Viterbo – Riceviamo e pubblichiamo – Quando, spesso purtroppo, sentiamo di episodi di malasanità, ripensando al vecchio adagio per cui l’erba del vicino è sempre più verde, a volte scegliamo strutture e percorsi terapeutici lontani dalla nostra città.
Così è successo a me, che per rimuovere dei calcoli renali, mi sono rivolto ad una clinica di Perugia presso la quale mi è stata praticata una litotrissia extracorporea, le cui complicanze mi hanno costretto, dopo diversi giorni di continuo peggioramento, a ricorrere al pronto soccorso dell’ospedale S.Rosa.
Subito dopo il mio ingresso intorno alle dieci del mattino, un rapido ma nel contempo scrupoloso triage e i diversi esami ai quali sono stato tempestivamente sottoposto, hanno evidenziato la necessità urgente di un drenaggio ( nefrostomia ), che di fatto mi ha salvato il rene destro. Verso l’ora di pranzo dello stesso giorno, sono stato ricoverato per una degenza, che sarebbe durata diversi giorni, fino alla normalizzazione del quadro clinico e quindi alle dimissioni.
Durante questo percorso, ho avuto modo di apprezzare insieme a mia moglie (e non è certo la prima volta), la prontezza e la professionalità di tutto il personale sanitario e non, del servizio di accoglienza del pronto soccorso (credo pressoché un unicum nel panorama ospedaliero), fondamentale interfaccia informativa e di raccordo tra pazienti, familiari e sanitari interni.
Tuttavia, da quanto abbiamo avuto modo di vedere personalmente e di ascoltare, anche in precedenti occasioni da chi si trova in sala d’attesa, sarebbe auspicabile, quantomeno per limitare il verificarsi di spiacevoli situazioni, che fosse chiaro a tutti, auspicabilmente con una comunicazione ufficiale collocata in posizione ben visibile, chi è preposto a consentire, quando e se possibile, gli accessi al reparto, in quanto questi sembrano a volte amministrati arbitrariamente, magari per favoritismo, da chi talvolta anche in borghese, sembra non appartenere neanche al corpo sanitario.
Altrettanto doveroso, ritengo sia ringraziare il personale del reparto di Urologia e quello di Chirurgia Vascolare, che mi ha preso in carico sicuramente con la competenza e la perizia dei medici, ma anche attraverso l’opera gentile e nel contempo professionale del corpo infermieristico di cui ricordo con gratitudine la coordinatrice Anna, nonché Andrea, Agnese, Daiana, Fatima, Noemi, Renata e le oss Tiziana, Vittoria e Barbara.
Certamente non tutte le esperienze sono positive come la mia, tuttavia si è talmente abituati a vicende negative, che condividerne una a lieto fine può forse alimentare un po’ di speranza, che ci sia ancora qualcuno che, con passione e preparazione, nonostante i continui tagli e le numerose criticità che affliggono ciò che rimane del nostro Servizio Sanitario Nazionale, riesca a fornire al cittadino un servizio più che apprezzabile.
Alessandro Falesiedi
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