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Politica - Dopo l'esito del voto a palazzo Gentili l'ex assessore Barelli interviene per ribadire la contrarietà all'intesa con i civici di Frontini che di fatto spacca il centrodestra

“Dopo Civita Castellana e la provincia, Forza Italia prepara la sconfitta anche a Viterbo?”

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Giacomo Barelli

Giacomo Barelli

Viterbo – Riceviamo e pubblichiamo – Non c’è due senza tre? Dopo la perdita di un comune importante come Civita Castellana e dopo il risultato delle ultime elezioni provinciali, una domanda sorge spontanea: Forza Italia Viterbo e il presidente della Provincia Alessandro Romoli stanno preparando anche la sconfitta del centrodestra alle prossime comunali di Viterbo?

Il titolo può sembrare ironico, ma la situazione lo è molto meno. Perché quando una classe dirigente inanella sconfitte, arretramenti e divisioni, il problema non può essere liquidato come un incidente di percorso. Diventa, al contrario, un tema politico serio. E chi ha responsabilità di guida dovrebbe avere almeno il coraggio di fermarsi, riflettere e chiedersi dove sta portando il centrodestra viterbese.

La linea politica seguita da Romoli e da una parte di Forza Italia nella Tuscia appare sempre più divisiva. Invece di costruire unità, sembra produrre fratture. Invece di allargare il campo, lo restringe. Invece di lavorare per un centrodestra forte, credibile e competitivo, finisce per alimentare contrapposizioni interne, personalismi e logiche di appartenenza che nulla hanno a che vedere con gli interessi dei cittadini.

I risultati, purtroppo, parlano chiaro. Civita Castellana, uno dei comuni più importanti della provincia, è stata persa. Alle provinciali Forza Italia non è uscita rafforzata, ma ridimensionata, passando da due consiglieri a uno. E oggi, invece di prendere atto della sconfitta politica, pare si voglia procedere con operazioni di palazzo per “aggiustare” il risultato.

Qui sta il punto più grave. È assolutamente ridicolo, e politicamente contrario allo spirito della democrazia, pensare di mascherare una sconfitta facendo dimettere un consigliere legittimamente eletto per far entrare un esponente del proprio partito. Sarà pure un’operazione tecnicamente possibile, ma politicamente resta una forzatura inaccettabile. Perché il voto, anche quando non piace, si rispetta. Non si corregge a tavolino. Non si manipola con alchimie interne. Non si piega alle esigenze di corrente o di partito.

Questo modo di fare politica è esattamente ciò che allontana i cittadini dalle istituzioni. Mentre le persone chiedono risposte sui problemi reali, dal lavoro alla sanità, dalle infrastrutture alla sicurezza, dalla vivibilità dei quartieri allo sviluppo economico, certa politica appare impegnata in tutt’altro: accordi interni, riposizionamenti, equilibri di potere, rese dei conti e tentativi di salvare la faccia dopo una sconfitta.

Ma Viterbo non può essere trattata come una scacchiera. Il centrodestra non può essere ridotto a un campo di battaglia tra ambizioni personali. E Forza Italia non può pensare di guidare processi politici importanti se la sua azione, anziché unire, finisce sistematicamente per dividere.

La domanda, allora, è inevitabile: dopo Civita Castellana e dopo le provinciali, la prossima sconfitta sarà Viterbo? Non c’è due senza tre? È questo il destino che qualcuno sta preparando per il centrodestra alle prossime comunali?

Sarebbe un errore gravissimo sottovalutare il problema. Le comunali di Viterbo si avvicinano e non si vincono con le manovre di palazzo. Non si vincono imponendo candidati, dividendo gli alleati o cercando di regolare conti interni. Si vincono con una proposta credibile, con una coalizione unita, con una classe dirigente capace di ascoltare la città e con un progetto serio per il futuro.

Per questo è necessario che qualcuno intervenga. Anche a livello nazionale. Perché quello che sta accadendo nella Tuscia non può essere derubricato a semplice dialettica locale. Qui si rischia di consegnare Viterbo agli avversari per colpa di una politica miope, divisiva e autoreferenziale. E se nessuno fermerà questa deriva, sarà poi inutile cercare colpevoli a giochi fatti.

Chi ha responsabilità politiche deve assumersi le proprie responsabilità. Non può continuare a presentare ogni sconfitta come una vittoria mancata per caso. Non può pretendere di correggere il voto con dimissioni pilotate. Non può chiedere unità dopo aver seminato divisioni. Non può invocare il centrodestra solo quando serve, salvo poi indebolirlo con scelte sbagliate.

Viterbo merita di più. Merita una politica seria, trasparente, rispettosa degli elettori e capace di mettere al centro la città, non le carriere dei singoli. Merita un centrodestra che sappia parlare ai cittadini, non soltanto ai tavoli romani o provinciali. Merita persone che costruiscano, non che dividano.

Per questo rivolgo un appello a tutti coloro che vogliono davvero bene a Viterbo: svegliamoci prima che sia troppo tardi. Le prossime comunali saranno decisive. Non possiamo permettere che la città venga danneggiata da una brutta politica fatta di personalismi, forzature e giochi di potere.

Chi ama Viterbo lavori da subito per costruire un’alternativa seria a questo metodo. Un’alternativa fondata sull’unità, sulla partecipazione, sul rispetto del voto e sull’interesse della città. Perché Viterbo non ha bisogno di alchimie di palazzo. Ha bisogno di buona politica.

Giacomo Barelli


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18 giugno, 2026

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