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Transizione energetica - L’intervento del sindaco al congresso nazionale di Aero, l’associazione delle energie rinnovabili in mare

Marco Piendibene: “Civitavecchia è pronta a candidarsi come polo di riferimento per l’eolico offshore”

di Simone Lupino
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Il sindaco di Civitavecchia Marco Piendibene

Il sindaco di Civitavecchia Marco Piendibene

Roma – “Civitavecchia è pronta a candidarsi come polo di riferimento per l’eolico offshore del paese”. Lo ha ribadito sabato il sindaco di Civitavecchia Marco Piendibene intervenendo a Roma all’assemblea nazionale di Aero, l’associazione delle energie rinnovabili offshore.

Nel corso del dibattito dedicato alle prospettive industriali dell’eolico in mare, il primo cittadino ha rivendicato la scelta compiuta dall’amministrazione comunale di sostenere apertamente questa tecnologia come occasione di rilancio economico e occupazionale per il territorio.

“Civitavecchia viene da una stagione molto lunga nella quale è stata un polo produttivo per il Paese basato quasi esclusivamente sulle fonti fossili – ha spiegato -. Per tanti anni la città ha ospitato tre centrali sul proprio territorio. La scelta che avevamo davanti era semplice: subire la transizione energetica oppure guidarla”.

Secondo Piendibene, la comunità locale ha già espresso il proprio orientamento a favore dell’eolico offshore. “Quando abbiamo presentato il programma elettorale avevamo scritto chiaramente che avremmo puntato su questa tecnologia. Se oggi amministriamo la città significa che i cittadini hanno condiviso questa impostazione”.

Nel suo intervento il sindaco ha collegato direttamente il futuro dell’offshore alla riconversione delle aree oggi occupate dalle attività legate al carbone.

Un passaggio dell’intervento è stato dedicato al futuro della centrale a carbone di Torrevaldaliga Nord. Piendibene ha criticato la scelta di mantenere la centrale ferma ma disponibile per eventuali esigenze del sistema elettrico nazionale, chiedendo invece di accelerarne lo smantellamento e la riconversione delle aree.

“Se voi mi chiedete una delle perplessità che il ministro Pichetto Fratin deve sciogliere, c’è quella di mantenere le centrali a carbone spente – ha affermato -. È una scelta anacronistica perché si tratta di impianti che sono ormai dinosauri dal punto di vista delle caratteristiche tecniche. Erano centrali pensate per la produzione di base e avevano bisogno di 36-48 ore per entrare in esercizio da freddo. Oggi evidentemente non sono più necessarie”.

“Lo smantellamento della centrale è il primo passo – ha affermato -. Oggi una centrale spenta non dà lavoro. Invece la bonifica e la riconversione possono creare occupazione e preparare il territorio alle nuove attività industriali”.

L’obiettivo indicato dal sindaco è trasformare il porto di Civitavecchia in uno dei principali hub italiani per l’assemblaggio e la logistica legata all’eolico offshore, affiancando altri scali già coinvolti nello sviluppo della filiera come Taranto e Augusta.

“Civitavecchia non è in competizione con gli altri porti – ha spiegato -. Il paese ha bisogno di più hub industriali perché la filiera sarà molto ampia. Non è detto che chi assembla debba essere anche chi produce i componenti. Serve una rete nazionale capace di conquistare spazi industriali che oggi sono ancora disponibili”.

Il sindaco ha poi lanciato un appello al governo affinché vengano garantite regole stabili e tempi autorizzativi certi per gli investimenti.

“Chi investe deve sapere quanto dura una procedura di valutazione ambientale e quali saranno le condizioni economiche. Le imprese hanno bisogno di certezze”.

Tra le richieste avanzate anche quella di differenziare con maggiore chiarezza i meccanismi di sostegno tra eolico onshore, eolico offshore fisso ed eolico offshore galleggiante, tecnologie che presentano costi e caratteristiche molto diverse.

Infine Piendibene ha sollevato il tema del ruolo dei porti. Secondo il sindaco, le autorità portuali mettono a disposizione ampie superfici per le attività di assemblaggio e movimentazione delle componenti dell’eolico offshore, ma senza ottenere oggi adeguati ritorni economici.

“Se vogliamo che l’Italia creda davvero in questa filiera – ha concluso – occorre costruire un sistema che valorizzi anche il contributo dei porti. È un servizio che viene reso al paese e deve essere riconosciuto”.

Simone Lupino


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15 giugno, 2026

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