Viterbo – “È un traguardo straordinario che ci riempie di orgoglio, ma non è un miracolo improvviso”. Il professor Alberto Spinosa, presidente del corso di laurea in Giurisprudenza e del corso di laurea in Security and Human Rights dell’Università degli Studi della Tuscia, commenta così il primo posto dell’area giuridica Unitus tra le università pubbliche italiane nelle Scienze giuridiche.
Il risultato arriva dalla Valutazione della qualità della ricerca, il sistema nazionale che misura la qualità della produzione scientifica delle università e degli enti di ricerca. Nello stesso ciclo di valutazione, il dottorato di ricerca dell’area giuridica della Tuscia si è classificato secondo in Italia.
Per Spinosa è il riconoscimento di un percorso costruito negli anni, basato su collaborazione, giovani studiosi, qualità della didattica e legame con il territorio.
Professor Spinosa, l’area giuridica dell’Università della Tuscia è prima tra le università pubbliche italiane nelle Scienze giuridiche. Che significato ha questo risultato?
“È un traguardo straordinario che ci riempie di orgoglio, ma non è un miracolo improvviso. È il frutto di un lungo lavoro, costruito negli anni, e conferma la qualità di una comunità accademica che ha scelto di crescere puntando sulla collaborazione e sulla qualità”.
Nello stesso ciclo di valutazione, il vostro dottorato di ricerca si è classificato secondo in Italia. È un risultato che dà ancora più valore al primo posto?
“Assolutamente sì, i due risultati si completano a vicenda. Raccontano che la qualità non riguarda soltanto la ricerca già consolidata, ma anche la formazione delle nuove generazioni di studiosi. È il segnale di una comunità che riesce a costruire continuità, curando ogni aspetto formativo e scientifico”.
Ve lo aspettavate?
“Sapevamo di avere basi molto solide, perché i risultati degli ultimi anni sono sempre stati costantemente positivi. Però, in valutazioni di questo tipo, nulla è mai scontato. Accogliamo questo primato con grande soddisfazione, ma anche con il senso di responsabilità di chi vuole continuare a fare bene”.
Come si spiega il successo di una realtà giovane e a misura d’uomo come quella viterbese?
“Con quello che possiamo chiamare il modello Tuscia. Un modello basato sulla cooperazione più che sulla competizione interna, sulla valorizzazione delle idee e dei talenti, soprattutto dei più giovani. Abbiamo cercato di costruire un ambiente in cui le idee circolano, le responsabilità si condividono e i successi vengono percepiti come un patrimonio comune. È una cultura che nel tempo produce risultati molto concreti. La nostra dimensione non è un limite: è diventata una forza”.
Quanto conta il ruolo dei giovani in questo percorso?
“Conta moltissimo. Il corso di laurea in Giurisprudenza è attivo dal 2012 e questa storia recente ci ha permesso di costruire pratiche nuove, senza il peso di modelli troppo rigidi. I giovani studiosi qui trovano spazi di iniziativa, ascolto e responsabilità. Questo rende l’ambiente più dinamico e attrattivo”.
Ricerca e didattica vanno quindi di pari passo?
“Decisamente. La qualità della ricerca è la premessa indispensabile per poter svolgere una didattica di qualità, attenta alle esigenze degli studenti e capace di accompagnarli lungo tutto il loro percorso formativo. In un territorio come il nostro, questo aspetto ha anche un valore sociale molto forte”.
In che senso?
“L’università pubblica resta uno strumento fondamentale di crescita e mobilità sociale. Molti nostri studenti arrivano da contesti che non hanno una lunga tradizione universitaria e spesso conciliano studio e lavoro. Offrire loro qualità, occasioni e fiducia significa svolgere una funzione importante non solo accademica, ma anche civile e sociale”.
Uno degli aspetti più originali sembra essere l’equilibrio tra territorio e internazionalizzazione.
“È una caratteristica a cui teniamo molto. Non abbiamo mai pensato che radicamento locale e apertura internazionale siano in alternativa. Al contrario, crediamo che le due dimensioni si alimentino reciprocamente. Più siamo presenti nelle reti internazionali, più possiamo generare valore per il territorio. E più siamo radicati nel territorio, più la nostra voce diventa credibile anche all’esterno”.
Negli ultimi mesi avete promosso molte iniziative di rilievo. Che segnale danno?
“Danno l’idea di un’università aperta e vivissima. Solo negli ultimi mesi abbiamo fatto cose incredibili. Penso alla Giornata della Legalità, aperta dai messaggi del presidente della repubblica Sergio Mattarella e del commissario europeo alla Giustizia, e che ha ospitato il conferimento del dottorato honoris causa a Nicolas Guillou e Rosario Salvatore Aitala, giudici della Corte penale internazionale.
Oppure penso alla International Migration Conference, ormai giunta all’ottava edizione, vero e proprio punto di riferimento internazionale per gli studiosi del diritto delle migrazioni. E ancora al progetto Pills of Rights, dove i nostri docenti e dottorandi sono entrati nel carcere di Viterbo per dialogare con i detenuti, dando vita anche a un documentario su questo bellissimo progetto.
Da ultimo, come dimenticare che proprio in questi giorni si è chiusa a Viterbo la tredicesima edizione della conferenza annuale del Berkeley Center on Comparative Equality & Anti-Discrimination Law dell’Università della California, che ha radunato circa 200 studiosi e studiose da tutto il mondo attorno al tema Equality and Democracy in Challenging Times.
Tutte queste iniziative danno il segnale di un’università viva, capace di produrre sapere ma anche relazioni, confronto e impatto sociale. È questa l’idea che ci guida: non chiuderci solo sui libri, ma dialogare con le istituzioni, con le professioni, con la società”.
Qual è, in sintesi, la lezione che arriva oggi da Viterbo?
“Che l’eccellenza non dipende dalle dimensioni della città o da risorse infinite. Dipende dalla qualità delle relazioni umane, dalla capacità di fare squadra, di valorizzare i giovani e di lavorare insieme ogni giorno. Quando questo accade, anche una realtà giovane come la nostra può diventare un punto di riferimento per tutta Italia”.
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