunno per sentire gli altri testimoni dell’accusa e sentire la versione dell’imputato.
Presunzione di innocenza
Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.
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